November 17, 2017

Google Ventures investe in Europa sulle startup

100 milioni di dollari è la cifra che Google Ventures ha deciso di investire nelle startup europee. A Mountain View vogliono “investire nelle migliori idee dei migliori imprenditori europei per aiutarli a realizzarle“, parola di Bill Maris, il numero uno di Google Ventures che attraverso questi investimenti punterà a moltiplicare sempre più i propri rendimenti finanziari.

Google Ventures è un progetto di BigG nato nel 2009 per contribuire allo sviluppo e alla realizzazione dei piccoli progetti che meritano di essere sviluppati e portati avanti. A Mountain View non ci mettono solo i soldi, ma forniscono alle startup anche assistenza di pico tecnico, commerciale e logistico mettendo a disposizione ingegneri, esperti di marketing e così via. In questi 5 anni Google Ventures ha coinvolto oltre 250 realtà negli Stati Unitied ora vorrebbero fare altrettanto anche in Europa perchè visto che credono che “la scena startup europea abbia un enorme potenziale“. Basta vedere la lista delle startup supportate da Google per capire su chi “abbia deciso di puntare” Google in questi anni. Uno fra tutti Nest, poi acquisita nel 2014 per 3,2 miliardi di dollari, il cui Co-fondatore Matt Rogers ha dichiarato che “Google Ventures ci ha fornito una quantità enorme di competenze, ha contribuito con il marketing online che ha direttamente portato ad un aumento del traffico al nostro sito“.

I vertici di Mountain View hanno evidenziato sul Sito Ufficiale di Google Ventures di aver visto nuove imprese interessanti che stanno emergendo a Londra, Parigi, Berlino e nelle regioni nordiche europee. E magari troveranno terreno fertile anche in Italia….. quindi se avete una buona idea questo è il momento di tirarla fuori. Ad esempio se avete una startup che propone software antivirus in vendita online potreste far gola a BigG  visto che il tema della sicurezza informatica è ogni giorno sempre più importante.

 

 

Adoroletuefoto.it: intervista a Marco Govoni

 

Abbiamo incontrato Marco Govoni e gli abbiamo chiesto di parlarci della sua startup Adoroletuefoto.it.

 

Ci riassumi in poche righe chi sei e il tuo percorso professionale prima del lancio della startup?


Ho sempre lavorato come commerciale nel mondo delle telecomunicazioni, prima come venditore, poi come responsabile di area. Da un paio d’anni sono passato al Marketing, occupandomi nello specifico di trade marketing e social marketing. Avendo una forte passione per la fotografia, ho realizzato un’idea che avevo in mente, applicando tutte le competenze acquisite in ambito professionale e personale. E’ nato quindi adoroletuefoto.it.

Cosa fa e quale problema risolve la tua startup?
Il mio progetto è un semplice sistema automatico di contest fotografici online, “guidato” da un Timer che scandisce tutte le fasi della “gara”. In pratica ho portato sul web ciò che è fatto su riviste, club, e siti di fotografia e in molte pagine Facebook. Con due ingredienti nuovi: il Timer, appunto, e – oltre alla giuria “popolare” (ovvero tutti gli utenti) – una giuria di qualità, di fotografi professionisti. Per questo il nuovo claim è “i tuoi contest fotografici, la tua scuola di fotografia”
Adoroletuefoto.it non risolve nessun problema: anzi.. forse li crea! Le critiche, i suggerimenti, le classifiche, a volte sono “difficili” da digerire, e come a scuola, i brutti voti bruciano.

Quale modello di business per la tua startup?
Il modello di business è atipico, in quanto il team è composto da persone che contribuiscono al progetto per passione, ma tutti hanno un lavoro “vero”. Questo ha reso necessario, dal punto di vista organizzativo, definire e distribuire le competenze in maniera orizzontale, fare in modo che i membri del progetto potessero sostituirsi a vicenda in molte delle operazioni di routine. Dal punto di vista strategico, invece, il progetto nasce su Facebook, che diventa la piattaforma di lancio, tramite la fanpage, dove per quasi un anno testiamo il meccanismo dei contest fotografici. Nasce anche il blog (piattaforma Posterous), Twitter, la pagina Flickr – che raccoglie tutte le foto vincitrici dei contest – e il canale Vimeo, che contiene tutti i video realizzati per promuovere l’idea. E’ una chiara strategia che utilizza le piattaforme social per veicolare poi l’utente sul sito principale. La leva distintiva è riuscire a coinvolgere un pool di fotografi professionisti che facciano da “giuria super partes” durante le votazioni e aiutino la “massa” con i loro consigli. Per questo la chiamiamo “scuola di fotografia”. Infine, il progetto prevede di non avere pubblicità sul sito: è una scelta coraggiosa e pericolosa, che “brucia” risorse economiche ogni giorno, ma che ha l’obiettivo di porre al centro le fotografie. Gli unici ricavi, attuali, sono quelli derivanti dalla sottoscrizione dell’abbonamento Premium da parte degli utenti, che è stato tenuto volutamente molto basso, per ridurre al massimo la barriera all’acquisto.

