November 24, 2017

Startup e lingua inglese, senza l’inglese non si può avere successo

 

Gli imprenditori del futuro ma anche quelli attuali se vogliono creare e gestire un azienda di successo che possa produrre un redditizio business non solo all’interno dei propri confini nazionali o all’estero devono possedere assolutamente un ottima padronanza della lingua inglese. Per esempio possiamo notare come in Italia un e-commerce multilingua ha un numero di vendite e di guadagni nettamente superiore rispetto ad uno realizzato esclusivamente in Italiano, poiché risulterà infinitamente più semplice poter comunicare con i clienti stranieri.

Così per avere successo e per non rischiare di rimanere tagliati fuori sempre più imprenditori decidono di partire per l’Inghilterra e seguire un corso specializzato presso la famosa scuola di inglese a Cambridge. Cambridge è la famosa città situata poco distante da Londra ove risiedono i più prestigiosi college di tuta l’Inghilterra e qui si trova anche una delle più importanti scuole specializzate nell’insegnamento dell’inglese agli allievi stranieri.

In questa scuola è possibile seguire un corso adatto alle proprie caratteristiche di apprendimento, sostenendo prima un esame attitudinale che stabilisce l’effettivo livello dello studente e lo destina poi alla classe e al percorso di studio a lui più adatto. Le classi sono composte da 14 allievi provenienti da ogni parte del mondo, in modo da facilitare l’interazione sociale parlando esclusivamente in inglese. E’ possibile inoltre usufruire  di un incredibile quantità di materiale didattico attraverso la fornitissima biblioteca e durante la settimana è possibile svolgere delle visite guidate presso le più importanti città dell’Inghilterra o europee, come Amsterdam e Parigi.

Presso questa scuola è possibile seguire un percorso di apprendimento standard, in cui si impareranno tutte le principali regole della lingua inglese, oppure dei percorsi specializzati al conseguimento delle più importanti certificazioni internazionali o dell’apprendimento dell’English Business, insomma, per ogni esigenza di apprendimento esiste l’ideale corso di inglese a Cambridge.

Cambridge è una cittadina che può essere considerata come uno dei maggiori centri culturali dell’isola britannica, non solo per la presenza dei college più prestigiosi e rinomati del mondo, ma anche per le numerose attrattive storiche presenti, come i musei di Sedgwickche in cui viene mostrata la storia degli ultimi 550 milioni di anni della terra, o il Fitzwilliam Museum, ove sono presenti le opere appartenenti ai pittori più famosi del Rinascimento. Sono presenti anche una serie di monumenti davvero unici come il grande orologio Grasshopper Clock oppure il suggestivo ponte che attraversa il fiume Cam, il Bridge of Sight e tante altre attrazioni che spiegano il perché tante persone scelgono di studiare l’inglese a Cambridge.

Un  percorso di studio specializzato e adatto al proprio livello di apprendimento, una citta che viene considerata come la capitale della cultura inglese e la vicinanza con una delle più grandi città del mondo, Londra, rendono perfetta la scelta di seguire un corso di inglese a Cambridge.

Adoroletuefoto.it: intervista a Marco Govoni

 

Abbiamo incontrato Marco Govoni e gli abbiamo chiesto di parlarci della sua startup Adoroletuefoto.it.

 

Ci riassumi in poche righe chi sei e il tuo percorso professionale prima del lancio della startup?


Ho sempre lavorato come commerciale nel mondo delle telecomunicazioni, prima come venditore, poi come responsabile di area. Da un paio d’anni sono passato al Marketing, occupandomi nello specifico di trade marketing e social marketing. Avendo una forte passione per la fotografia, ho realizzato un’idea che avevo in mente, applicando tutte le competenze acquisite in ambito professionale e personale. E’ nato quindi adoroletuefoto.it.

Cosa fa e quale problema risolve la tua startup?
Il mio progetto è un semplice sistema automatico di contest fotografici online, “guidato” da un Timer che scandisce tutte le fasi della “gara”. In pratica ho portato sul web ciò che è fatto su riviste, club, e siti di fotografia e in molte pagine Facebook. Con due ingredienti nuovi: il Timer, appunto, e – oltre alla giuria “popolare” (ovvero tutti gli utenti) – una giuria di qualità, di fotografi professionisti. Per questo il nuovo claim è “i tuoi contest fotografici, la tua scuola di fotografia”
Adoroletuefoto.it non risolve nessun problema: anzi.. forse li crea! Le critiche, i suggerimenti, le classifiche, a volte sono “difficili” da digerire, e come a scuola, i brutti voti bruciano.

Quale modello di business per la tua startup?
Il modello di business è atipico, in quanto il team è composto da persone che contribuiscono al progetto per passione, ma tutti hanno un lavoro “vero”. Questo ha reso necessario, dal punto di vista organizzativo, definire e distribuire le competenze in maniera orizzontale, fare in modo che i membri del progetto potessero sostituirsi a vicenda in molte delle operazioni di routine. Dal punto di vista strategico, invece, il progetto nasce su Facebook, che diventa la piattaforma di lancio, tramite la fanpage, dove per quasi un anno testiamo il meccanismo dei contest fotografici. Nasce anche il blog (piattaforma Posterous), Twitter, la pagina Flickr – che raccoglie tutte le foto vincitrici dei contest – e il canale Vimeo, che contiene tutti i video realizzati per promuovere l’idea. E’ una chiara strategia che utilizza le piattaforme social per veicolare poi l’utente sul sito principale. La leva distintiva è riuscire a coinvolgere un pool di fotografi professionisti che facciano da “giuria super partes” durante le votazioni e aiutino la “massa” con i loro consigli. Per questo la chiamiamo “scuola di fotografia”. Infine, il progetto prevede di non avere pubblicità sul sito: è una scelta coraggiosa e pericolosa, che “brucia” risorse economiche ogni giorno, ma che ha l’obiettivo di porre al centro le fotografie. Gli unici ricavi, attuali, sono quelli derivanti dalla sottoscrizione dell’abbonamento Premium da parte degli utenti, che è stato tenuto volutamente molto basso, per ridurre al massimo la barriera all’acquisto.

