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	<title>Startup Blog Network &#187; Interviste</title>
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	<description>Il Magazine dedicato al mondo delle Startup e dei Venture Capital</description>
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		<title>Sportilia: intervista a Nicola Biffi</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 15:14:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[nicola biffi]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; Abbiamo incontrato Nicola Biffi e gli abbiamo chiesto di parlarci della sua startup: Sportila.com. &#160; Ci riassumi in poche righe chi sei e il tuo percorso professionale prima del lancio della tua startup Sportilia? Mi chiamo Nicola Biffi, laureato all&#8217;EMIT (Economics and Management of Innovation and Technology) in Bocconi, chitarrista, maestro di sci ma [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="sportilia" src="http://i576.photobucket.com/albums/ss201/facesworldproject/154904_467191596359_636696359_6219917_775809_n.jpg" alt="" width="639" height="428" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Abbiamo incontrato <strong>Nicola Biffi</strong> e gli abbiamo chiesto di parlarci della sua startup: <a title="sportilia" href="http://www.sportilia.com/">Sportila.com</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ci riassumi in poche righe chi sei e il tuo percorso professionale prima del lancio della tua startup Sportilia?</strong></p>
<p>Mi chiamo Nicola Biffi, laureato all&#8217;EMIT (Economics and Management of Innovation and Technology) in Bocconi, chitarrista, maestro di sci ma soprattutto grande sostenitore delle nuove tecnologie e della loro capacità di migliorare il nostro stile di vita. Attualmente CEO di uSport, la società che sviluppa ogni giorno il progetto Sportilia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Cosa è e quale problema risolve la tua startup?</strong></p>
<p>Sportilia migliora la propria esperienza sportiva grazie a Sportilia.com</p>
<p>La community Sportilia.com permette di trovare le partite in zona, di organizzarne di nuove e di creare un vero e proprio profilo sportivo personale. La possibilità di partecipare a classifiche, di votare gli altri giocatori, ma soprattutto di assegnare awards e commenti rende l&#8217;esperienza ancora più social e divertente. Per ora è un social network dedicato al calcio, in futuro è previsto di accogliere anche gli appassionati di altri sport.</p>
<p>Sportilia REC è un sistema di video recording real time su supporto USB direttamente installato a bordo campo che permette di soddisfare diverse necessità: da quelle più tecniche degli allenatori come il raccogliere materiale video per l&#8217;analisi tattica della propria squadra, a quelle più narcisistiche di poter postare sul proprio profilo Facebook l&#8217;azione in cui si segna in rovesciata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Qual è il modello di business di Sportilia?</strong></p>
<p>Il nostro cliente è il centro sportivo. La vendita dei sistemi Sportilia REC è il primo canale di revenues, segue la vendita di gestionali (chiamati Sportilia MANAGER) che permettono di semplificare e migliorare la gestione del centro e di ogni genere di competizione (dal piccolo torneo di 8 squadre al campionato nazionale, come nel caso della serie bwin cup, di cui siamo partner tecnici)</p>
<p><object width="560" height="315" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/aIcWLk9XY6w?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="560" height="315" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/aIcWLk9XY6w?version=3&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p><strong>Chi sono i tuoi competitor e cosa ha in più la tua soluzione per poter competere nel settore?</strong></p>
<p>Sportilia REC non ha competitor diretti, mentre di community dedicate al calcio ce ne sono molte, soprattutto in Italia. Credo che i più di 39 mila giocatori iscritti ci preferiscano ad altri siti per diversi fattori: dalla presenza degli awards e dei grafici &#8220;PES style&#8221;, alle classifiche più approfondite di ogni altro, ma soprattutto per la possibilità di avere sconti esclusivi in numerosi centri sportivi che gestiscono con noi le loro disponibilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>in quale settore si muove Sportilia e quali occasioni ritieni ci siano da cogliere?</strong></p>
<p>Lavoriamo nel settore dello sport, ed in particolare in quello dell&#8217;impiantistica sportiva. Si tratta di un mercato molto particolare: dal lato della domanda (chi pratica sport) c&#8217;è una grande attenzione alle nuove tecnologie e al web, basti considerare l&#8217;altissimo numero di blog e forum sportivi, mentre dalla parte dell&#8217;offerta i gestori dei centri sportivi sono solitamente poco attenti all&#8217;innovazione, in particolare connessa ad internet. Questo gap crea innumerevoli possibilità di business: una community che permetta ai giocatori di organizzare partite, un software per migliorare la gestione ed un sistema di telecamere installate direttamente sui campi sono le idee che abbiamo sviluppato noi, ma ce ne sono sicuramente molte altre.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignnone" title="sportilia" src="http://i576.photobucket.com/albums/ss201/facesworldproject/Logo-Community-Scuro_claim.png" alt="" width="638" height="170" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Chi sono i tuoi soci in questa impresa? </strong></p>
<p>Durante i miei studi mi han sempre detto che è più importante avere un team di primissimo livello e una buona idea piuttosto che avere tra le mani un progetto rivoluzionario sviluppato da collaboratori mediocri. Son pienamente d&#8217;accordo: lavoro ogni giorno con persone competenti e motivate che han permesso a Sportilia di raccogliere in questi pochi mesi importanti risultati. Ve li presento molto volentieri uno ad uno:</p>
<p><strong>Stefano Baccianella</strong>: dall&#8217;alto del suo dottorato di ricerca e la sua laurea in informatica all&#8217;università di Pisa guida il reparto tecnico con grande dedizione.</p>
<p><strong>Gianpaolo Di Nino</strong>: Sportilia Manager è nato e cresciuto grazie ai suoi codici, i complimenti che ci riservano i gestori dei centri sportivi vanno attribuiti tutti a lui.</p>
<p><strong>Lorenzo Marcon</strong>: segue lo sviluppo di Sportilia.com. Il suo lavoro è ogni giorno sotto gli occhi di migliaia di giocatori, non si può permettere il minimo errore, ma fortunatamente la sua attenzione ai dettagli ci fa dormire sonni tranquilli<br />
<strong>Davide Ortona</strong>: se dovessi dare un nome alla community, la chiamerei Davide. Conosce tutti quanti, organizza insieme ai giocatori partite, tornei e addirittura campionati.<br />
<strong>Paola Piatti</strong>: è la nostra immagine. Se Sportilia.com ogni giorno diventa sempre più bello ed usabile e solo e soltanto merito suo.<br />
<strong>Marco Rossi:</strong> ama excel. È difficile da concepire ma il mondo è bello perché è vario. Da lui passano i Marketing plan, i modelli su cui si basa il nostro business model e tutta la comunicazione.<br />
<strong>Alessandro Tortorici</strong>: il migliore amico di tutti i gestori dei centri sportivi. È lui l&#8217;anima commerciale di Sportilia.<br />
<strong></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quali risorse ti sono servite per far partire il progetto?</strong></p>
<p>Il più grande investimento è stato sicuramente il decidere di lavorare per un anno full time gratuitamente sul progetto. Condividere il mio appartamento per poter lavorare tutti insieme prima di poter permetterci un ufficio ha permesso di ridurre i costi all&#8217;osso, tanto da farci bastare il conferimento iniziale per poter arrivare al primo fund raising con l&#8217;ingresso di importanti Business Angels</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Di quali risorse avresti bisogno per portare a regime Sportilia?</strong></p>