 

 Fabio Borroni

 

Chi sono i tuoi competitor e quali soluzioni innovative adotta?
Mi piace dire che i nostri competitor sono i siti per eccellenza di fotografia, Flickr, 500px, in primis. Ma non è vero: in realtà, il nostro modello non ha eguali nel web. Sì, ci sono alcuni siti che propongono contest fotografici online, ma nessuno è strutturato con un Timer e una giuria Master. A brevissimo – entro Marzo – saranno implementate alcune nuove funzioni, che sanciranno ancora di più la vocazione di “scuola di fotografia” oltre ad introdurre alcune piccole features che… nessun altro sito propone! Sembra impossibile, ma ci sono oggi ancora piccole richieste degli utenti che i più grandi siti di photosharing non soddisfano. Qualità è ciò che vogliamo vendere. Qualità è ciò che vogliamo che i nostri clienti comprino. E’ questo il nostro obiettivo.

 


Simone Soldà

 

Ci descrivi il settore nel quale si muove la tua startup e le occasioni che tu ritieni ci siano da cogliere?
Il settore è quello della fotografia. Il tutto avviene però sul web. Quindi le occasioni da cogliere vanno cercate sia in ambito fotografico che in eventi web dedicati alle nuove community. Sarebbe molto bello poter partecipare a workshop fotografici, presentazionidi nuovi prodotti di produttori di hardware per fotografi, ecc

 

 

Chi sono i tuoi soci in questa impresa? 
Non ci sono soci in questa fase. Anche per questo il nostro business model è atipico. Il team che ha sviluppato e segue il progetto è formato, oltre che da me: Fabio Borroni (LOOOL srl), responsabile del team di sviluppo del sito, Simone Soldà che segue i test software e si occupa della gestione clienti e mi coadiuva nelle scelte strategiche, Roberto Ferrini, supporto gestione clienti, test user experience, ovvero ci aiuta nel “semplificare le cose”, Vera Carbone per le traduzioni, Laura Caselli per i testi. Aggiungo anche Cinzia Iacovelli– blog writer – e Daniele Zanotti – cha ha curato il merchandising per test di campagne adv offline.
Quali risorse hai impegnato per partire in questa impresa?
Personali. Ho investito esclusivamente per la progettazione e la realizzazione del sito, con Fabio e la sua squadra, per la realizzazione del logo che – a mio avviso – è un’opera d’arte (grazie al team Senape.org), ed in varie attività di marketing su facebook. Tutto il resto del team è composto da volontari, mossi dall’entusiasmo di creare qualcosa di nuovo.
Di quali risorse avresti bisogno per portare a regime la startup?
Abbiamo già una stima molto precisa di quante risorse economiche servirebbero per realizzare la versione 2.0 di adoroletuefoto.it, e renderlo qualcosa di ancora più innovativo ed unico. C’è già un piano dettagliato, con timing preciso.
A quali Angel o Venture Capital ti sei rivolto e con quali risultati?
Ancora nessuno è troppo presto. Siamo online dall’8 ottobre e stiamo preparando un pitch per presentarci al meglio. Indicativamente tra marzo ed aprile inizieremo le attività di presentazione: stiamo raccogliendo utenti, feedback, clienti e generando una community. Questo per noi è il miglior modo per presentarci.
Da qui a 3 anni cosa potrebbe diventare la tua startup e che numeri e fatturati potrebbe sviluppare?


Bella domanda! Dipende molto dall’opportunità di trovare le risorse per implementare la versione 2.0. In questo caso, potremmo veramente posizionarci ai massimi livelli, tra Flickr e 500px: non abbiamo ancora fatto stime, forse più per scaramanzia, ma di certo parliamo di numeri oggi inimmaginabili. Anche perché il nostro mercato di riferimento è il consumer, nel settore fotografia. Chi non ha una macchina fotografica oggi ?

 
Indicaci le tue fonti di informazione sul mondo delle startup e dell’impresa in modo da condividerle con i lettori.
Conosciamo pochissimo dell’ambiente delle startup. Ci stiamo affacciando ora a questo mondo, perché fino a ieri il focus era solo sullo sviluppo del progetto e il coinvolgimento degli utenti. Una delle risorse principali è sicuramente il Gruppo Italian Startup Scene su facebook.
Startup italiane che segui con interesse
Sinceramente devo dire che reputo la maggior parte delle startup che vedo troppo focalizzate su business b2b e che quindi non mi interessano (per limiti miei ovviamente!). Oppure su business già esistenti e coperti in parte da Facebook o G+ . Una che mi piace veramente è airbnb.com, ottima idea e ben realizzata. Ma da profano, la domanda è: è una startup ??
Settori (oltre al tuo) da tenere in considerazione in futuro e dove ti piacerebbe muoverti per una eventuale tua prossima startup.
Certamente il mondo del food. Ho in mente un progetto ma… non c’è il tempo 😉

 
Elenca un po’ di cose di getto su cosa hai imparato facendo la tua startup 


La cosa principale è il customer focus. Mettersi nei panni del cliente ed ascoltarlo. Pensare come lui. Solo così si potrà capire se l’idea funzionerà. E poi, entusiasmo, tanto entusiasmo. Queste semplici regole, un retaggio della mia storia da “commerciale”, rimangono sempre valide.