 

 Fabio Borroni

 

Chi sono i tuoi competitor e quali soluzioni innovative adotta?
Mi piace dire che i nostri competitor sono i siti per eccellenza di fotografia, Flickr, 500px, in primis. Ma non è vero: in realtà, il nostro modello non ha eguali nel web. Sì, ci sono alcuni siti che propongono contest fotografici online, ma nessuno è strutturato con un Timer e una giuria Master. A brevissimo – entro Marzo – saranno implementate alcune nuove funzioni, che sanciranno ancora di più la vocazione di “scuola di fotografia” oltre ad introdurre alcune piccole features che… nessun altro sito propone! Sembra impossibile, ma ci sono oggi ancora piccole richieste degli utenti che i più grandi siti di photosharing non soddisfano. Qualità è ciò che vogliamo vendere. Qualità è ciò che vogliamo che i nostri clienti comprino. E’ questo il nostro obiettivo.

 


Simone Soldà

 

Ci descrivi il settore nel quale si muove la tua startup e le occasioni che tu ritieni ci siano da cogliere?
Il settore è quello della fotografia. Il tutto avviene però sul web. Quindi le occasioni da cogliere vanno cercate sia in ambito fotografico che in eventi web dedicati alle nuove community. Sarebbe molto bello poter partecipare a workshop fotografici, presentazionidi nuovi prodotti di produttori di hardware per fotografi, ecc

 

 

Chi sono i tuoi soci in questa impresa? 
Non ci sono soci in questa fase. Anche per questo il nostro business model è atipico. Il team che ha sviluppato e segue il progetto è formato, oltre che da me: Fabio Borroni (LOOOL srl), responsabile del team di sviluppo del sito, Simone Soldà che segue i test software e si occupa della gestione clienti e mi coadiuva nelle scelte strategiche, Roberto Ferrini, supporto gestione clienti, test user experience, ovvero ci aiuta nel “semplificare le cose”, Vera Carbone per le traduzioni, Laura Caselli per i testi. Aggiungo anche Cinzia Iacovelli– blog writer – e Daniele Zanotti – cha ha curato il merchandising per test di campagne adv offline.
Quali risorse hai impegnato per partire in questa impresa?
Personali. Ho investito esclusivamente per la progettazione e la realizzazione del sito, con Fabio e la sua squadra, per la realizzazione del logo che – a mio avviso – è un’opera d’arte (grazie al team Senape.org), ed in varie attività di marketing su facebook. Tutto il resto del team è composto da volontari, mossi dall’entusiasmo di creare qualcosa di nuovo.
Di quali risorse avresti bisogno per portare a regime la startup?
Abbiamo già una stima molto precisa di quante risorse economiche servirebbero per realizzare la versione 2.0 di adoroletuefoto.it, e renderlo qualcosa di ancora più innovativo ed unico. C’è già un piano dettagliato, con timing preciso.
A quali Angel o Venture Capital ti sei rivolto e con quali risultati?
Ancora nessuno è troppo presto. Siamo online dall’8 ottobre e stiamo preparando un pitch per presentarci al meglio. Indicativamente tra marzo ed aprile inizieremo le attività di presentazione: stiamo raccogliendo utenti, feedback, clienti e generando una community. Questo per noi è il miglior modo per presentarci.
Da qui a 3 anni cosa potrebbe diventare la tua startup e che numeri e fatturati potrebbe sviluppare?


Bella domanda! Dipende molto dall’opportunità di trovare le risorse per implementare la versione 2.0. In questo caso, potremmo veramente posizionarci ai massimi livelli, tra Flickr e 500px: non abbiamo ancora fatto stime, forse più per scaramanzia, ma di certo parliamo di numeri oggi inimmaginabili. Anche perché il nostro mercato di riferimento è il consumer, nel settore fotografia. Chi non ha una macchina fotografica oggi ?

 
Indicaci le tue fonti di informazione sul mondo delle startup e dell’impresa in modo da condividerle con i lettori.
Conosciamo pochissimo dell’ambiente delle startup. Ci stiamo affacciando ora a questo mondo, perché fino a ieri il focus era solo sullo sviluppo del progetto e il coinvolgimento degli utenti. Una delle risorse principali è sicuramente il Gruppo Italian Startup Scene su facebook.
Startup italiane che segui con interesse
Sinceramente devo dire che reputo la maggior parte delle startup che vedo troppo focalizzate su business b2b e che quindi non mi interessano (per limiti miei ovviamente!). Oppure su business già esistenti e coperti in parte da Facebook o G+ . Una che mi piace veramente è airbnb.com, ottima idea e ben realizzata. Ma da profano, la domanda è: è una startup ??
Settori (oltre al tuo) da tenere in considerazione in futuro e dove ti piacerebbe muoverti per una eventuale tua prossima startup.
Certamente il mondo del food. Ho in mente un progetto ma… non c’è il tempo 😉

 
Elenca un po’ di cose di getto su cosa hai imparato facendo la tua startup 


La cosa principale è il customer focus. Mettersi nei panni del cliente ed ascoltarlo. Pensare come lui. Solo così si potrà capire se l’idea funzionerà. E poi, entusiasmo, tanto entusiasmo. Queste semplici regole, un retaggio della mia storia da “commerciale”, rimangono sempre valide.


DATI
Data di ideazione: Gennaio 2011
Data di lancio: sabato 8 ottobre 2011 ore 10:00 (fuso di Roma)
Soci: Marco Govoni
Visite al sito: 450k pageview/mese (dati solo dei primi 3 mesi) /13k utenti unici/mese
Dove è ubicata: Bologna/Ferrara/Cesena/Milano
Notti passate a costruire… non si contano
Dipendenti: nessuno
Fatturati: troppo presto…

Uqido: intervista a Pier Mattia Avesani

 

Abbiamo incontrato Pier Mattia Avesani e gli abbiamo posto un po’ di domande sulla sua startup: Uqido.
Ci racconti qualcosa di te e del tuo percorso professionale che ti ha portato al lancio di Uqido?
Mi chiamo Pier Mattia Avesani e sono cofondatore e General Manager di Uqido Srl.
Ho studiato Informatica Multimediale presso l’Università di Verona ed è proprio in questo Ateneo che è iniziata la mia avventura da startupper. Allo studio universitario ho infatti affiancato questo ambizioso progetto imprenditoriale e nel 2009 – nel pieno della mia carriera universitaria – ho lanciato la prima installazione pilota del sistema Uqido presso le Segreterie dell’Università.
Prima di fondare l’azienda nel 2010 ho collaborato con Darkside Studio per la realizzazione di progetti multimediali di computer grafica e con diverse società internazionali di cui sono stato consulente informatico.