<p>Secondo quanto previsto dal nostro Business Plan potrebbero bastare 200k per poter eliminare ogni problema di liquidità. Ci sono comunque valori scalabili, quali marketing e personale, che permetterebbero una crescita più rapida e un rischio operativo dell&#8217;iniziativa ridotto in caso di investimenti più importanti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignnone" title="sportilia" src="http://i576.photobucket.com/albums/ss201/facesworldproject/formazione_di_awards.png" alt="" width="639" height="413" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>A quali Angel o Venture Capital ti sei rivolto e con quali risultati?</strong></p>
<p>Dopo il mio pitch al Working Capital di Roma nel 2010 (in cui presentavo DoveGiocare.it, uno dei &#8220;padri&#8221; di Sportilia) ho ricevuto diverse chiamate ed email da Angel e VC. Ho dialogato con molti di loro, molti interessati al progetto e mi son seduto a discutere riguardo ai term sheet con una dozzina tra Angels e VC. Mi son sempre fermato durante la stesura dei diritti di veto che volevano imporci e l&#8217;inserimento di ulteriori clausole &#8220;tutte italiane&#8221; (nel senso che dei documenti standard internazionali raramente si vedevano). Infine ho trovato un pool di Angel di primissimo livello (Partner McKinsey, Director PwC, AD Cerved, AD ESCP) che, oltre alla liquidità necessaria, hanno apportato competenza, capacità, network fondamentali per la nostra attività.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Da qui a 3 anni cosa potrebbe diventare la tua startup e che numeri e fatturati potrebbe sviluppare.</strong></p>
<p>Le variabili in gioco sono innumerevoli, ma da buon CEO ho creato un business plan a 3 anni che continuamente aggiorno. Il fatturato previsto sarà di 1,7 milioni di euro con una community che avrà superato 500.000 iscritti. Saremo presenti su più sport e avremo ormai internazionalizzato da un anno. Fra tre anni vedremo insieme quanto ci sono andato vicino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Indicaci le tue fonti di informazione sul mondo delle startup e dell&#8217;impresa in modo da condividerle con i lettori.</strong></p>
<p>La maggior parte delle informazioni le raccolgo dal mio network personale. Mi piace comunque partecipare a gruppi facebook dedicati (<strong>Italian Startup Scene</strong> tra gli altri) o leggere news e interviste su siti come <strong>startupper.it</strong> e <strong>www.startupblognetwork.it.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Startup italiane sulle quali investiresti oggi o che segui con sana invidia</strong></p>
<p>Ce ne sono molte che propongono progetti molto interessanti. Te ne voglio citare due: Tiwi, che con Beautiful Lab sono ormai di casa a Sky e Xplored, che è stata tra le prime a capire quanto possa essere importante l&#8217;advertising legato alle app mobile ludiche. Sia Nicola di <a title="tiwi" href="http://www.tiwi.it/">Tiwi</a> che Davide di <a title="xplored" href="http://www.xplored.com/play/">Xplored</a> li conosco personalmente e so quanto si divertono a portare avanti il loro lavoro. Credo che questo sia fantastico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Settori (oltre al tuo) da tenere in considerazione in futuro e dove ti piacerebbe muoverti per una eventuale tua prossima startup</strong></p>
<p>Mi divertirebbe cimentarmi nella ricerca di forme nuove ed originali di advertising. Siamo arrivati alla saturazione: siamo bombardati di messaggi pubblicitari in ogni momento della giornata. Ora la sfida è capire come differenziarsi, come colpire l&#8217;attenzione del cliente senza essere invasivo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Elenca un po&#8217; di cose di getto su cosa hai imparato facendo la tua startup e che vuoi condividere con i lettori</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ci sarebbero infiniti consigli da dare raccolti dalla mia esperienza e dai miei errori, mi limiterò a quelli che reputo i tre principali, già sentiti, ma proprio per questo da tenere sempre a mente:</p>
<p>1) Focalizzatevi sulle unfulfilled need, non innamoratevi del proprio progetto ma cercate sempre e comunque di capire cosa vuole realmente il mercato.</p>
<p>2) Quando vi lanciate in un progetto, create un team che copra le principali competenze. L&#8217;outsourcing può essere un&#8217;opportunità se gestita da qualcuno interno al team competente sul tema, altrimenti i problemi saranno dietro l&#8217;angolo.</p>
<p>3) Condividete la vostra idea con più gente possibile, discuterne vi permetterà di capire quanto è realmente sostenibile il vostro progetto e come si può affinare. Non credete che la gente sia pronta a rubarvi l&#8217;idea, pure geniale che sia, e se proprio non vi fidate, esistono gli nda.</p>


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		<title>Simplicissimus Book Farm: intervista ad Antonio Tombolini</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 17:30:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Ho conosciuto Antonio Tombolini più di 10 anni fa durante la realizzazione di Internet si Ricomincia, un libro di interviste alle startup che rinascevano dopo la bolla di internet del 2001. La sua startup, Esperya.com, era (dalle sue parole) &#8220;una bottega online di cose buone da mangiare e da bere, difficili da trovare&#8220;. Poi nella [...]


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<p>&nbsp;</p>
<p>Ho conosciuto <strong>Antonio Tombolini</strong> più di 10 anni fa durante la realizzazione di <em>Internet si Ricomincia</em>, un libro di interviste alle startup che rinascevano dopo la bolla di internet del 2001. La sua startup, <strong>Esperya.com</strong>, era (dalle sue parole) &#8220;<em>una bottega online di cose buone da mangiare e da bere, difficili da trovare</em>&#8220;. Poi nella società entrò il Gruppo L&#8217;Espresso e da lì un lento declino. Un vero peccato, chissà cosa potrebbe essere oggi Esperya&#8230;</p>
<p>Tombolini ci parla della sua nuova azienda <a title="simplicissimus" href="http://www.simplicissimus.it/">Simplicissimus Book Farm</a>, lanciata oramai da diversi anni, che opera nel settore dell&#8217;editoria digitale e ci dice la sua su questo promettente settore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ciao Antonio, per i pochi che bazzicano il web e non ti conoscono, ci riassumi in poche righe chi sei e il tuo percorso professionale prima del lancio di Simplicissimus Book Farm?</strong></p>
<p>Mi chiamo Antonio Tombolini e ho quasi 52 anni. Dirigente d&#8217;azienda fino al 1997, anno in cui mi sono innamorato di internet e ho avviato la mia prima startup: <strong>Esperya.com</strong>, una bottega online di cose buone da mangiare e da bere, difficili da trovare. Ho ceduto l&#8217;azienda a Kataweb (Gruppo L&#8217;Espresso) nel 2002, che a quel che ne so l&#8217;ha poi ceduta (sostanzialmente portandola ahimé alla chiusura) ad un gruppo della grande distribuzione alimentare. Nel 2004 ho iniziato a interessarmi della transizione al digitale dell&#8217;editoria, che non era ancora avvenuta, ma visto quello che era successo alla musica e stava succedendo al cinema mi sembrava logico dovesse accadere. Così nel 2006 ho fondato<strong> Simplicissimus Book Farm</strong>, di cui sono ora amministratore delegato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Cosa fa Simplicissimus Book Farm?</strong></p>