DATI
Data di ideazione: Gennaio 2011
Data di lancio: sabato 8 ottobre 2011 ore 10:00 (fuso di Roma)
Soci: Marco Govoni
Visite al sito: 450k pageview/mese (dati solo dei primi 3 mesi) /13k utenti unici/mese
Dove è ubicata: Bologna/Ferrara/Cesena/Milano
Notti passate a costruire… non si contano
Dipendenti: nessuno
Fatturati: troppo presto…

Uqido: intervista a Pier Mattia Avesani

 

Abbiamo incontrato Pier Mattia Avesani e gli abbiamo posto un po’ di domande sulla sua startup: Uqido.
Ci racconti qualcosa di te e del tuo percorso professionale che ti ha portato al lancio di Uqido?
Mi chiamo Pier Mattia Avesani e sono cofondatore e General Manager di Uqido Srl.
Ho studiato Informatica Multimediale presso l’Università di Verona ed è proprio in questo Ateneo che è iniziata la mia avventura da startupper. Allo studio universitario ho infatti affiancato questo ambizioso progetto imprenditoriale e nel 2009 – nel pieno della mia carriera universitaria – ho lanciato la prima installazione pilota del sistema Uqido presso le Segreterie dell’Università.
Prima di fondare l’azienda nel 2010 ho collaborato con Darkside Studio per la realizzazione di progetti multimediali di computer grafica e con diverse società internazionali di cui sono stato consulente informatico.

 

 

Cosa fa e quale problema risolve la tua startup?
Uqido nasce per risolvere il problema delle code e delle sale d’attesa, delle problematiche che purtroppo affliggono la maggiore parte delle strutture pubbliche e parte di quelle private del nostro Paese. Con Uqido gli utenti ed i clienti possono invece evitare la coda ed eliminare le perdite di tempo prenotando il proprio turno e ricevendo aggiornamenti in tempo reale sull’avanzamento della coda via semplici sms di testo.
Forti dei traguardi raggiunti nel 2011 (abbiamo chiuso importanti contratti con aziende ospedaliere e dei trasporti), stiamo ora mettendo a punto una nuova linea di prodotti studiata per i grandi marchi. In questo caso l’sms diventerà un ulteriore canale a disposizione dei brand per coinvolgere i propri clienti in esperienze a valore aggiunto.

Quale modello di business adotta Uqido?
Uqido prevede la vendita di pacchetti di sms verso i propri clienti e in alcuni casi un costo di attivazione una tantum del sistema.

 
Chi sono i tuoi competitor cosa ha in più di Uqido?
Uqido è la prima azienda del mercato italiano ad avere sviluppato un soluzione elimina-code che utilizza una tecnologia alla portata di tutti come l’sms. Con Uqido è possibile infatti prenotarsi in qualsiasi momento alla coda di ufficio pubblico o di un’attività commerciale: ci si può registrare via sms, una volta arrivati davanti allo sportello, o anche qualche giorno prima da casa, comodamante dalla propria poltrona, sempre utilizzando un sms o via web. Senza code ed attese, la persona non deve fare altro che presentarsi quando sarà effettivamente il suo turno.
Uqido crea così un network di persone connesse via mobile al centro in servizio o all’attività commerciale.

Abbiamo deciso di portare i benefici di questa innovazione a più persone possibili ed ecco perchè la scelta dell’sms, una tecnologia semplice, con una curva di adozione veloce e dal costo competitivo. Abbiamo inoltre sviluppato una APP per permettere alle persone tecnologicamente più avanzate di prenotare il proprio turno, ma la consideriamo un accessorio aggiuntivo per differenziare la nostra offerta di prodotto. I nostri principali competitor sono i produttori di display e totem che hanno iniziato a produrre delle soluzioni similari ma che in realtà non liberano ancora le persone dal disagio delle code.

Un ulteriore punto che ci contraddistingue dai nostri competitor è il fatto che il nostro sistema si basa su una avanzata tecnologia brevettata frutto di studi e ricerche nel campo logistico e statistico che è in grado di definire in maniera esatta quando è il nostro turno allo sportello.

 

 

Ci descrivi il settore nel quale si muove la tua startup?
Uqido opera nel settore dei controllo di accessi fisici professionali automatizzati, un mercato business to business costituito da soluzioni high-tech.
E’ sotto gli occhi di tutti come il progresso tecnologico abbia portato immensi benefici in moltissimi settori tranne in quello della gestione dei flussi di utenza: se 10 anni fa code ed attese prolungate venivano tollerate, oggi non è più così. La mancanza di comunicazione ed informazione alle persone in coda sono percepite come sintomi di disorganizzazione ed inefficienza. E’ arrivato dunque il momento di fare qualcososa per permettere alle persone di riacquistare il tempo che ogni giorno perdono in coda.
Sono diverse le iniziative che dimostrano come vi sia bisogno di un tale cambiamento: dal progetto “Mettiamoci la faccia” promosso da Renato Brunetta per garantire uno strumento di rilevazione della customer satisfaction nella PA, a quello “Salta la fila” dell’INPS che prevede la digitalizzazione e telematizzazione di molti servizi entro Luglio 2012.
Si diffondono dunque sempre di più la necessità ed il clima per favorire il mercato di servizi elimina-code come il nostro.