 

 

Cosa fa e quale problema risolve la tua startup?
Uqido nasce per risolvere il problema delle code e delle sale d’attesa, delle problematiche che purtroppo affliggono la maggiore parte delle strutture pubbliche e parte di quelle private del nostro Paese. Con Uqido gli utenti ed i clienti possono invece evitare la coda ed eliminare le perdite di tempo prenotando il proprio turno e ricevendo aggiornamenti in tempo reale sull’avanzamento della coda via semplici sms di testo.
Forti dei traguardi raggiunti nel 2011 (abbiamo chiuso importanti contratti con aziende ospedaliere e dei trasporti), stiamo ora mettendo a punto una nuova linea di prodotti studiata per i grandi marchi. In questo caso l’sms diventerà un ulteriore canale a disposizione dei brand per coinvolgere i propri clienti in esperienze a valore aggiunto.

Quale modello di business adotta Uqido?
Uqido prevede la vendita di pacchetti di sms verso i propri clienti e in alcuni casi un costo di attivazione una tantum del sistema.

 
Chi sono i tuoi competitor cosa ha in più di Uqido?
Uqido è la prima azienda del mercato italiano ad avere sviluppato un soluzione elimina-code che utilizza una tecnologia alla portata di tutti come l’sms. Con Uqido è possibile infatti prenotarsi in qualsiasi momento alla coda di ufficio pubblico o di un’attività commerciale: ci si può registrare via sms, una volta arrivati davanti allo sportello, o anche qualche giorno prima da casa, comodamante dalla propria poltrona, sempre utilizzando un sms o via web. Senza code ed attese, la persona non deve fare altro che presentarsi quando sarà effettivamente il suo turno.
Uqido crea così un network di persone connesse via mobile al centro in servizio o all’attività commerciale.

Abbiamo deciso di portare i benefici di questa innovazione a più persone possibili ed ecco perchè la scelta dell’sms, una tecnologia semplice, con una curva di adozione veloce e dal costo competitivo. Abbiamo inoltre sviluppato una APP per permettere alle persone tecnologicamente più avanzate di prenotare il proprio turno, ma la consideriamo un accessorio aggiuntivo per differenziare la nostra offerta di prodotto. I nostri principali competitor sono i produttori di display e totem che hanno iniziato a produrre delle soluzioni similari ma che in realtà non liberano ancora le persone dal disagio delle code.

Un ulteriore punto che ci contraddistingue dai nostri competitor è il fatto che il nostro sistema si basa su una avanzata tecnologia brevettata frutto di studi e ricerche nel campo logistico e statistico che è in grado di definire in maniera esatta quando è il nostro turno allo sportello.

 

 

Ci descrivi il settore nel quale si muove la tua startup?
Uqido opera nel settore dei controllo di accessi fisici professionali automatizzati, un mercato business to business costituito da soluzioni high-tech.
E’ sotto gli occhi di tutti come il progresso tecnologico abbia portato immensi benefici in moltissimi settori tranne in quello della gestione dei flussi di utenza: se 10 anni fa code ed attese prolungate venivano tollerate, oggi non è più così. La mancanza di comunicazione ed informazione alle persone in coda sono percepite come sintomi di disorganizzazione ed inefficienza. E’ arrivato dunque il momento di fare qualcososa per permettere alle persone di riacquistare il tempo che ogni giorno perdono in coda.
Sono diverse le iniziative che dimostrano come vi sia bisogno di un tale cambiamento: dal progetto “Mettiamoci la faccia” promosso da Renato Brunetta per garantire uno strumento di rilevazione della customer satisfaction nella PA, a quello “Salta la fila” dell’INPS che prevede la digitalizzazione e telematizzazione di molti servizi entro Luglio 2012.
Si diffondono dunque sempre di più la necessità ed il clima per favorire il mercato di servizi elimina-code come il nostro.

 

Chi sono i tuoi soci in questa impresa? 
Uqido sta crescendo nell’incubatore tecnologico M31, dove trova le professionalità e le competenze per portare avanti il progetto imprenditoriale.
Alcuni dei soci di Uqido fanno parte di questo ecosistema manageriale, tra questi: Ruggero Frezza, Presidente di M31 che supporta con i suoi know how e network la nostra startup, e Fabio d’Alessi – CTO di M31 e amministratore della divisione R&D – che ci sostiene e supporta con la sua grande esperienza nel campo IT.
Il team di soci conta anche Alberto Silletti – Phd e co-fondatore, quotidianamente impegnato nel mantenimento del sistemo e nello sviluppo di nuove funzionalità.
Quest’anno abbiamo inoltre chiuso il secondo round di investimento con l’ingresso di due nuovi soci, due imprenditori seriali del Nord-Est d’Italia.

 

 

 

Quali risorse hai impegnato per partire in questa impresa?
Come tutti i progetti imprenditoriali, Uqido ha richiesto moltissime energie: io ed il mio socio Alberto Silletti abbiamo dato tutto il nostro tempo, la nostra forza e passione per far sì che l’idea non rimanesse un puro sogno ma diventasse una realtà aziendale concreta, capace di portare un’innovazione reale nel mercato.
Ovviamente il lancio ha richiesto anche un investimento economico inziale che è servito a registrare l’impresa ma in questo si sono affiancati da subito anche i soci che, come noi, volevano credere e crescere Uqido.

 

Di quali risorse avresti bisogno per portare a regime la startup?
Uqido ha ormai una linea di prodotti costituita da soluzioni elimina-code per strutture pubbliche ed attività commerciali. Ad oggi ciò che servirebbe sono una forte spinta commerciale capace di promuovere sul mercato le nostre soluzioni ed un maggiore investimento nella parte del marketing per mettere a punto la nuova linea di prodotti del 2012.

 
A quali Angel o Venture Capital ti sei rivolto e con quali risultati?
Il successo del progetto pilota ha convinto da subito diversi investitori a credere in noi. Primo fra tutti è stato M31, l’incubatore tecnologico di Padova che si sta rivelando un ottimo ecosistema dove crescere il nostro progetto.
A seguire hanno deciso di investire nel progetto altri due imprenditori, innamorati dalla qualità dell’infrastruttura Uqido e delle potenzialità del progetto.