<p>L&#8217;editoria, in tutti i suoi segmenti (alcuni prima altri dopo, ma il fenomeno interessa tutti i segmenti dell&#8217;editoria) sta iniziando a vivere la travagliata e inevitabile fase del passaggio dalla carta al digitale. Tutti i mestieri dell&#8217;editoria vanno reinterpretati e necessitano di nuovi strumenti: se vuoi fare l&#8217;autore, l&#8217;agente, l&#8217;editore, il distributore, il libraio, direi perfino &#8220;il lettore&#8221; (ovvero l&#8217;utente finale) hai bisogno di competenze e di strumenti diversi da quelli che hai usato fino ad oggi, basati sul concetto di prodotto editoriale = prodotto stampato. La nostra azienda offre a tutti gli attori della filiera, a tutti quelli che vogliono giocare un ruolo nel gioco dell&#8217;editoria digitale, le migliori competenze e i migliori strumenti di produzione, distribuzione, vendita, fruizione di contenuti digitali editoriali. Competenze e strumenti pronti e disponibili &#8220;out of the box&#8221;, pronti per l&#8217;uso, perché le chance in questo mercato nascente non resteranno lì a lungo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignnone" title="simplicissimus book farm" src="http://i576.photobucket.com/albums/ss201/facesworldproject/4711940960_18278c7a9d_z.jpg" alt="" width="599" height="416" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quale modello di business ha Simplicissimus Book Farm?</strong></p>
<p>Pur mantenendo una certa variabilità e flessibilità in relazione ai diversi clienti e ai diversi servizi, il nostro modello di riferimento è il revenue sharing: forniamo un servizio scommettendo sul suo successo insieme al nostro cliente. Se funziona il cliente spende e guadagnamo anche noi. In questo modo abbattiamo qualsiasi barriera all&#8217;ingresso nell&#8217;editoria digitale, incoraggiando tutti a provare e sperimentare, senza troppe paure.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Chi sono sono oggi i vostri principali competitors?</strong></p>
<p>Ci piace, visto quel che ho detto sopra, definirci &#8220;enablers&#8221;: il nostro obiettivo è fornire a tutti e a ciascuno i migliori strumenti per fare il loro mestiere. Per questo la nostra strategia competitiva (e di competitors in questo mercato ce ne sono un sacco, da quelli globali alla Amazon, Apple, Google, a quelli locali in ogni singolo paese, da noi IBS, lafeltrinelli, ecc&#8230;) è una strategia di&#8230; non competizione! &#8220;Turning competitors into customers&#8221;, questo è il nostro motto: trasformare i nostri potenziali competitors in clienti. Amazon ha bisogno di contenuti da vendere per il suo Kindle? Noi gli forniamo il 40% dei titoli italiani disponibili attraverso la nostra piattaforma STEALTH, così come facciamo con tutte le altre librerie online. Feltrinelli ha bisogno di un ebook reader con connettività che consenta a chi lo compra di comprare ebook dallo store Feltrinelli senza dover passare dal pc? Noi forniamo a Feltrinelli la soluzione integrata hardware/software per soddisfare questa esigenza. E così via. Non a caso tutti i principali attori del mercato editoriale globale e nazionale sono ormai nostri clienti o nostri fornitori, e spesso tutte e due le cose.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignnone" title="simplicissimus" src="http://i576.photobucket.com/albums/ss201/facesworldproject/4711940332_4d525c0aff_z.jpg" alt="" width="582" height="390" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ci descrivi il settore nel quale opera Simplicissimus Book Farm e le occasioni che tu ritieni ci siano da cogliere?</strong></p>
<p>Il settore è quello dell&#8217;editoria, e dei suoi segmenti: la lettura da tempo libero (fiction e non-fiction, romanzi e saggistica, per semplificare); i quotidiani e le riviste; i cosiddetti &#8220;enhanced books&#8221;, i libri &#8220;arricchiti&#8221; grazie al digitale, con larga importanza assegnata a contenuti non testuali e interattivi; la scuola; la manualistica professionale; la pubblicistica aziendale&#8230; Insomma, qualsiasi cosa si sia basata sino ad oggi sulla stampa su carta si trova da un lato a dover fare i conti con la insostenibilità economica e ambientale della filiera della carta; dall&#8217;altro a dover sperimentare le opportunità che la transizione al digitale offre.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Chi sono i tuoi soci in questa impresa? </strong></p>
<p>Certo: oltre al sottoscritto si tratta di altre 6 &#8220;persone fisiche&#8221;, privati investitori ma soprattutto amici, dei quali due, Luca Paravicini e Marco Croella, collaborano direttamente con me nella gestione dell&#8217;impresa. Oltre ad essi, dal febbraio 2010, annoveriamo tra i soci il quinto gruppo editoriale italiano per dimensioni, Giunti Editore, che ha acquisito il 20%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignnone" title="simplicissimus" src="http://i576.photobucket.com/albums/ss201/facesworldproject/4711940620_5087bb3868_z.jpg" alt="" width="582" height="389" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quali risorse hai impegnato per partire in questa impresa?</strong></p>
<p>Facile rispondere &#8220;tutte quelle disponibili&#8221;, sia in termini di tempo che di denaro. Non c&#8217;è alternativa a questo. Non credete a chi dice che si può avviare una startup seria, una vera azienda, come se fosse un &#8220;dopolavoro&#8221;, tenendo il piede in due scarpe. Non funzionerà. Meglio allora non partire affatto, come raccomando a molti, finché non ci si sente sufficientemente tranquilli di volerlo fare sul serio. Al di là di questo, in termini strettamente finanziari, abbiamo complessivamente raccolto 1,2 milioni di € da parte degli attuali soci a partire dal 2006, e stiamo per lanciare un nuovo financing round da 5 milioni di euro finalizzato ad un salto dimensionale e geografico per espandere la nostra offerta su scala globale.<br />
<strong>Di quali risorse avresti bisogno per portare a regime la startup?</strong></p>
<p>Un&#8217;azienda che opera in un mercato così nuovo ed esso stesso allo stato nascente non è mai propriamente a regime: si tratta di mercati in fortissima crescita, e per coglierne le opportunità occorre tenerne il passo. Questo significa che la raccolta dei fondi necessari non è un evento una tantum, ma un&#8217;attitudine permanente che l&#8217;imprenditore deve far propria nella gestione aziendale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignnone" title="simplicissimus" src="http://i576.photobucket.com/albums/ss201/facesworldproject/4711872992_7a5260b09b_z.jpg" alt="" width="582" height="374" /><br />
<strong>Nella crescita dell&#8217;azienda ti sei rivolto a qualche Business Angel o Venture Capital?</strong></p>
<p>Finora a nessuno, tutti gli investimenti sin qui raccolti sono arrivati attraverso relazioni personali dirette. Il round di raccolta fondi che stiamo avviando, per la sua entità, forse poco si presta ad un approccio &#8220;Angel&#8221;, ed è già più adatto ad un approccio VC (anche se parliamo ancora di piccole cifre, in quell&#8217;ottica). Confesso che stiamo cercando noi stessi di farci un&#8217;idea degli interlocutori più adatti, saprò dirne di più tra qualche mese, probabilmente <img src='http://startupblognetwork.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Potresti farci una previsione di crescita da qui a 3 anni e che fatturati potrebbe sviluppare la tua azienda?</strong></p>
<p>Non mi piace l&#8217;abuso dell&#8217;espressione &#8220;vogliamo diventare leader&#8230;&#8221; che sa di retorica trita e ritrita. Vogliamo che quello che sappiamo fare, e che riteniamo di fare bene come finora il mercato sta dimostrando, possa raggiungere nuovi mercati e conquistarsi nuovi clienti in misura molto significativa. Tradotto in numeri pensiamo di poter realisticamente puntare, facendo leva sui tassi di crescita del mercato e sulla internazionalizzazione della nostra offerta, ad un fatturato di 100-150 milioni di Euro entro il 2015.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ci puoi indicare le tue fonti di informazione sul mondo delle startup e dell&#8217;impresa?</strong></p>
<p>Darne il dettaglio mi richiederebbe troppo tempo. Si tratta soprattutto di blog di imprenditori e di investitori, la rete ne è piena e molti sono di gran valore. Per essere meno evasivo suggerirei a chi vuole di seguirmi via Twitter @tombolini, perché è da lì che condivido tutti i link che ritengo più significativi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignnone" title="simplicissimus" src="http://i576.photobucket.com/albums/ss201/facesworldproject/4711231105_b5380f9683_z.jpg" alt="" width="582" height="389" /><br />