 

Chi sono i tuoi soci in questa impresa? 
Uqido sta crescendo nell’incubatore tecnologico M31, dove trova le professionalità e le competenze per portare avanti il progetto imprenditoriale.
Alcuni dei soci di Uqido fanno parte di questo ecosistema manageriale, tra questi: Ruggero Frezza, Presidente di M31 che supporta con i suoi know how e network la nostra startup, e Fabio d’Alessi – CTO di M31 e amministratore della divisione R&D – che ci sostiene e supporta con la sua grande esperienza nel campo IT.
Il team di soci conta anche Alberto Silletti – Phd e co-fondatore, quotidianamente impegnato nel mantenimento del sistemo e nello sviluppo di nuove funzionalità.
Quest’anno abbiamo inoltre chiuso il secondo round di investimento con l’ingresso di due nuovi soci, due imprenditori seriali del Nord-Est d’Italia.

 

 

 

Quali risorse hai impegnato per partire in questa impresa?
Come tutti i progetti imprenditoriali, Uqido ha richiesto moltissime energie: io ed il mio socio Alberto Silletti abbiamo dato tutto il nostro tempo, la nostra forza e passione per far sì che l’idea non rimanesse un puro sogno ma diventasse una realtà aziendale concreta, capace di portare un’innovazione reale nel mercato.
Ovviamente il lancio ha richiesto anche un investimento economico inziale che è servito a registrare l’impresa ma in questo si sono affiancati da subito anche i soci che, come noi, volevano credere e crescere Uqido.

 

Di quali risorse avresti bisogno per portare a regime la startup?
Uqido ha ormai una linea di prodotti costituita da soluzioni elimina-code per strutture pubbliche ed attività commerciali. Ad oggi ciò che servirebbe sono una forte spinta commerciale capace di promuovere sul mercato le nostre soluzioni ed un maggiore investimento nella parte del marketing per mettere a punto la nuova linea di prodotti del 2012.

 
A quali Angel o Venture Capital ti sei rivolto e con quali risultati?
Il successo del progetto pilota ha convinto da subito diversi investitori a credere in noi. Primo fra tutti è stato M31, l’incubatore tecnologico di Padova che si sta rivelando un ottimo ecosistema dove crescere il nostro progetto.
A seguire hanno deciso di investire nel progetto altri due imprenditori, innamorati dalla qualità dell’infrastruttura Uqido e delle potenzialità del progetto.

 

Da qui a 3 anni cosa potrebbe diventare la tua startup e che numeri e fatturati potrebbe sviluppare?
Sono passati 2 anni dalla costiuzione di Uqido e possiamo ritenerci soddisfatti perchè già nel secondo anno di attività siamo riusciti a chiudere importanti contratti con Attività Commerciali e grandi Società che hanno deciso di utilizzare i nostri prodotti per gestire la propria clientela ed utenza. Tra questi alcuni nomi di rilievo sono ACTV, ULSS e ENI. Con quest’ultimo progetto inoltre abbiamo superato i confini nazionali giungendo nel mercato internazionale, un bel passo avanti per la nostra stratup.
Sulla scia di questi successi e tenendo conto il prossimo lancio di nuove linee di prodotto legate al settore del mobile marketing, prevediamo di chiudere il 2015 con un forecast di diversi milioni.

 
Indicaci le tue fonti di informazione sul mondo delle startup e dell’impresa in modo da condividerle con i lettori.
Seguo con molto interesse il flusso di informazioni che circola intorno al mondo delle startup. In particolare, seguo e partecipo alle conversazioni del gruppo Facebook Italian Startup Scene ed alla community Startup Business lanciata da Emil Abirascid.
Immancabili tra i miei feed ci sono poi HackerNews e Mashable.
Per lasciarsi ispirare consiglio invece il Tumblr di Startup Quote.
Startup italiane sulle quali investiresti oggi o che segui con sana invidia?
Quando un uomo è innamorato della propria donna, la Pamela Anderson o la Jennifer Lopez di turno non possono nulla al confronto. Stessa cosa per una Startup 🙂

 

Settori (oltre al tuo) da tenere in considerazione in futuro e dove ti piacerebbe muoverti per una eventuale tua prossima startup.
Il settore degli Open Data e il Crowd Sourcing sono dei campi esplorati ancora molto superficialmente, le vere potenzialità devono ancora emergere.

 
Elenca un po’ di cose di getto su cosa hai imparato facendo la tua startup e che vuoi condividere con i lettori.
Inutile dire che sono cresciuto molto in questi ultimi anni e che ho imparato moltissime cose.

Quello che ho imparato non è che un centesimo di quello che ancora imparerò, se ora posso dare due spunti direi:
per implementare un’idea di business bisogna davvero metterci anima e corpo, e crederci fino in fondo anche quando a guidare la nave sei da solo;
non bisogna vincolare la felicità al raggiungimento di un obiettivo. E’ importante essere felici mentre si cerca di raggiungere la meta. Sembra una frase retorica ma ci tengo a sottolineare questo concetto perchè il percorso da startupper conta anche molti obiettivi non raggiunti.