 

Da qui a 3 anni cosa potrebbe diventare la tua startup e che numeri e fatturati potrebbe sviluppare?
Sono passati 2 anni dalla costiuzione di Uqido e possiamo ritenerci soddisfatti perchè già nel secondo anno di attività siamo riusciti a chiudere importanti contratti con Attività Commerciali e grandi Società che hanno deciso di utilizzare i nostri prodotti per gestire la propria clientela ed utenza. Tra questi alcuni nomi di rilievo sono ACTV, ULSS e ENI. Con quest’ultimo progetto inoltre abbiamo superato i confini nazionali giungendo nel mercato internazionale, un bel passo avanti per la nostra stratup.
Sulla scia di questi successi e tenendo conto il prossimo lancio di nuove linee di prodotto legate al settore del mobile marketing, prevediamo di chiudere il 2015 con un forecast di diversi milioni.

 
Indicaci le tue fonti di informazione sul mondo delle startup e dell’impresa in modo da condividerle con i lettori.
Seguo con molto interesse il flusso di informazioni che circola intorno al mondo delle startup. In particolare, seguo e partecipo alle conversazioni del gruppo Facebook Italian Startup Scene ed alla community Startup Business lanciata da Emil Abirascid.
Immancabili tra i miei feed ci sono poi HackerNews e Mashable.
Per lasciarsi ispirare consiglio invece il Tumblr di Startup Quote.
Startup italiane sulle quali investiresti oggi o che segui con sana invidia?
Quando un uomo è innamorato della propria donna, la Pamela Anderson o la Jennifer Lopez di turno non possono nulla al confronto. Stessa cosa per una Startup 🙂

 

Settori (oltre al tuo) da tenere in considerazione in futuro e dove ti piacerebbe muoverti per una eventuale tua prossima startup.
Il settore degli Open Data e il Crowd Sourcing sono dei campi esplorati ancora molto superficialmente, le vere potenzialità devono ancora emergere.

 
Elenca un po’ di cose di getto su cosa hai imparato facendo la tua startup e che vuoi condividere con i lettori.
Inutile dire che sono cresciuto molto in questi ultimi anni e che ho imparato moltissime cose.

Quello che ho imparato non è che un centesimo di quello che ancora imparerò, se ora posso dare due spunti direi:
per implementare un’idea di business bisogna davvero metterci anima e corpo, e crederci fino in fondo anche quando a guidare la nave sei da solo;
non bisogna vincolare la felicità al raggiungimento di un obiettivo. E’ importante essere felici mentre si cerca di raggiungere la meta. Sembra una frase retorica ma ci tengo a sottolineare questo concetto perchè il percorso da startupper conta anche molti obiettivi non raggiunti.

 

Un po’ di numeri su Uqido:

Data di ideazione: 2009
Data di lancio: 2010
Dove è ubicata: Padova, all’interno dell’incubatore tecnologico M31

Mangatar: intervista a Raffaele Gaito

 

Abbiamo incontrato Raffaele Gaito e gli abbiamo chiesto un po’ di cose sulla sua startup Mangatar.

 

Ci riassumi in poche righe chi sei e il tuo percorso professionale prima del lancio di Mangatar?
Mi sono laureato in informatica all’Università di Salerno con una tesi in Islanda nel campo dell’intelligenza artificiale. Ho fatto ricerca (e pubblicato) proprio nell’ambito degli avatar. Terminata l’università mi sono lanciato direttamente in un’esperienza imprenditoriale autonoma e ho fondato una piccola azienda di software con altri 4 amici (sviluppavamo app per iOS e web app in ambito B2B). La cosa è durata pochissimo perché mentre era in corso quella esperienza è venuta fuori l’idea di mangatar che alla fine ha preso il sopravvento. Abbiamo mollato tutto e ci siamo spostati li.

 

Cosa fa e quale problema risolve la tua startup?
Quando si parla di giochi, e di entertainment in generale, mi è sempre difficile rispondere alla domanda “quale problema risolve?”. Preferisco metterla sul piano che vogliamo affrontare alcune delle necessità più profonde dell’uomo: il bisogno di socializzare, il bisogno di giocare, il bisogno di liberare la propria creatività.
La nostra risposta a queste tre esigenze è un browser game. Un gioco di ruolo dove l’aspetto sociale e la creatività del giocatore sono elementi fondamentali.

 

Raffaele Gaito

 

Quale modello di business adotterete per monetizzare Mangatar?
Stiamo lavorando su più fronti. In ordine di importanza: freemium per gli utenti (giocano gratis, pagano per le funzionalità premium e i virtual goods); in-game advertising per gli inserzionisti (possono offrire degli elementi “griffati” per gli avatar); licenze del nostro generatore di avatar.

 

Avete dei competitor e cosa ha in più la tua soluzione?
Competitor ce ne sono tantissimi. Nomi che fanno paura solo a sentirli pronunciare. Sicuramente Zynga è il leader in questo settore. Poi ci sono tante altre realtà importanti come Gameforge, PopCap, Travian, ecc., molte delle quali sono europee.
Ci differenziamo sui due aspetti che citavo sopra: la socialità, la creatività. Il gioco è completamente immerso in un ambiente sociale e le dinamiche stesso richiederanno la costante interazione tra gli utenti. Per quanto riguarda la creatività, abbiamo un generatore di avatar (che è sicuramente uno dei nostri punti di forza) attraverso il quale l’utente potrà creare i propri personaggi che poi impiegherà nel gioco.

 

 

Ci descrivi il settore nel quale si muove la tua startup?
Il settore è quello dei browser game, in generale, e dei social game, in maniera più specifica. Penso che uno dei vantaggi di questo settore sia il fatto di non essere a somma zero. Le più recenti ricerche svolte nell’ambito dei browser game confermano che i giocatori sono abituati a giocare a più giochi contemporaneamente e, soprattutto, a spendere per diversi di essi. Questo significa che c’è spazio per le novità, nonostante la presenza dei colossi.

 

Chi sono i tuoi soci in questa impresa? 
Siamo in 5: Andrea Postiglione web design e CEO, Enrico Rossomando web developer; Michele Criscuolo mobile developer; Alfredo Postiglione fumettista; poi ci sono io che mi occupo dello sviluppo web e di business development.