<strong>Quali sono le startup italiane sulle quali investiresti oggi o che segui con sana invidia?</strong></p>
<p>Di invidia non sono capace: la vita mi ha insegnato a gioire per i successi di quelli che stimo, come e più che se fossero miei successi. Oggi investirei su <a title="clipperz" href="http://clipperz.com/">Clipperz.com</a>, un&#8217;applicazione per la gestione password che mi ha salvato la vita più di una volta, e di cui ho voluto conoscere i fondatori: Marco Barulli e Giulio Cesare Solaroli. Al di là di come l&#8217;applicazione funziona oggi (e funziona alla grande!) ho ascoltato i loro progetti di sviluppo e ne sono molto molto interessato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Settori (oltre al tuo) da tenere in considerazione in futuro e dove ti piacerebbe muoverti per una eventuale tua prossima startup.</strong></p>
<p>Ce ne sono due, spero che dicendoli così in pubblico non me li rubino prima che possa metterci le mani io <img src='http://startupblognetwork.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /><br />
<strong>Il primo è un mio vecchio amore: il vino.</strong> Ci sono ormai tanti produttori che vendono il loro vino online. Ma l&#8217;appassionato non vuole comprare sempre lo stesso vino, sempre dallo stesso produttore. L&#8217;appassionato è curioso, vuole provare questo e quello, vuole conoscere le storie dei produttori, dei vini, dei loro territori, vuole fare scoperte che vanno al di là delle guide ufficiali. Insomma, quello che manca è una vera enoteca online, ben fornita, ben fatta, e animata da un vero appassionato capace di fare ricerca per cantine e per produttori, e di raccontarne le storie e i prodotti come si deve. C&#8217;è una wine-community in rete che non aspetta altro. Se la cosa interessasse qualche investitore, mi mandi una mail <img src='http://startupblognetwork.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><strong>Il secondo settore è quello della bicicletta</strong>: ci sono ormai molti fattori, che non sto qui ad elencare, che vanno tutti nella direzione di un forte rilancio di questo veicolo antico ma allo stesso tempo formidabile e modernissimo. E in diversi settori: da quelli più scontati del tempo libero e dello sport, a quelli da noi meno usuali della vita quotidiana, la bici migliore per andare in ufficio e girare in città per fare la spesa, portare a scuola e riprendere i bambini, o quella &#8220;da carico&#8221; per gestire i trasporti nei centri storici ecc&#8230;<br />
E&#8217; pensando a questo che col mio amico Marco Barulli (che ho conosciuto per Clipperz.com, vedi sopra) ho intanto avviato un sito, <a title="ciclo urbano" href="http://www.ciclourbano.it/">Ciclourbano.it</a>, per cominciare a osservare il fenomeno. Un sito che &#8211; chissà &#8211; magari un giorno diventerà un&#8217;impresa&#8230;<br />
<strong>Ci puoi elencare po&#8217; di cose di getto su cosa hai imparato facendo la tue startup?</strong></p>
<p>Non sono bravo nel compilare decaloghi. So che sono di moda e attirano molto, ma non ci riesco, mi dispiace <img src='http://startupblognetwork.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Simplicissimus Book Farm in cifre</strong></p>
<p><strong>Data di ideazione</strong>: 2004-2005</p>
<p><strong>Data di lancio</strong>: 2006</p>
<p><strong>Soci</strong>:  80% fondatore e privati investitori; 20% Giunti Editore</p>
<p><strong>Visite al sito</strong>:</p>
<p>80mila su<a href="http://simplicissimus.it/" target="_blank">simplicissimus.it</a>,</p>
<p>140mila su <a href="http://ultimabooks.it/" target="_blank">ultimabooks.it</a>,</p>
<p>70mila su <a href="http://sbfnarcissus.com/" target="_blank">sbfnarcissus.com</a>,</p>
<p>quindi complessivamente <strong>290mila unici</strong>.</p>
<p>A questi andrebbero aggiunti gli utenti delle <strong>app iOS</strong> (ultima kiosk e altre).</p>
<p><strong>Dove è ubicata</strong>: Sede legale e ufficio commerciale a Milano; sede operativa a Loreto (AN)</p>
<p><strong>Dipendenti</strong>: 13</p>
<p><strong>Fatturati</strong>: Ecco quelli relativi alla &#8220;fase 2&#8243; della startup (nella fase 1 abbiamo venduto hardware per finanziare gli investimenti sulla programmazione e costruzione dei servizi, che abbiamo cominciato a vendere nella fase 2, la &#8220;vera&#8221; startup, a partire dal 2009):</p>
<p><strong>2009:</strong> 80mila euro;</p>
<p><strong>2010:</strong> 400mila euro;</p>
<p><strong>2011:</strong> 900mila euro.</p>
<p><strong>Stimati 2012:</strong> 2,5 milioni euro.</p>


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		<title>Gianluca Dettori Intervistato da MarketingTube</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 07:51:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Gianluca dettori]]></category>
		<category><![CDATA[INNOVAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[MarketingTube]]></category>

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<p>Cosa è MarketingTube<br />
MARKETINGTUBE.TV (<a href="http://www.marketingtube.tv">www.marketingtube.tv</a> ) è una piattaforma online di condivisione di<br />
riflessioni intorno ai temi del marketing e dell’innovazione. È un progetto culturale ideato,<br />
promosso e supportato da Jakala Group*, dedicato a imprenditori, manager, professionisti e<br />
studenti<br />
I contributi proposti hanno la forma di brevi (5’) video interviste ad autorevoli esponenti dello<br />
scenario imprenditoriale, manageriale, accademico italiano e internazionale. Tra gli altri:<br />
- Diego Visconti: Chairman Worldwide di Accenture<br />
- Giglio del Borgo: ex AD AMEX<br />
- Michele de Lucchi: architetto e designer<br />
- Riccardo Lorenzini e Giampiero Vigorelli: i ben noti pubblicitari<br />
- Luca Rossetto: AD di UPIM<br />
- Alessandro Rosi: AD di Parmacotto<br />
- Sergio Rossi: VP ING Direct<br />
- Luca dal Fabbro: AD E-ON<br />
- Paolo Prota Giurleo: ex AD di Autogrill ora Pres. di Jakala Group<br />
- Francois de Brabant: AD di Between<br />
- Giovanni Ferrario: Dir. Gen Italcementi<br />
..piu&#8217; altri già in agenda.<br />
Il progetto, oggi affidato ad Alberto Bregani, nasce dalla collaborazione con un gruppo di<br />
studenti della Bocconi di Milano, ideato da Alessandro Mattiacci, responsabile sviluppo<br />
strategico di Jakala Group e sviluppato con la consulenza scientifica di Antonella Carù,<br />
Professore straordinario Economia e Gestione delle imprese Università Bocconi, Alberto<br />
Mattiacci, Prof. Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese Università La Sapienza di<br />
Roma.<br />
Nell’ottica di valorizzare il portato culturale dell’iniziativa marketingtube è già partner del MUMM<br />
(Master Universitario di Marketing Management della Sapienza) e sono allo studio accordi con<br />
altre università, centri di alta formazione e case editrici.</p>
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		<title>Intraprendere Blog Network intervista Tara Kelly e Francesco Sullo, fondatori di PassPack</title>
		<link>http://startupblognetwork.it/2009/05/intraprendere-blog-network-intervista-tara-kelly-e-francesco-sullo-fondatori-di-passpack/</link>
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		<pubDate>Mon, 04 May 2009 10:04:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Sullo]]></category>
		<category><![CDATA[gestire la password]]></category>
		<category><![CDATA[gestire le password]]></category>
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		<category><![CDATA[spese di help-desk]]></category>
		<category><![CDATA[Tara Kelly]]></category>

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		<description><![CDATA[Qual&#8217;è stato il processo che vi ha portato a maturare l&#8217;idea di Passpack? FRANCESCO: Tara ed io lavoravamo da web designer freelance. Quando fai questo lavoro hai a che fare con tanti clienti. E per ognuno di questi devi gestire tanti servizi. Il che significa una marea di utenze e password. Capita spesso che qualcuno [...]