 

Un po’ di numeri su Uqido:

Data di ideazione: 2009
Data di lancio: 2010
Dove è ubicata: Padova, all’interno dell’incubatore tecnologico M31

Mangatar: intervista a Raffaele Gaito

 

Abbiamo incontrato Raffaele Gaito e gli abbiamo chiesto un po’ di cose sulla sua startup Mangatar.

 

Ci riassumi in poche righe chi sei e il tuo percorso professionale prima del lancio di Mangatar?
Mi sono laureato in informatica all’Università di Salerno con una tesi in Islanda nel campo dell’intelligenza artificiale. Ho fatto ricerca (e pubblicato) proprio nell’ambito degli avatar. Terminata l’università mi sono lanciato direttamente in un’esperienza imprenditoriale autonoma e ho fondato una piccola azienda di software con altri 4 amici (sviluppavamo app per iOS e web app in ambito B2B). La cosa è durata pochissimo perché mentre era in corso quella esperienza è venuta fuori l’idea di mangatar che alla fine ha preso il sopravvento. Abbiamo mollato tutto e ci siamo spostati li.

 

Cosa fa e quale problema risolve la tua startup?
Quando si parla di giochi, e di entertainment in generale, mi è sempre difficile rispondere alla domanda “quale problema risolve?”. Preferisco metterla sul piano che vogliamo affrontare alcune delle necessità più profonde dell’uomo: il bisogno di socializzare, il bisogno di giocare, il bisogno di liberare la propria creatività.
La nostra risposta a queste tre esigenze è un browser game. Un gioco di ruolo dove l’aspetto sociale e la creatività del giocatore sono elementi fondamentali.

 

Raffaele Gaito

 

Quale modello di business adotterete per monetizzare Mangatar?
Stiamo lavorando su più fronti. In ordine di importanza: freemium per gli utenti (giocano gratis, pagano per le funzionalità premium e i virtual goods); in-game advertising per gli inserzionisti (possono offrire degli elementi “griffati” per gli avatar); licenze del nostro generatore di avatar.

 

Avete dei competitor e cosa ha in più la tua soluzione?
Competitor ce ne sono tantissimi. Nomi che fanno paura solo a sentirli pronunciare. Sicuramente Zynga è il leader in questo settore. Poi ci sono tante altre realtà importanti come Gameforge, PopCap, Travian, ecc., molte delle quali sono europee.
Ci differenziamo sui due aspetti che citavo sopra: la socialità, la creatività. Il gioco è completamente immerso in un ambiente sociale e le dinamiche stesso richiederanno la costante interazione tra gli utenti. Per quanto riguarda la creatività, abbiamo un generatore di avatar (che è sicuramente uno dei nostri punti di forza) attraverso il quale l’utente potrà creare i propri personaggi che poi impiegherà nel gioco.

 

 

Ci descrivi il settore nel quale si muove la tua startup?
Il settore è quello dei browser game, in generale, e dei social game, in maniera più specifica. Penso che uno dei vantaggi di questo settore sia il fatto di non essere a somma zero. Le più recenti ricerche svolte nell’ambito dei browser game confermano che i giocatori sono abituati a giocare a più giochi contemporaneamente e, soprattutto, a spendere per diversi di essi. Questo significa che c’è spazio per le novità, nonostante la presenza dei colossi.

 

Chi sono i tuoi soci in questa impresa? 
Siamo in 5: Andrea Postiglione web design e CEO, Enrico Rossomando web developer; Michele Criscuolo mobile developer; Alfredo Postiglione fumettista; poi ci sono io che mi occupo dello sviluppo web e di business development.

 

Andrea Postiglione

 

 

Enrico Rossomando

 

Michele Criscuolo

 

Alfredo Postiglione

 

 

Quali risorse hai impegnato per partire in questa impresa?
Per adesso tutto il necessario è stato messo dai 5 fondatori, sia in termini di tempo/sviluppo che in termini strettamente economici.

 

Di quali risorse avresti bisogno per portare a regime la startup?
Penso che per un prodotto di questo tipo sia importante il momento nel quale chiedi i soldi e il motivo per il quale li chiedi. Il gioco, una volta completato, permetterà all’azienda di fatturare in tempi molto brevi. Ovviamente un intervento di un capitale esterno aiuterebbe tanto sia nell’accorciare i tempi di sviluppo che sulla velocità con la quale il prodotto scala.
Comunque, se vuoi sapere la cifra, la stima che ci siamo fatti è di 250.000 €.

 

Da qui a 3 anni cosa potrebbe diventare la tua startup e che numeri e fatturati potrebbe sviluppare?
Puntiamo a diventare un importante player nel settore dei browser game a livello mondiale. L’idea è di iniziare con un singolo gioco per poi dare il via ad una serie di giochi targati mangatar.
Puntiamo ad avere 2,5 milioni di utenti il primo anno e 9 milioni dopo 3 anni.

 

 

Indicaci le tue fonti di informazione sul mondo delle startup
Ce ne sono tanti. In ordine sparso ti dico i primi che mi vengono in mente: techcrunch, mashable, the next web, all things digital, gigaom, lifehacker, venturebeat…
Il tutto condito da tanto facebook e, soprattutto, tanto twitter.