 

Andrea Postiglione

 

 

Enrico Rossomando

 

Michele Criscuolo

 

Alfredo Postiglione

 

 

Quali risorse hai impegnato per partire in questa impresa?
Per adesso tutto il necessario è stato messo dai 5 fondatori, sia in termini di tempo/sviluppo che in termini strettamente economici.

 

Di quali risorse avresti bisogno per portare a regime la startup?
Penso che per un prodotto di questo tipo sia importante il momento nel quale chiedi i soldi e il motivo per il quale li chiedi. Il gioco, una volta completato, permetterà all’azienda di fatturare in tempi molto brevi. Ovviamente un intervento di un capitale esterno aiuterebbe tanto sia nell’accorciare i tempi di sviluppo che sulla velocità con la quale il prodotto scala.
Comunque, se vuoi sapere la cifra, la stima che ci siamo fatti è di 250.000 €.

 

Da qui a 3 anni cosa potrebbe diventare la tua startup e che numeri e fatturati potrebbe sviluppare?
Puntiamo a diventare un importante player nel settore dei browser game a livello mondiale. L’idea è di iniziare con un singolo gioco per poi dare il via ad una serie di giochi targati mangatar.
Puntiamo ad avere 2,5 milioni di utenti il primo anno e 9 milioni dopo 3 anni.

 

 

Indicaci le tue fonti di informazione sul mondo delle startup
Ce ne sono tanti. In ordine sparso ti dico i primi che mi vengono in mente: techcrunch, mashable, the next web, all things digital, gigaom, lifehacker, venturebeat…
Il tutto condito da tanto facebook e, soprattutto, tanto twitter.

 

Startup italiane sulle quali investiresti oggi 
Uhm…anche qui ce ne sono diverse. Nel settore dei giochi mi piace molto GoWar (mobile game geolocalizzato), in generale, invece, mi intrigano molto StereoMood (streaming musicale) e Urlist (content curation). Di tutte e tre le startup ho conosciuto personalmente i team in vari eventi sparsi per la penisola.

 

 

Settori (oltre al tuo) da tenere in considerazione in futuro e dove ti piacerebbe muoverti per una eventuale tua prossima startup
Sembrerà un’ovvietà ma dico content curation. Ci sono tante startup promettenti e il settore è molto in fermento. Poi da un po’ sono in fissa con pinterest quindi…

 

Elenca un po’ di cose di getto su cosa hai imparato facendo la tua startup e che vuoi condividere con i lettori 
Panico! Sono appena all’inizio di questo percorso e non penso di essere in grado di dare suggerimenti…dico giusto un paio di cose che ho imparato e di cui faccio tesoro:
Il networking è fondamentale: puoi fare anche la cosa più figa del mondo ma se non hai modo di farla conoscere non serve. Quindi partecipare a gruppi facebook, andare ad eventi del settore, stare in contatto con altri startupper, ecc., sono una delle cose da non sottovalutare mai. Ti potrebbe capitare di conoscere uno sconosciuto oggi e dopo un anno è il tuo più grande partner!
Non innamorarti della tua idea: se necessario dovrai modificarla e riadattarla alle esigenze del mercato o dei tuoi utenti. A volte anche in maniera consistente. A volte anche ripetutamente.

 

Intervista a La3TV.

Mangatar in numeri

Data di ideazione: fine 2010
Data di lancio: Ottobre 2011
Soci: 5
Dove è ubicata: Salerno
Viaggi da Salerno verso Milano: tanti

Sportilia: intervista a Nicola Biffi

 

Abbiamo incontrato Nicola Biffi e gli abbiamo chiesto di parlarci della sua startup: Sportila.com.

 

Ci riassumi in poche righe chi sei e il tuo percorso professionale prima del lancio della tua startup Sportilia?

Mi chiamo Nicola Biffi, laureato all’EMIT (Economics and Management of Innovation and Technology) in Bocconi, chitarrista, maestro di sci ma soprattutto grande sostenitore delle nuove tecnologie e della loro capacità di migliorare il nostro stile di vita. Attualmente CEO di uSport, la società che sviluppa ogni giorno il progetto Sportilia.

 

Cosa è e quale problema risolve la tua startup?

Sportilia migliora la propria esperienza sportiva grazie a Sportilia.com

La community Sportilia.com permette di trovare le partite in zona, di organizzarne di nuove e di creare un vero e proprio profilo sportivo personale. La possibilità di partecipare a classifiche, di votare gli altri giocatori, ma soprattutto di assegnare awards e commenti rende l’esperienza ancora più social e divertente. Per ora è un social network dedicato al calcio, in futuro è previsto di accogliere anche gli appassionati di altri sport.

Sportilia REC è un sistema di video recording real time su supporto USB direttamente installato a bordo campo che permette di soddisfare diverse necessità: da quelle più tecniche degli allenatori come il raccogliere materiale video per l’analisi tattica della propria squadra, a quelle più narcisistiche di poter postare sul proprio profilo Facebook l’azione in cui si segna in rovesciata.

 

Qual è il modello di business di Sportilia?

Il nostro cliente è il centro sportivo. La vendita dei sistemi Sportilia REC è il primo canale di revenues, segue la vendita di gestionali (chiamati Sportilia MANAGER) che permettono di semplificare e migliorare la gestione del centro e di ogni genere di competizione (dal piccolo torneo di 8 squadre al campionato nazionale, come nel caso della serie bwin cup, di cui siamo partner tecnici)

Chi sono i tuoi competitor e cosa ha in più la tua soluzione per poter competere nel settore?

Sportilia REC non ha competitor diretti, mentre di community dedicate al calcio ce ne sono molte, soprattutto in Italia. Credo che i più di 39 mila giocatori iscritti ci preferiscano ad altri siti per diversi fattori: dalla presenza degli awards e dei grafici “PES style”, alle classifiche più approfondite di ogni altro, ma soprattutto per la possibilità di avere sconti esclusivi in numerosi centri sportivi che gestiscono con noi le loro disponibilità.

 

in quale settore si muove Sportilia e quali occasioni ritieni ci siano da cogliere?

Lavoriamo nel settore dello sport, ed in particolare in quello dell’impiantistica sportiva. Si tratta di un mercato molto particolare: dal lato della domanda (chi pratica sport) c’è una grande attenzione alle nuove tecnologie e al web, basti considerare l’altissimo numero di blog e forum sportivi, mentre dalla parte dell’offerta i gestori dei centri sportivi sono solitamente poco attenti all’innovazione, in particolare connessa ad internet. Questo gap crea innumerevoli possibilità di business: una community che permetta ai giocatori di organizzare partite, un software per migliorare la gestione ed un sistema di telecamere installate direttamente sui campi sono le idee che abbiamo sviluppato noi, ma ce ne sono sicuramente molte altre.