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<p><strong></strong></p>
<p><strong>Qual&#8217;è stato il processo che vi ha portato a maturare l&#8217;idea di Passpack? </strong></p>
<p><strong>FRANCESCO</strong>: Tara ed io lavoravamo da web designer freelance. Quando fai questo lavoro hai a che fare con tanti clienti. E per ognuno di questi devi gestire tanti servizi. Il che significa una marea di utenze e <strong>password</strong>. Capita spesso che qualcuno ti chiama e devi recuperare al volo le credenziali di accesso ai suoi servizi. Infatti, è capitato così nel marzo 2003 mentre Tara ed io eravammo in viaggio a New York. Fu allora che pensai che se ci fosse stato un <strong>password manager accessibile online</strong>, sarebbe stato tutto più facile.</p>
<p>Feci una ricerca e non ce n&#8217;erano. Così pensai che potevo farmelo da solo. Ma era difficile fidarsi del provider. Ci voleva una tecnologia che mi mettesse al riparo da rischi. Si parlava di password, mica niente.</p>
<p>Fu solo nel 2006 che mi venne l&#8217;idea di come fare. Così ne parlai prima con Tara. Poi con altri amici. La cosa che mi stupì fu che dopo il primo momento di scetticismo tutti mi dissero che se però lo facevo, loro lo avrebbero utilizzato, se glielo avessi permesso. Mi resi conto che c&#8217;era una richiesta per quel tipo di prodotto. Da lì a pensare di lanciarlo come servizio la strada fu breve.</p>
<p>Solo dopo scoprii che qualcuno aveva dato un nome all&#8217;approccio che avevo immaginato e che quel nome era Host-proof Hosting.</p>
<p><strong>Secondo voi quali saranno i fattori che faranno esplodere la vostra idea?</strong></p>
<p>FRANCESCO: Io sono convinto che lo <strong>sharing dei dati</strong> (introdotto con Passpack 7) sarà la chiave di volta che ci farà fare il salto di qualità.</p>
<p>TARA: Sì, senza alcun dubbio le features per i work group. Stiamo lavorando per questo momento da molto tempo.</p>
<p> </p>
<p><strong>Su quali killer application state puntando?</strong></p>
<p>FRANCESCO: immagina di essere il responsabile IT di una piccola azienda. Immagina di condividere con ogni dipendente le password che questi utilizzano per accedere ai diversi servizi. Immagina che se scade una password tu la puoi cambiare e l&#8217;altro neanche ha bisogno di saperlo. L&#8217;altro va sul sito, clicca il suo bottone e fa l&#8217;autologin. Pensa al risparmio di tempo e di <strong>spese di help-desk</strong> (e spesso l&#8217;help-desk sei tu!) per resettare tutte le password perse. Pensa al guadagno in fatto di sicurezza.</p>
<p>TARA: Con il prossimo rilascio, ciò sarà possibile con <a href="http://www.passpack.com ">Passpack</a>. E&#8217; un bisogno che hanno tutte le PMI a livello globale. Ci sono 25 milioni di PMI solo negli USA, e ciascuna deve gestire 100 e più password – fa come minimo 25 miliardi di password che ora come ora, non sono gestite. Passpack va a coprire questo vuoto nel mercato.</p>
<p><strong>Questa domanda è doverosa per tutte le startup, quali finanziamenti di partenza e quali risorse sono arrivate in seguito alla messa on line del progetto?</strong></p>
<p>FRANCESCO: Passpack vide la luce il 12 dicembre del 2006. L&#8217;innovazione attira la curiosità della blogosfera ed avemmo subito visibilità. Continuammo a sviluppare e comunicare per circa sei mesi. Poi capimmo che <a href="http://www.passpack.com ">Passpack </a>stava crescendo troppo velocemente per le nostre finanze e dovevamo trovare qualcuno che ci desse una mano. Abbiamo cercato sia in Italia, che a Londra e negli USA.</p>
<p>TARA: Se non hai mai sentito parlare di<strong> venture capital</strong> e devi cercarne, non sai veramente da dove partire. Così ci mettemmo a studiare, inserirci nel network e <strong>stendere il business pl</strong>an. Il <strong>fundraising </strong>di per se è dispendioso di tempo e denaro. Così, prima di arrivare al nostro round ufficiale con gli angels, abbiamo prima fatto una piccola raccolta fondi fra amici e colleghi. Questo è il famigerato “<strong>Friends and family round</strong>”. A maggio 2008 abbiamo finalmente chiuso il “seed round” con <strong>Zernike Meta Ventures</strong> e vari membri di <strong>Italian Angels for Growth</strong>.</p>
<p> </p>
<p><strong>Ci raccontate delle vostre esperienze o contatti con Business Angels e Venture Capital?</strong></p>
<p>TARA: Ci vogliono contatti. Fortunatamente, se i contatti non li hai, li puoi creare. E&#8217; il famoso <strong>networking</strong> – vai ad eventi, ti iscrivi ad un gruppo online, e poi (questo sembra per gli italiani un passo spaventoso) devi parlare della tua idea a tutti quelli che incontri. I network si creano solo con la condivisione, non con il protezionismo.</p>
<p>L&#8217;investitore non è contro di te, non è un ostacolo che devi superare. Non c&#8217;è da lamentarsi che non ti capiscono. Se sarai aperto con loro, ti daranno un<strong> feedback</strong> preziosissimo. E&#8217; nel loro interesse farlo. Fa parte del buon kharma che uno si deve creare all&#8217;interno di un network.</p>
<p> </p>
<p><strong>La vostra idea ha i numeri giusti per puntare ai mercati internazionali? Lo state già facendo? E con quali risultati?</strong></p>
<p>TARA: Si è iscritto qualche giorno fa il sessantamillesimo utente. Ma su Internet è una goccia. Dimostra tuttavia che un mercato esiste e che con opportune mosse di marketing puoi certamente scalare e raggiungere i numeri che i grandi venture vogliono sentire.</p>
<p>Per essere internazionale, <strong>Passpack </strong>lo è di natura: è online ed è in inglese. Circa la metà dei nostri utenti sono del Nord America, e l&#8217;altra metà sparsa per il mondo. Adesso che abbiamo gettato le basi e la tecnologia è quasi completa, possiamo concentrarci sull&#8217;espansione.</p>
<p> </p>
<p><strong>Cosa è stato cambiato in fase di realizzazione, se è successo, rispetto al vostro business plan originale?</strong></p>
<p>TARA: Il nostro Business Plan voleva come target il mondo consumer/prosumer/micro azienda. Ma ora, con un&#8217;anno di dati alla mano, è chiaro che bisogna spostare le lancette verso aziende, anche un poco più grandi, riducendo l&#8217;attenzione al <strong>mondo consumer</strong>. I consumer spendono poco e non vogliono <strong>gestire le password</strong>, vogliono ignorarle – esigenza ben diversa.</p>
<p>FRANCESCO: E&#8217; una battuta nota nella Valley che il business plan il giorno dopo l&#8217;investimento si butta dalla finestra. Poi in base alla risposta del mercato, se ne fa un altro. E&#8217; una linea guida, non un contratto a vita. Essere troppo rigidi è dannoso per l&#8217;azienda.</p>
<p>Faccio un&#8217;esempio. Nel nostro caso, abbiamo previsto una certa crescita, con relativo aumento di personale. Beh, la crescita era minore dell&#8217;atteso (proprio per il posizionamento sul mercato troppo consumer che diceva Tara). Ma invece di rallentare anche la crescita delle sedi e dello staff, ci siamo lasciati sopraffare da una forte spinta al rispetto del piano. E&#8217; stato un errore, e abbiamo bruciato risorse inutilmente. Però, dagli errori si impara.</p>
<p><strong>Voi fate concretamente rete con altre startup? Quali difficoltà ci sono a fare questo? Cosa si potrebbe migliorare?</strong></p>
<p>FRANCESCO: La blogosfera italiana parla continuamente di<strong> social networks</strong> e cose del genere, ma poi nei fatti viviamo in un ambiente chiuso, dove collaborare è veramente difficile. E&#8217; molto più facile stringere accordi e alleanze con aziende e servizi stranieri.</p>
<p>L&#8217;anno scorso siamo stati selezionati per il WebWare 100. Su 300 startup finaliste, ce n&#8217;erano solo 21 europee e fra queste Passpack era l&#8217;unica italiana. La giuria, per capirci, ci ha messo insieme a Amazon S3 o Yahoo Briefcase. Ne eravamo felicissimi. Ma i vincitori li decide il voto online. E lì ci servivano i numeri. I giapponesi, così come i francesi e gli indiani hanno fatto blocco intorno alla loro <strong>startup finalista</strong>. In Italia ci hanno ignorato quasi tutti. Senza capire che se noi avessimo vinto, l&#8217;Italia avrebbe guadagnato credibilità e anche altri avrebbero raccolto qualcosa. Non parlo di giornali, che quelli si sa che stanno sempre a lamentare il fatto che in Italia non si crea ma poi quando crei qualcosa non gliene frega nulla, parlo di blog, di altre startup, di gente che dice di voler creare ecosistemi nuovi.</p>