 

Startup italiane sulle quali investiresti oggi 
Uhm…anche qui ce ne sono diverse. Nel settore dei giochi mi piace molto GoWar (mobile game geolocalizzato), in generale, invece, mi intrigano molto StereoMood (streaming musicale) e Urlist (content curation). Di tutte e tre le startup ho conosciuto personalmente i team in vari eventi sparsi per la penisola.

 

 

Settori (oltre al tuo) da tenere in considerazione in futuro e dove ti piacerebbe muoverti per una eventuale tua prossima startup
Sembrerà un’ovvietà ma dico content curation. Ci sono tante startup promettenti e il settore è molto in fermento. Poi da un po’ sono in fissa con pinterest quindi…

 

Elenca un po’ di cose di getto su cosa hai imparato facendo la tua startup e che vuoi condividere con i lettori 
Panico! Sono appena all’inizio di questo percorso e non penso di essere in grado di dare suggerimenti…dico giusto un paio di cose che ho imparato e di cui faccio tesoro:
Il networking è fondamentale: puoi fare anche la cosa più figa del mondo ma se non hai modo di farla conoscere non serve. Quindi partecipare a gruppi facebook, andare ad eventi del settore, stare in contatto con altri startupper, ecc., sono una delle cose da non sottovalutare mai. Ti potrebbe capitare di conoscere uno sconosciuto oggi e dopo un anno è il tuo più grande partner!
Non innamorarti della tua idea: se necessario dovrai modificarla e riadattarla alle esigenze del mercato o dei tuoi utenti. A volte anche in maniera consistente. A volte anche ripetutamente.

 

Intervista a La3TV.

Mangatar in numeri

Data di ideazione: fine 2010
Data di lancio: Ottobre 2011
Soci: 5
Dove è ubicata: Salerno
Viaggi da Salerno verso Milano: tanti

IsayBlog: intervista ad Angelo di Veroli

 

Abbiamo incontrato Angelo di Veroli, fondatore (con altri 3 soci) di ISayBlog, uno dei network di blog italiani più grandi. Ricordiamo che gli altri due competitor  sono Blogo (fondato fra gli altri da Marco Magnocavallo)  e Blogosfere (fondato da  Marco Montemagno e poi venduto al Gruppo Sole 24 Ore) finiti entrambi nella galassia Populis (il gruppo internazionale  fondato da Luca Ascani) .

Siamo partiti proprio da IsayBlog per poi cercare di spremere  Angelo su temi più ampi, per approdare poi a parlare di nuove startup. Dalle sue parole capirete che si tratta (per chi non lo conoscesse) di una persona estremamente preparata e molto determinata nei propri obiettivi. Sicuramente in futuro sentiremo parlare molto delle iniziative di questo team, alcune davvero straordinarie.

 

 

Ciao Angelo, ti potresti presentare in poche righe ai lettori che ancora non ti conoscono e dirci il tuo percorso professionale prima del lancio di ISayBlog?

Prima di fondare Isayblog provenivo dal commercio. Lavoravo
nell’azienda di famiglia che si occupava di arredamento di design. Già
da bambino amavo questa attività e sapevo che avrei studiato
Architettura. Poi, con la crisi degli anni 90, abbiamo chiuso l’attività
ed ho aperto insieme a 2 amici (uno è il fratello di un mio socio
attuale in ISayBlog) il Baja, un Cocktail Bar and Restaurant a Roma,
un locale che è stato molto alla moda per almeno 4 anni, grazie al
quale ho capito l’importanza delle public relations. Poi nel 2006 ho
chiuso e mi sono buttato su internet. Ho aperto il mio primo blog,
Geekissimo.com, a novembre del 2006 e da li ho capito subito che il
mercato era in pieno sviluppo e offriva grandi opportunità. Reclutati
i miei attuali 3 soci, a Dicembre 2007 abbiamo costituito la società e
registrato la testata editoriale. Come ogni startup che si rispetti,
anche noi siamo partiti dentro un ufficio di 20 mq in un seminterrato
dove entravamo a malapena noi quattro più un grafico e a Febbraio del 2008
abbiamo lanciato IsayBlog con 12 blog monotematici.

 

 

Qual è la mission di ISayBlog e quale problema risolve?

Noi facciamo editoria online come core business. Produciamo circa 1000
contentuti al giorno ovvero 30.000 al mese. Visto che il 70% del
traffico proviene da google attraverso le più svariate keywords che la
gente cerca, spero proprio che qualche problema riusciamo a
risolverglielo o più che altro ad accontentarli!

 

 

Qual è il modello di business di ISayBlog?

Per il momento l’advertising. Sia display che a performance. Dipende
dalle posizioni e dai vertical dei blog. Per il futuro stiamo pensando
anche a contenuti premium senza adv ma con abbonamenti usufruibili con
micropagamenti Sms. Poi stiamo facendo anche un pensierino sulla
realizzazione di eBook.

 

 

Chi sono i vostri competitor e cosa ha in più ISayBlog?