 

 

 

Chi sono i tuoi soci in questa impresa? 

Durante i miei studi mi han sempre detto che è più importante avere un team di primissimo livello e una buona idea piuttosto che avere tra le mani un progetto rivoluzionario sviluppato da collaboratori mediocri. Son pienamente d’accordo: lavoro ogni giorno con persone competenti e motivate che han permesso a Sportilia di raccogliere in questi pochi mesi importanti risultati. Ve li presento molto volentieri uno ad uno:

Stefano Baccianella: dall’alto del suo dottorato di ricerca e la sua laurea in informatica all’università di Pisa guida il reparto tecnico con grande dedizione.

Gianpaolo Di Nino: Sportilia Manager è nato e cresciuto grazie ai suoi codici, i complimenti che ci riservano i gestori dei centri sportivi vanno attribuiti tutti a lui.

Lorenzo Marcon: segue lo sviluppo di Sportilia.com. Il suo lavoro è ogni giorno sotto gli occhi di migliaia di giocatori, non si può permettere il minimo errore, ma fortunatamente la sua attenzione ai dettagli ci fa dormire sonni tranquilli
Davide Ortona: se dovessi dare un nome alla community, la chiamerei Davide. Conosce tutti quanti, organizza insieme ai giocatori partite, tornei e addirittura campionati.
Paola Piatti: è la nostra immagine. Se Sportilia.com ogni giorno diventa sempre più bello ed usabile e solo e soltanto merito suo.
Marco Rossi: ama excel. È difficile da concepire ma il mondo è bello perché è vario. Da lui passano i Marketing plan, i modelli su cui si basa il nostro business model e tutta la comunicazione.
Alessandro Tortorici: il migliore amico di tutti i gestori dei centri sportivi. È lui l’anima commerciale di Sportilia.

 

Quali risorse ti sono servite per far partire il progetto?

Il più grande investimento è stato sicuramente il decidere di lavorare per un anno full time gratuitamente sul progetto. Condividere il mio appartamento per poter lavorare tutti insieme prima di poter permetterci un ufficio ha permesso di ridurre i costi all’osso, tanto da farci bastare il conferimento iniziale per poter arrivare al primo fund raising con l’ingresso di importanti Business Angels

 

Di quali risorse avresti bisogno per portare a regime Sportilia?

Secondo quanto previsto dal nostro Business Plan potrebbero bastare 200k per poter eliminare ogni problema di liquidità. Ci sono comunque valori scalabili, quali marketing e personale, che permetterebbero una crescita più rapida e un rischio operativo dell’iniziativa ridotto in caso di investimenti più importanti.

 

 

 

A quali Angel o Venture Capital ti sei rivolto e con quali risultati?

Dopo il mio pitch al Working Capital di Roma nel 2010 (in cui presentavo DoveGiocare.it, uno dei “padri” di Sportilia) ho ricevuto diverse chiamate ed email da Angel e VC. Ho dialogato con molti di loro, molti interessati al progetto e mi son seduto a discutere riguardo ai term sheet con una dozzina tra Angels e VC. Mi son sempre fermato durante la stesura dei diritti di veto che volevano imporci e l’inserimento di ulteriori clausole “tutte italiane” (nel senso che dei documenti standard internazionali raramente si vedevano). Infine ho trovato un pool di Angel di primissimo livello (Partner McKinsey, Director PwC, AD Cerved, AD ESCP) che, oltre alla liquidità necessaria, hanno apportato competenza, capacità, network fondamentali per la nostra attività.

 

Da qui a 3 anni cosa potrebbe diventare la tua startup e che numeri e fatturati potrebbe sviluppare.

Le variabili in gioco sono innumerevoli, ma da buon CEO ho creato un business plan a 3 anni che continuamente aggiorno. Il fatturato previsto sarà di 1,7 milioni di euro con una community che avrà superato 500.000 iscritti. Saremo presenti su più sport e avremo ormai internazionalizzato da un anno. Fra tre anni vedremo insieme quanto ci sono andato vicino.

 

Indicaci le tue fonti di informazione sul mondo delle startup e dell’impresa in modo da condividerle con i lettori.

La maggior parte delle informazioni le raccolgo dal mio network personale. Mi piace comunque partecipare a gruppi facebook dedicati (Italian Startup Scene tra gli altri) o leggere news e interviste su siti come startupper.it e www.startupblognetwork.it.

 

Startup italiane sulle quali investiresti oggi o che segui con sana invidia

Ce ne sono molte che propongono progetti molto interessanti. Te ne voglio citare due: Tiwi, che con Beautiful Lab sono ormai di casa a Sky e Xplored, che è stata tra le prime a capire quanto possa essere importante l’advertising legato alle app mobile ludiche. Sia Nicola di Tiwi che Davide di Xplored li conosco personalmente e so quanto si divertono a portare avanti il loro lavoro. Credo che questo sia fantastico.

 

Settori (oltre al tuo) da tenere in considerazione in futuro e dove ti piacerebbe muoverti per una eventuale tua prossima startup

Mi divertirebbe cimentarmi nella ricerca di forme nuove ed originali di advertising. Siamo arrivati alla saturazione: siamo bombardati di messaggi pubblicitari in ogni momento della giornata. Ora la sfida è capire come differenziarsi, come colpire l’attenzione del cliente senza essere invasivo.

 

Elenca un po’ di cose di getto su cosa hai imparato facendo la tua startup e che vuoi condividere con i lettori

 

Ci sarebbero infiniti consigli da dare raccolti dalla mia esperienza e dai miei errori, mi limiterò a quelli che reputo i tre principali, già sentiti, ma proprio per questo da tenere sempre a mente:

1) Focalizzatevi sulle unfulfilled need, non innamoratevi del proprio progetto ma cercate sempre e comunque di capire cosa vuole realmente il mercato.

2) Quando vi lanciate in un progetto, create un team che copra le principali competenze. L’outsourcing può essere un’opportunità se gestita da qualcuno interno al team competente sul tema, altrimenti i problemi saranno dietro l’angolo.