<p>TARA: E&#8217; vero, la blogosfera Italiana tende ad ignorarci. Non proprio del tutto, ma non abbiamo certo una forte presenza. Il fatto è che le password non sono sexy, tutto qui. Tuttavia, cerco di contribuire al discorso “facciamo <strong>startup in Italia</strong>”. Scrivo di tanto in tanto degli articoli, e volentieri do una mano a neo imprenditori che mi chiedono consiglio.</p>
<p>Credo comunque che il rapporto più stretto con un&#8217;altra startup che abbiamo sia quello con <strong>Fhoster</strong>. Condividiamo un&#8217;ufficio a Roma. Quel rapporto ci tiene su il morale, scambiamo informazioni sui VC, gli Angel, i mercati&#8230; impariamo l&#8217;uno dall&#8217;altro. Si capisce come un raggruppamento di migliaia di startup come in Silicon Valley abbia una potenza di crescita pazzesca – la vicinanza fisica non è da sottovalutare.</p>
<p><strong>In quali luoghi (fiere, eventi, barcamp o altro) siete riusciti a comunicare e a stringere maggiori sinergie per la vostra idea?</strong></p>
<p>TARA: Al primo bar camp a cui ho participato ho incontrato delle donne che sono poi diventate le famose “Girl Geek”. Tutt&#8217;oggi quei contatti mi aprono delle porte, e cerco di aprirne per loro a mia volta. Dall&#8217;incontro con Bruce Perens sono nate delle relazioni molto apprezzate. Nei vari Barcamp, ho incontrato persone che sono poi diventate nostri fornitori. Contatti provenienti da un evento alla Luiss tempo addietro hanno dato luogo al nostro primo investimento. E più recentemente abbiamo participato come finalisti a <strong>Mind the Bridge</strong> da cui sono nate nuove sinergie con le altre startup finaliste. Tutto dipende, secondo me, da quanto uno è predisposto a “<strong>fare network</strong>”. Devi dare per ricevere.</p>
<p><strong>Quale realtà di successo avreste voluto ideare voi?</strong></p>
<p>FRANCESCO: Nel 1994 ero direttore editoriale dell&#8217;allora Diemme Editori, adesso Master Editrice. Trovavo inutilizzabili i vari Lycos, Altavista, Hotbot&#8230; Parlandone con l&#8217;editore gli dissi che secondo me ci voleva un motore che tenesse conto del valore dei risultati. Lui mi guardo e mi chiese: “già, e come si fa?” Io gli risposi: “be&#8217;, se ti linkano in altri posti vuol dire che qualcosa vali: perché non facciamo un bel motore che da un voto ad ogni sito?” Lui si fece una risata ironica e chiudemmo la conversazione. Non dico che saremmo riusciti a fare Google, ma l&#8217;idea di fondo era la stessa di Page e Brin. Magari se mi fossi trovato da un&#8217;altra parte, chissà.</p>
<p>TARA: Ah, questo mi è nuovo [ride]. Francesco è l&#8217;idea man. Io mi diverto a portare quelle sue idee al mondo. Per ora è Passpack, ma potrebbe essere mille cose che si inventa ogni giorno.</p>
<p><strong>Avete dei suggerimenti per i nostri lettori riguardo a settori fertili da voi intravisti? Settori dove oggi si possono costruire buone realtà imprenditoriali?</strong></p>
<p>FRANCESCO: Be&#8217;, dappertutto c&#8217;è di che fare. Prendi <strong>Twitter</strong> e guarda quanta roba c&#8217;è intorno. E quanta continua a venirne fuori. Basta usare i servizi attivamente e quando pensi che ti ci vorrebbe una cosa che faccia questa certa cosa qui, hai trovato il bisogno da soddisfare. E puoi partire.</p>
<p>Se invece non vuoi inventare molto, allora puoi sempre “importare”. Hai presente <strong>Splinder</strong>? Ha preso l&#8217;idea di Blogger e l&#8217;ha tradotta in italiano. Io credo che questo funzioni sempre. Se stai con le orecchie aperte e appena vedi qualcosa di nuovo ne fai una versione in italiano, prima che l&#8217;originale arrivi ad essere tradotto, ti sei ritagliato la tua nicchia di mercato. Questo perché gli italiani soffrono l&#8217;inglese.</p>
<p>Da parte mia, se dovessi ripartire adesso con un nuovo progetto, punterei a creare il successore del successore di <strong>Second Life</strong>.</p>
<p>TARA: Secondo me <strong>crowdsourcing</strong> più <strong>social networking</strong> fanno l&#8217;artificial intelligence in fase embrionale. La <strong>formazione dei trend</strong> (i <strong>meme</strong>) nei social media somiglia notevolmente alla formazione del pensiero umano dove ciascun neurone/persona è un nodo autonomo, riceve un input, e a sua volta spara un impulso in n direzioni. Il tutto accade secono criteri noti solo al singolo neurone/persona, criteri che possono sembrare casuali, ma che hanno un senso preciso e formano dei pattern replicabili – in un caso tale pattern sono chiamati trend, nell&#8217;altro caso: pensieri. Possiamo sfruttare queste reti per una specie di calcolo neuronale vivente? Sarebbe bello lavorarci.</p>
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		<title>Intraprendere Blog Network intervista Davide Orlando sulla sua startup Togunà Interactive</title>
		<link>http://startupblognetwork.it/2009/04/intraprendere-blog-network-intervista-davide-orlando-sulla-sua-startup-toguna-interactive/</link>
		<comments>http://startupblognetwork.it/2009/04/intraprendere-blog-network-intervista-davide-orlando-sulla-sua-startup-toguna-interactive/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2009 20:47:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[guida interattiva]]></category>
		<category><![CDATA[guida musei]]></category>
		<category><![CDATA[i-muse]]></category>
		<category><![CDATA[startup]]></category>
		<category><![CDATA[Toguna Interactive]]></category>

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		<description><![CDATA[  Ci descrivi l&#8217;idea sulla quale hai basato la tua Startup? L&#8217;idea di partenza credo rispecchi la definizione tipica, ma forse non così scontata, di innovazione: applicare una tecnologia già esistente in un contesto nuovo. Nel nostro caso si tratta di utilizzare i dispositivi mobili di ultima generazione per poter interagire con i contenuti multimediali [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="i-muse" src="http://percorsi.smau.it/ezimagecatalogue/catalogue/variations/518-800x600.jpg" alt="" width="461" height="349" /></p>
<p> </p>
<p><strong>Ci descrivi l&#8217;idea sulla quale hai basato la tua Startup?</strong></p>
<p>L&#8217;idea di partenza credo rispecchi la definizione tipica, ma forse non così scontata, di innovazione: applicare una tecnologia già esistente in un contesto nuovo.</p>
<p>Nel nostro caso si tratta di utilizzare i dispositivi mobili di ultima generazione per poter interagire con i contenuti multimediali preparati ad esempio per una mostra d&#8217;arte. In sostanza una videoguida, l&#8217;evoluzione della classica audioguida.</p>
<p> </p>
<p><strong>Descrivici cosa fa oggi la tua azienda, cosa propone e a quale target si rivolge.</strong></p>
<p>Abbiamo realizzato la piattaforma i-muse, un software che funge da videoguida ovunque ci sia una storia da raccontare relativa ad un oggetto o ambiente: musei, gallerie d&#8217;arte, parchi archeologici, naturalistici, botanici o centri storici.</p>
<p> </p>
<p><strong>Come hai costruito il tuo team e da quali competenze è composto?</strong></p>
<p>Dato che l&#8217;avventura imprenditoriale è partita dall&#8217;idea di un sistema di videoguida, ho coinvolto persone che avessero competenze specifiche e complementari.</p>
<p>Oltre a me, che mi occupo dello sviluppo del software, il team è composto da Luca Fadigati per tutto ciò che riguarda la grafica, Guido Panini per le attività di marketing, Paolo Sinigaglia e Samantha Vanossi per la realizzazione dei contenuti multimediali.</p>
<p>Un proverbio africano che si adatta molto bene al nostro caso recita: “se vuoi viaggiare veloce, viaggia da solo. Ma se vuoi andare lontano, viaggia in compagnia.”</p>
<p> </p>
<p><strong>Quali cose hanno funzionato bene nel tuo modello di business e quali meno? Ci sono stati dei cambiamenti in corso?</strong></p>
<p>A meno di non possedere una “killer application”, penso che l&#8217;adattamento alle esigenze del mercato debba essere costante. Nel nostro caso col tempo abbiamo cercato di rendere il modello di business più flessibile: da un lato abbiamo le competenze interne per poter offrire i-muse con un servizio chiavi in mano fornendo hardware, software e contenuti; dall&#8217;altro possiamo concedere in licenza il solo software in modo tale che sia il licenziatario a fornire il servizio ai suoi clienti.</p>