Il principale competitor rimane Blogo, acquistato recentemente da
Populis. Gli altri con tutto il rispetto stanno parecchio dietro in
termini di numeri. In confronto alla concorrenza abbiamo più vertical,
abbracciamo un ventaglio più ampio d’interessi. E inoltre siamo rapidi
e aggressivi, sempre attenti ai cambiamenti del mercato. Qualsiasi
scelta viene effettuata e messa in pratica molto velocemente.

 

 

Ci descrivi (per chi non lo conoscesse) il settore nel quale si muove ISayBlog e le occasioni che tu ritieni ci siano da cogliere oggi in quel settore?

Oltre all’editoria online abbiamo un altra dorsale che è formata dalla
divisione Web Agency. Stiamo puntando molto in questo settore in
quanto ci sta dando molte soddisfazioni. Oltre ai classici lavori di
realizzazione siti ed e-commerce ci stiamo specializzando in gestione
di corporate blog e fornitura di contenuti. Inoltre ci stiamo muovendo
sempre di più verso i social network che a mio avviso sono ancora
appetibili in Italia. Per questo abbiamo creato un nuovo portale
d’informazione, Attualissimo.it, che sfrutta al massimo la potenza di
Facebook. Nato da 4 mesi raggiunge anche picchi di 300.000 visite
uniche al giorno.

 

 

Chi sono i tuoi soci in questa impresa? Ce li presenti?

 

Alex Zarfati, 39 anni, amico d’infanzia. Imprenditore proveniente dal
settore abbigliamento. Alex è la colonna portante della divisione
editoria. Tutti i responsabili, gli area manager, i blog manager e gli
oltre 150 blogger/giornalisti che scrivono per noi passano sotto la
sua supervisione.

 

 

 

 

David di Tivoli, 35 anni, è il veterano di Internet tra di noi. Lavora
sul Web attivamente da oltre 15 anni. È stato uno dei primi in Italia
a vivere solamente di attività legate al web. David si occupa di
tecnologia e sviluppo, i programmatori, grafici e sistemisti che si
occupano di tenere su tutta l’infrastruttura dipendono da lui.

 


Beny Raccah, 41 anni, anche lui come Alex è un imprenditore provientente dal settore abbigliamento. Quasi 40enne ha deciso di rimettersi in gioco
accompagnandoci in questa avventura e prendendosi carico di tutte le
responsabilità amministrative e legali del network. È il nostro CEO,
maniaco della precisone e delle scadenze. Se tutta l’azienda va avanti
ed è sana è grazie a lui.
E poi ci sono io che mi occupo di portare i soldi in cassa. Tutto il
commerciale e rapporti con fornitori e clienti passa attraverso me.
Inoltre mi occupo anche delle PR del network.

 
Quali risorse avete impegnato per lanciare ISayblog?

Tanta costanza e determinazione. Poi il tempo e anche denaro, ma neanche
tanto in confronto al valore attuale dell’azienda.

 
Avreste bisogno di risorse per far crescere l’azienda?
Per fortuna non abbiamo bisogno di nulla. Dopo poco di più di 6 mesi
dal lancio eravamo già a break even point.

 
Vi siete rivolti a qualche Business Angel o Venture Capital?
Non ci siamo rivolti a nessuno, abbiamo fatto tutto da soli noi 4
soci, ogni fine mese mettevamo le mani in tasca e tiravamo fuori i
soldi necessari per mandare avanti tutta la struttura del network.

 

 

Da qui a 3 anni cosa potrebbe diventare la ISayBlog, che numeri e  quali fatturati potrebbe sviluppare?


Da qui a 3 anni contiamo di aumentare di almeno un 200% il traffico e
di consolidarci come leader nel nostro settore di riferimento. Come
fatturato, per scaramanzia, preferisco non parlarne.

 

Ci puoi indicare le tue fonti di informazione sul mondo delle startup e dell’impresa in modo da condividerle con i lettori?

Seguo costantemente 2 gruppi su Facebook, Italian Startup Scene e indigeni

digitali creato dall’amico Fabio Lalli con il quale stiamo progettando
di aprire dentro Isayblog un nuovo blog come vero punto di riferimento
Italiano per le startup.

Poi come blog ITALIANI seguo
www.startupper.it
http://it.startupbusiness.it

 

STRANIERI
http://thestartupfoundry.com
http://www.eu-startups.com
http://www.finsmes.com
http://startup-marketing.com
http://siliconangle.com

Ovviamente tengo costantemente sotto controllo Techcrunch e la sua
directory Crunchbase, The Next Web, Read Write Web e Mashable.
Quali sono le startup italiane sulle quali investiresti oggi o che segui con interesse.

Quella che mi piace più di tutti e sulla quale investirei è Qurami. Si
tratta di un’applicazione mobile che consente di eliminare le code
nelle strutture pubbliche come ospedali o le poste, ma ha infiniti
utilizzi a mio avviso. Pensate se anche le banche o gli studi medici
cominciassero ad implementarla. Ti prenoti e l’app ti stima il tempo
di attesa e ti avverte quando sta per essere il tuo turno. Insomma
niente più fila. Un po’ come il vecchio numeretto del supermercato ma
in versione web 3.0. Per me la tecnologia deve migliorare la qualità
della vita e Qurami è una della massima espressione di questa
definizione. Il team è nato proprio su Indigeni Digitali,  Roberto
Macina è il CEO. Poi segnalo MusicXMatch, Mopapp e il coloratissimo
Twimbow di Luca Filigheddu.