3) Condividete la vostra idea con più gente possibile, discuterne vi permetterà di capire quanto è realmente sostenibile il vostro progetto e come si può affinare. Non credete che la gente sia pronta a rubarvi l’idea, pure geniale che sia, e se proprio non vi fidate, esistono gli nda.

Simplicissimus Book Farm: intervista ad Antonio Tombolini

 

Ho conosciuto Antonio Tombolini più di 10 anni fa durante la realizzazione di Internet si Ricomincia, un libro di interviste alle startup che rinascevano dopo la bolla di internet del 2001. La sua startup, Esperya.com, era (dalle sue parole) “una bottega online di cose buone da mangiare e da bere, difficili da trovare“. Poi nella società entrò il Gruppo L’Espresso e da lì un lento declino. Un vero peccato, chissà cosa potrebbe essere oggi Esperya…

Tombolini ci parla della sua nuova azienda Simplicissimus Book Farm, lanciata oramai da diversi anni, che opera nel settore dell’editoria digitale e ci dice la sua su questo promettente settore.

 

 

Ciao Antonio, per i pochi che bazzicano il web e non ti conoscono, ci riassumi in poche righe chi sei e il tuo percorso professionale prima del lancio di Simplicissimus Book Farm?

Mi chiamo Antonio Tombolini e ho quasi 52 anni. Dirigente d’azienda fino al 1997, anno in cui mi sono innamorato di internet e ho avviato la mia prima startup: Esperya.com, una bottega online di cose buone da mangiare e da bere, difficili da trovare. Ho ceduto l’azienda a Kataweb (Gruppo L’Espresso) nel 2002, che a quel che ne so l’ha poi ceduta (sostanzialmente portandola ahimé alla chiusura) ad un gruppo della grande distribuzione alimentare. Nel 2004 ho iniziato a interessarmi della transizione al digitale dell’editoria, che non era ancora avvenuta, ma visto quello che era successo alla musica e stava succedendo al cinema mi sembrava logico dovesse accadere. Così nel 2006 ho fondato Simplicissimus Book Farm, di cui sono ora amministratore delegato.

 

Cosa fa Simplicissimus Book Farm?

L’editoria, in tutti i suoi segmenti (alcuni prima altri dopo, ma il fenomeno interessa tutti i segmenti dell’editoria) sta iniziando a vivere la travagliata e inevitabile fase del passaggio dalla carta al digitale. Tutti i mestieri dell’editoria vanno reinterpretati e necessitano di nuovi strumenti: se vuoi fare l’autore, l’agente, l’editore, il distributore, il libraio, direi perfino “il lettore” (ovvero l’utente finale) hai bisogno di competenze e di strumenti diversi da quelli che hai usato fino ad oggi, basati sul concetto di prodotto editoriale = prodotto stampato. La nostra azienda offre a tutti gli attori della filiera, a tutti quelli che vogliono giocare un ruolo nel gioco dell’editoria digitale, le migliori competenze e i migliori strumenti di produzione, distribuzione, vendita, fruizione di contenuti digitali editoriali. Competenze e strumenti pronti e disponibili “out of the box”, pronti per l’uso, perché le chance in questo mercato nascente non resteranno lì a lungo.

 

 

Quale modello di business ha Simplicissimus Book Farm?

Pur mantenendo una certa variabilità e flessibilità in relazione ai diversi clienti e ai diversi servizi, il nostro modello di riferimento è il revenue sharing: forniamo un servizio scommettendo sul suo successo insieme al nostro cliente. Se funziona il cliente spende e guadagnamo anche noi. In questo modo abbattiamo qualsiasi barriera all’ingresso nell’editoria digitale, incoraggiando tutti a provare e sperimentare, senza troppe paure.

 

Chi sono sono oggi i vostri principali competitors?

Ci piace, visto quel che ho detto sopra, definirci “enablers”: il nostro obiettivo è fornire a tutti e a ciascuno i migliori strumenti per fare il loro mestiere. Per questo la nostra strategia competitiva (e di competitors in questo mercato ce ne sono un sacco, da quelli globali alla Amazon, Apple, Google, a quelli locali in ogni singolo paese, da noi IBS, lafeltrinelli, ecc…) è una strategia di… non competizione! “Turning competitors into customers”, questo è il nostro motto: trasformare i nostri potenziali competitors in clienti. Amazon ha bisogno di contenuti da vendere per il suo Kindle? Noi gli forniamo il 40% dei titoli italiani disponibili attraverso la nostra piattaforma STEALTH, così come facciamo con tutte le altre librerie online. Feltrinelli ha bisogno di un ebook reader con connettività che consenta a chi lo compra di comprare ebook dallo store Feltrinelli senza dover passare dal pc? Noi forniamo a Feltrinelli la soluzione integrata hardware/software per soddisfare questa esigenza. E così via. Non a caso tutti i principali attori del mercato editoriale globale e nazionale sono ormai nostri clienti o nostri fornitori, e spesso tutte e due le cose.

 

 

Ci descrivi il settore nel quale opera Simplicissimus Book Farm e le occasioni che tu ritieni ci siano da cogliere?

Il settore è quello dell’editoria, e dei suoi segmenti: la lettura da tempo libero (fiction e non-fiction, romanzi e saggistica, per semplificare); i quotidiani e le riviste; i cosiddetti “enhanced books”, i libri “arricchiti” grazie al digitale, con larga importanza assegnata a contenuti non testuali e interattivi; la scuola; la manualistica professionale; la pubblicistica aziendale… Insomma, qualsiasi cosa si sia basata sino ad oggi sulla stampa su carta si trova da un lato a dover fare i conti con la insostenibilità economica e ambientale della filiera della carta; dall’altro a dover sperimentare le opportunità che la transizione al digitale offre.

 

Chi sono i tuoi soci in questa impresa? 

Certo: oltre al sottoscritto si tratta di altre 6 “persone fisiche”, privati investitori ma soprattutto amici, dei quali due, Luca Paravicini e Marco Croella, collaborano direttamente con me nella gestione dell’impresa. Oltre ad essi, dal febbraio 2010, annoveriamo tra i soci il quinto gruppo editoriale italiano per dimensioni, Giunti Editore, che ha acquisito il 20%.

 

 

Quali risorse hai impegnato per partire in questa impresa?