<p><img class="alignnone" title="davide orlando" src="http://www.windowsmobileitaly.com/images/stories/articoli/interviste/Toguna-01_Davide_Orlando.jpg" alt="" width="450" height="334" /></p>
<p><strong>Davide Orlando</strong></p>
<p> </p>
<p><strong>Una cosa che mi sono sempre chiesto è questa: ma si riesce davvero a fare rete fra le startup e con altre aziende in rete? O si sviluppano dei meccanismi di competizione?</strong></p>
<p>Dipende sempre dalle persone con cui si ha a che fare, ma in genere trovo sia difficile fare rete tra startup dato che ognuna è, o ritiene di esserlo, talmente impegnata nella propria attività da considerare dispendioso fare progetti con altre realtà in partenza. Si pensa sia meglio lavorare subito per clienti importanti, il che non è certo sbagliato, ma così facendo si sottovaluta il potenziale delle collaborazioni con altre startup, che operano magari nella stessa città. In questo senso un fattore di coesione e coordinazione può venire senz&#8217;altro dallo staff senior più in gamba degli incubatori d’impresa.</p>
<p><strong>Pensi che il tuo progetto abbia abbastanza sostanza per competere sui mercati internazionali? Quali sono i tuoi maggiori concorrenti oggi?</strong></p>
<p>L&#8217;idea di partenza era di creare una videoguida che fosse competitiva nei confronti della concorrenza sia nel nostro Paese che all&#8217;estero. I maggiori produttori di audioguide hanno fatto o stanno facendo sistemi che includono il video, ma da quanto abbiamo visto finora nessuna soluzione utilizza un approccio alla visita interattivo come il nostro: usare i-muse è un po’ come giocare a un videogioco, fermo restando che l&#8217;attenzione del visitatore deve rimanere sull&#8217;oggetto esposto, non sullo schermo. Usabilità, interattività, format dei contenuti ed efficienza dell&#8217;applicazione sono i punti di forza che contraddistinguono i-muse e che speriamo di mantenere con l&#8217;innovazione continua.</p>
<p> </p>
<p><strong>Ci parli delle tue risorse di partenza? Sono entrati degli investitori? Parlaci dei contatti avuti con Business Angels e Venture Capital.</strong></p>
<p>Siamo partiti grazie al Premio Speciale della Camera di Commercio di Como alla Start Cup Milano-Lombardia nel 2006 che ci ha garantito l&#8217;incubazione presso la sede di Como del Politecnico di Milano. Abbiamo proseguito con le nostre risorse insieme ad altri bandi e concorsi sia regionali che nazionali a supporto delle nuove imprese innovative. Parallelamente abbiamo sviluppato la nostra tecnologia, acquisito i primi clienti, e da poco abbiamo cominciato a relazionarci col capitale di rischio, finora con risultati troppo frammentari per poter arrivare a delle conclusioni.</p>
<p> </p>
<p><strong>Errori che hai commesso nella prima fase della tua startup.</strong></p>
<p>Da un punto di vista di organizzazione interna, più che un errore un male necessario: lavorare a distanza, coi membri del team impegnati nelle proprie attività quotidiane. E&#8217; un fattore che fa mancare quello spirito di gruppo che si crea solamente quando si lavora fianco a fianco e incrementa il rischio di incomprensioni, specialmente quando si utilizza principalmente la posta elettronica per le comunicazioni interne. Avere un lavoro fisso e fare startup non sono attività che si sposano bene.</p>
<p>Inoltre, il non sviluppare fin da subito la parte commerciale è un qualcosa che cercherei di non ripetere.</p>
<p> </p>
<p><strong>Quali altre startup guardi con ammirazione e un pizzico di invidia (bonaria) per le potenzialità che ci intravedi?</strong></p>
<p>Senz&#8217;altro quelle in cui ci sono persone che stimo. Skebby di Davide Marrone, che è riuscito ad attrarre l&#8217;attenzione di due business angels italiani, e Waymedia di Francesco Baschieri che è cresciuta da sola fino all&#8217;internazionalizzazione. Ce ne sono altre, tutte con qualcosa da cui imparare, soprattutto tra quelle incubate all&#8217;Acceleratore d&#8217;Impresa del Politecnico di Milano, ma in queste due sento la figura dell&#8217;imprenditore molto affine alla mia.</p>
<p><strong>Ipotesi: vendi ad un grosso marchio la tua azienda. In quale settore lanci la tua prossima startup? Lancia delle buone dritte per i nostri lettori.</strong></p>
<p>Magari per altri mercati di riferimento, come la moda o la ristorazione, ma sempre focalizzato sul software per dispositivi mobili. Il mobile è uno dei pochi settori in continua crescita anche in tempo di crisi e dove servono competenze molto specifiche per realizzare applicazioni veramente usabili.</p>
<p><a href="http://www.i-muse.info"><strong>www.i-muse.info</strong></a></p>


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		<title>Intraprendere Blog Network intervista Chiara De Caro ideatrice della startup Pickwicki</title>
		<link>http://startupblognetwork.it/2009/03/intervista-chiara-de-caro-pickwicki/</link>
		<comments>http://startupblognetwork.it/2009/03/intervista-chiara-de-caro-pickwicki/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 09:37:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[startup]]></category>
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		<description><![CDATA[  Da dove arriva Chiara De Caro e qual&#8217;è la molla che le fa scattare l&#8217;idea di Pickwicki? Velocemente: sono cresciuta tra l’Italia e gli USA, dove mio padre lavorava. Mi sono laureata in scienze economiche e statistiche all&#8217;università Bocconi. Ho lavorato a un progetto di innovazione tecnologica delle PMI in Vietnam, con le Nazioni [...]


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<p><strong><img class="alignnone" title="chiara de caro" src="http://reserved07.timeandmind.net/www.contesti.eu/download/Foto/Staff/Chiara_de_Caro_2.jpg" alt="" width="323" height="604" /></strong></p>
<p> </p>
<p><strong>Da dove arriva Chiara De Caro e qual&#8217;è la molla che le fa scattare l&#8217;idea di Pickwicki?</strong></p>
<p>Velocemente: sono cresciuta tra l’Italia e gli USA, dove mio padre lavorava. Mi sono laureata in scienze economiche e statistiche all&#8217;università Bocconi. Ho lavorato a un progetto di innovazione tecnologica delle PMI in Vietnam, con le Nazioni Unite (UNIDO – sede di Hanoi), ho collaborato e collaboro tutt’ora a progetti internazionali di ricerca con riferimento alla comunicazione scientifica a supporto del Ministero dell’Ambiente e di istituti di ricerca italiani.<br />
<a href="http://www.pickwicki.com">Pickwicki </a>prende spunto da un’iniziativa amatoriale di una piccola associazione culturale maceratese, un sito statico in cui era possibile creare delle liste dei desideri su libri e musica: una semplice registrazione e un semplice elenco di informazioni. Da qui, l’idea di creare una community 2.0, basata sull’interazione degli utenti, sulla condivisione di una passione, quella per la lettura.</p>
<p><strong>Descrivi in breve la tua startup Pickwicki, cosa la differenzia da Anobii o da altre realtà simili presenti in rete.</strong></p>
<p><a href="http://www.pickwicki.com">Pickwicki </a>è un social network dedicato ai lettori, alle librerie indipendenti e agli editori. Online gli utenti hanno la possibilità di parlare dei propri libri preferiti, di lasciare commenti e recensioni, di conoscere persone con gusti simili e di confrontarsi, di reperire informazioni e scoprire le librerie del network, con cui possono interagire. Da poco, possono inserire anche dei video. Dall’altro lato librerie e editori vengono messi in contatto diretto con i lettori in una dimensione, quella della Rete, a loro non molto familiare.<br />
L’idea era quella di riuscire a creare un forte legame tra i lettori che, come sappiamo, utilizzano Internet per reperire informazioni prima dell’acquisto e le librerie indipendenti che stanno oggi vivendo un momento di profonda crisi (vuoi le catene, la grande distribuzione, gli accordi per la distribuzione, etc).<br />
Lo scopo di pickwicki è sempre stato avvicinare due mondi solo apparentemente lontani, quello di Internet e dei libri. E al contempo offrire alle librerie e agli editori una serie di servizi.<br />
La principale caratteristica dunque della community è il forte legame con la dimensione reale.</p>