Poi segnalo una chicca in campo internazionale di cui
ancora non si è sentito parlare molto e di cui sono beta
tester. Si chiama Phonedeck e ti porta il cellulare nel desktop del
computer. Collegando il telefonino al pc ti consente di poter
rispondere o inviare sms direttamente da pc. Fantastica startup a mio
avviso, pensate alla comodità che comporta. Ecco questa è un altra app
nella quale investirei.
Settori (oltre al tuo) da tenere in considerazione in futuro e dove ti piacerebbe muoverti per una eventuale tua prossima startup.

Veramente ci stiamo già muovendo, abbiamo 3 startup in programma. La prima si occuperà di sviluppo applicazioni mobile per tutti i device, rivolte maggiormente a un mercato b2b. La seconda startup sarà fondata in Israele, che come ben saprete offre molto opportunità nel campo hi-tech, e si occuperà di tecnologia.  La terza riguarda la realizzazione di un nuovo network editoriale in un paese che ha enormi potenzialità e ampi margini di crescita.
Dove? Top Secret!

 

Ti va di elencarci e condividere con i lettori  po’ di cose di getto su cosa hai imparato facendo la tua startup ?


1. Nessuno ti regala niente, tienilo sempre in mente.
2. Cerca di essere più pratico possibile, tanti fatti poche parole.
3. Lavora tanto tanto tanto, se credi veramente nel tuo progetto molla
tutto per realizzarlo, il primo cliente della tua startup sei te.
4. Fai un business plan preciso, non lasciare nulla al caso e fai
sempre i conti in maniera pessimistica, così non hai brutte sorprese.
5. Nei momenti più duri tiene sempre in mente che se era facile
riuscire in quello che fai, probabilmente è facile anche per gli
altri. Quindi se è difficile è meglio, stringi i denti e dai tutto te
stesso. Più è difficile, più è alta la barriera all’entrata per
eventuali competitor.
6. Cerca di differenziare il rischio con almeno 2 modelli di business,
così se uno fallisce almeno non rimani per strada.
7. L’idea conta, ma conta ancora di più come la realizzi e sviluppi.
8. Se devi presentare il progetto a un venture o a un angel ricordati
che non sei in America e che i sognatori e i visionari qui in Italia
non ci sono o sono comunque rari. Quindi porta numeri e previsioni
concrete altrimenti perdi tempo.
9.Non contare sulle banche, ti danno i soldi solo se dimostri che puoi ridarglieli indietro. Quindi se hai soldi a che servono le banche? Evita di pagare interessi salati.

10.Se non trovi subito un buon finanziamento non demordere. Ma se dopo un po’ ancora non arriva comincia a chiederti se vale la pena portare avanti il tuo progetto. Se un idea è buona, finanziatori o soci li trovi subito…

11.Per concludere, non lasciarti influenzare negativamente da chi ti dice che la tua idea già esiste o che non è vincente. Quando siamo nati c’era Blogo che era leader del mercato da oltre 2 anni e tutti mi dicevano che ero un pazzo. Non ho ascoltato nessuno e a testa bassa io e miei soci siamo andati avanti. Oggi abbiamo 100 blog più di blogo e siamo in continua crescita.

 

IsayBlog in numeri


Data di ideazione: Settembre 2007

Data di lancio: 14 febbraio 2008

Soci: 4
Visite al sito: 15 milioni di visite uniche al mese

Dove è ubicata: La sede a Roma.

Dipendenti: 18 nella sede a Roma, 150 tra blogger e giornalisti sparsi in Italia.
Più 10 persone a Milano che si occupano del marketing adv per la vendita degli spazi presso LeonardoADV
Fatturato: A 6 zeri….

Cerkalo, il motore di ricerca per le attività italiane

 

Oggi voglio parlarvi di un progetto nato nell’Aprile 2011 e che in questi mesi sta riscuotendo molto successo, il suo nome è Cerkalo. Cerkalo è un motore di ricerca per aziende e attività di tutta Italia. Ci sono due modi per effettuare ricerche sul portale. In entrambi i casi è bene scegliere in primis la città di appartenenza dal form apposito. Sono disponibili tutte le 108 città italiane e 8000 dei più importanti comuni grazie alla geolocalizzazione. Dopo aver scelto la città si può procedere in questo modo:

  1. Ricerca per categoria
  2. Ricerca per keyword

Le categorie sono 35 in totale e coprono svariati argomenti. Ogni categoria rappresenta un minisito a parte accessibile dalla Home di Cerkalo. Per la ricerca per keyword basta inserire la parola di ricerca nella casella apposita e cliccare sul tasto di ricerca.

La ricerca restituisce decine e decine di schede descrittive. Ognuna di essa rappresenta un’attività e ne offre le informazioni più importanti.

Che aspetti? Fai come milioni di italiani! Cerka anche tu!