Facile rispondere “tutte quelle disponibili”, sia in termini di tempo che di denaro. Non c’è alternativa a questo. Non credete a chi dice che si può avviare una startup seria, una vera azienda, come se fosse un “dopolavoro”, tenendo il piede in due scarpe. Non funzionerà. Meglio allora non partire affatto, come raccomando a molti, finché non ci si sente sufficientemente tranquilli di volerlo fare sul serio. Al di là di questo, in termini strettamente finanziari, abbiamo complessivamente raccolto 1,2 milioni di € da parte degli attuali soci a partire dal 2006, e stiamo per lanciare un nuovo financing round da 5 milioni di euro finalizzato ad un salto dimensionale e geografico per espandere la nostra offerta su scala globale.
Di quali risorse avresti bisogno per portare a regime la startup?

Un’azienda che opera in un mercato così nuovo ed esso stesso allo stato nascente non è mai propriamente a regime: si tratta di mercati in fortissima crescita, e per coglierne le opportunità occorre tenerne il passo. Questo significa che la raccolta dei fondi necessari non è un evento una tantum, ma un’attitudine permanente che l’imprenditore deve far propria nella gestione aziendale.

 


Nella crescita dell’azienda ti sei rivolto a qualche Business Angel o Venture Capital?

Finora a nessuno, tutti gli investimenti sin qui raccolti sono arrivati attraverso relazioni personali dirette. Il round di raccolta fondi che stiamo avviando, per la sua entità, forse poco si presta ad un approccio “Angel”, ed è già più adatto ad un approccio VC (anche se parliamo ancora di piccole cifre, in quell’ottica). Confesso che stiamo cercando noi stessi di farci un’idea degli interlocutori più adatti, saprò dirne di più tra qualche mese, probabilmente 🙂

 

Potresti farci una previsione di crescita da qui a 3 anni e che fatturati potrebbe sviluppare la tua azienda?

Non mi piace l’abuso dell’espressione “vogliamo diventare leader…” che sa di retorica trita e ritrita. Vogliamo che quello che sappiamo fare, e che riteniamo di fare bene come finora il mercato sta dimostrando, possa raggiungere nuovi mercati e conquistarsi nuovi clienti in misura molto significativa. Tradotto in numeri pensiamo di poter realisticamente puntare, facendo leva sui tassi di crescita del mercato e sulla internazionalizzazione della nostra offerta, ad un fatturato di 100-150 milioni di Euro entro il 2015.

 

Ci puoi indicare le tue fonti di informazione sul mondo delle startup e dell’impresa?

Darne il dettaglio mi richiederebbe troppo tempo. Si tratta soprattutto di blog di imprenditori e di investitori, la rete ne è piena e molti sono di gran valore. Per essere meno evasivo suggerirei a chi vuole di seguirmi via Twitter @tombolini, perché è da lì che condivido tutti i link che ritengo più significativi.

 


Quali sono le startup italiane sulle quali investiresti oggi o che segui con sana invidia?

Di invidia non sono capace: la vita mi ha insegnato a gioire per i successi di quelli che stimo, come e più che se fossero miei successi. Oggi investirei su Clipperz.com, un’applicazione per la gestione password che mi ha salvato la vita più di una volta, e di cui ho voluto conoscere i fondatori: Marco Barulli e Giulio Cesare Solaroli. Al di là di come l’applicazione funziona oggi (e funziona alla grande!) ho ascoltato i loro progetti di sviluppo e ne sono molto molto interessato.

 

Settori (oltre al tuo) da tenere in considerazione in futuro e dove ti piacerebbe muoverti per una eventuale tua prossima startup.

Ce ne sono due, spero che dicendoli così in pubblico non me li rubino prima che possa metterci le mani io 😉
Il primo è un mio vecchio amore: il vino. Ci sono ormai tanti produttori che vendono il loro vino online. Ma l’appassionato non vuole comprare sempre lo stesso vino, sempre dallo stesso produttore. L’appassionato è curioso, vuole provare questo e quello, vuole conoscere le storie dei produttori, dei vini, dei loro territori, vuole fare scoperte che vanno al di là delle guide ufficiali. Insomma, quello che manca è una vera enoteca online, ben fornita, ben fatta, e animata da un vero appassionato capace di fare ricerca per cantine e per produttori, e di raccontarne le storie e i prodotti come si deve. C’è una wine-community in rete che non aspetta altro. Se la cosa interessasse qualche investitore, mi mandi una mail 🙂

Il secondo settore è quello della bicicletta: ci sono ormai molti fattori, che non sto qui ad elencare, che vanno tutti nella direzione di un forte rilancio di questo veicolo antico ma allo stesso tempo formidabile e modernissimo. E in diversi settori: da quelli più scontati del tempo libero e dello sport, a quelli da noi meno usuali della vita quotidiana, la bici migliore per andare in ufficio e girare in città per fare la spesa, portare a scuola e riprendere i bambini, o quella “da carico” per gestire i trasporti nei centri storici ecc…
E’ pensando a questo che col mio amico Marco Barulli (che ho conosciuto per Clipperz.com, vedi sopra) ho intanto avviato un sito, Ciclourbano.it, per cominciare a osservare il fenomeno. Un sito che – chissà – magari un giorno diventerà un’impresa…
Ci puoi elencare po’ di cose di getto su cosa hai imparato facendo la tue startup?

Non sono bravo nel compilare decaloghi. So che sono di moda e attirano molto, ma non ci riesco, mi dispiace 🙂

 

 

Simplicissimus Book Farm in cifre

Data di ideazione: 2004-2005

Data di lancio: 2006

Soci:  80% fondatore e privati investitori; 20% Giunti Editore

Visite al sito:

80mila susimplicissimus.it,

140mila su ultimabooks.it,

70mila su sbfnarcissus.com,

quindi complessivamente 290mila unici.

A questi andrebbero aggiunti gli utenti delle app iOS (ultima kiosk e altre).

Dove è ubicata: Sede legale e ufficio commerciale a Milano; sede operativa a Loreto (AN)

Dipendenti: 13

Fatturati: Ecco quelli relativi alla “fase 2” della startup (nella fase 1 abbiamo venduto hardware per finanziare gli investimenti sulla programmazione e costruzione dei servizi, che abbiamo cominciato a vendere nella fase 2, la “vera” startup, a partire dal 2009):

2009: 80mila euro;

2010: 400mila euro;

2011: 900mila euro.

Stimati 2012: 2,5 milioni euro.