<p><strong>Nel tuo progetto di business plan da dove Pickwicki doveva tirar fuori i ricavi. Ora , a quasi un anno dal lancio e dopo aver toccato con mano il mercato (e le sue difficoltà reali), da quale parte pensi che Pickwicki tirerà fuori il proprio business?</strong></p>
<p>Il modello di business iniziale si basava sulla pubblicità, sui servizi alle librerie e agli editori e sulla prenotazione e vendita con consegna dei libri attraverso il network di librerie.<br />
A distanza di un anno ovviamente abbiamo dovuto aggiustare il tiro!<br />
I servizi offerti alle librerie, nonostante siano stati disegnati e costruiti con l’aiuto di alcune importanti realtà del settore, e la vendita attraverso il network sono venuti meno.<br />
La maggior parte delle librerie indipendenti italiane è molto lontana dalla Rete: Internet viene spesso interpretata come un nemico e le potenzialità del web partecipativo non vengono comprese. Vuoi da un lato un gap generazionale sensibile vuoi dall’altro la mancanza di informazioni: a volte, noi che lavoriamo in questo mondo, non ci accorgiamo di quante poche persone in realtà conoscano veramente il Web!<br />
Oggi volgiamo lo sguardo altrove. Sicuramente alla vendita online. E stiamo anche vagliando delle possibili affiliazioni con importanti realtà del settore.</p>
<p><img class="alignnone" title="pickwicki" src="http://2.bp.blogspot.com/_Rxi28lP03AU/SUN5zidWdfI/AAAAAAAAAPM/kUnKQW3Fqtw/s400/pickwicki.jpg" alt="" width="279" height="109" /><br />
<strong>E&#8217; difficile in Italia creare una community?Dai dei consigli per creare una community vasta e partecipativa.</strong></p>
<p>Se il prodotto offerto (la community) risponde a un desiderio, un bisogno dell’utente allora non è difficile creare una community vasta e partecipativa.<br />
È però ridicolo sperare in un coinvolgimento à la facebook!</p>
<p><strong>Quali sono i grandi problemi che affossano i libri e la lettura in Italia?</strong><br />
Non parlerei di affossamento in senso stretto: i dati parlano di volumi di vendita sostanzialmente stabili negli ultimi anni. Però è vero che sono cambiate (e molto) le abitudini dei lettori: ci si aspetta di trovare libri in punti vendita che fino a pochi anni fa sarebbero stati considerati insoliti: le edicole, i centri commerciali, i supermercati. È vero che in Italia si legge mediamente poco, ma ci sono nicchie che leggono sempre di più. Direi che, se di problema si può parlare, il problema è la gestione del cambiamento delle abitudini dei lettori: il mercato editoriale non sempre ha saputo adeguarsi. Ma mi sembra che ci siano anche molti segnali positivi.</p>
<p><strong>Scoglio della pubblicità on line. Raccolta autonoma? Adsense di Google? Concessionaria esterna?</strong></p>
<p>Adsense, da subito. Raccolta autonoma in una prima fase e concessionaria esterna immediatamente dopo.</p>
<p><strong>Se ti dico venture capital e business angels cosa ti viene in mente? Raccontaci gioie e dolori dei tuoi incontri con i finanziatori.</strong></p>
<p>In questo anno di attività non ho mai cercato VC e BA, nonostante abbia avuto svariati incontri sia con gli uni che con gli altri. Pickwicki non è la tipologia di attività che può destare l’attenzione di un VC. Per i BA il discorso è differente: un business angel può aiutarti a superare alcune difficoltà, non esclusivamente economiche. E nel caso di una start-up, questo aiuto è estremamente prezioso.</p>
<p><strong>Partecipazioni alle fiere tradizionali o incontri nei Barcamp? In quali luoghi è possibile, secondo te, creare partnership concrete e vere occasioni di business?</strong></p>
<p>Fiere, barcamp, meeting, pranzi, cene, incontri con gli amici… ogni occasione può portare a delle partnership!</p>
<p><strong>La startup che avresti voluto lanciare, esempi in Italia e all&#8217;estero.</strong></p>
<p>In Italia, <a href="http://www.2spaghi.it">due spaghi</a>. Senza ombra di dubbio! E poi ho una passione smodata per <a href="http://www.flickr.com">flickr</a>!</p>
<p><strong>Se dovessi lanciare un’altra startup in quali settore ti piacerebbe entrare e quali insegnamenti ti ha dato Pickwicki?</strong></p>
<p><strong></strong><br />
Rimarrei sicuramente nel web. Pickwicki è stata e tutt’ora è una importante esperienza. La definisco spesso la mia palestra! Ho imparato tantissimo, soprattutto dai miei errori. Ho imparato che si può sbagliare, che è normale, naturale e sano. Ma che ripetere gli stessi errori è la cosa peggiore che si possa fare!</p>
<p> </p>
<p><a href="http://www.pickwicki.com"><strong>www.pickwicki.com</strong></a></p>
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		<title>Abbiamo incontrato Roberto Chibbaro ideatore di Unimagazine e ora a capo di una azienda che sta sviluppando in rete diversi e interessanti progetti di comunicazione</title>
		<link>http://startupblognetwork.it/2009/02/abbiamo-incontrato-roberto-chibbaro-ideatore-di-unimagazine-e-ora-a-capo-di-una-azienda-che-sta-sviluppando-in-rete-diversi-e-interessanti-progetti-di-comunicazione/</link>
		<comments>http://startupblognetwork.it/2009/02/abbiamo-incontrato-roberto-chibbaro-ideatore-di-unimagazine-e-ora-a-capo-di-una-azienda-che-sta-sviluppando-in-rete-diversi-e-interessanti-progetti-di-comunicazione/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2009 12:33:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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		<category><![CDATA[catania]]></category>
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		<category><![CDATA[roberto chibbaro]]></category>
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		<description><![CDATA[Roberto, ci riassumi in poche righe il percorso formativo che ti ha portato a realizzare la tua azienda, UMG Media Group? Ciao, beh ho un percorso molto complesso. Da una laurea in legge, e conseguente ingresso nel mondo dell&#8217;avvocatura ho capito che dovevo subito passare ad un altro settore. Ho da sempre la passione per [...]


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<p><strong></strong></p>
<p><strong><img class="alignnone" title="roberto chibbaro" src="http://s.ma.tt/files/2008/05/mat_7263-840x558.jpg" alt="" width="461" height="322" /></strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong>Roberto, ci riassumi in poche righe il percorso formativo che ti ha portato a realizzare la tua azienda, UMG Media Group?</strong></p>
<p><strong></strong><br />
Ciao, beh ho un percorso molto complesso. Da una laurea in legge, e conseguente ingresso nel mondo dell&#8217;avvocatura ho capito che dovevo subito passare ad un altro settore. Ho da sempre la passione per i nuovi media e la rete, e cosi ho sempre curato il mio sito, oggi cresciuto fino a diventare quello che è, telelavorato per Google nel mezzo, realizzato un documentario su New York nel mentre&#8230;come vedi molte esperienze tutte diverse tra loro. Alla fine <a href="http://www.unimagazine.it/">Unimagazine</a> era un canto delle sirene costante..ed irresistibile, ed eccomi qui.</p>
<p> </p>
<p><strong>Cosa fai oggi in UMG Media Group?        </strong></p>
<p>Ufficialmente sono l&#8217;amministratore delegato, ma come insegno ad ogni nuovo membro del mio team, si deve fare tutto ciò che serve&#8230;in generale mi occupo di supervisionare tutto lo staff, e di dare una direzione nelle scelte di evoluzione del sito, e dell&#8217;azienda. In un&#8217;impresa internet si è sempre ad un bivio, basta sbagliare svolta due volte per essere fuori dal mercato..</p>
<p><img class="alignnone" title="Unimagazine" src="http://www.cataniacommercio2007.it/UNIMAGAZINE.jpg" alt="" width="207" height="171" /><br />
<strong>Ti tieni abbastanza lontano dai barcamp e in generale dal giro<br />
classico dei guru-blog. E&#8217; una mia impressione? Che tipo di approccio hai per far conoscere il tuo progetto alla blogosfera e alla rete in generale?        </strong></p>
<p><strong> </strong>No, in realtà sono stato per anni un appassionato frequentatore dei barcamp, nei quali ho conosciuto amici che mi hanno davvero insegnato molto sulla rete. Il fenomeno dei guru blogger è in realtà secondo me un falso mito, anzi, molti di loro sono splendide persone pronte a dare una mano senza nulla chiedere in cambio&#8230;e sai quanto ciò sia raro oggi. Quindi oltre a girare le mie iniziative a loro, mi affido ai comunicato che redigiamo, e all&#8217;impatto che hanno sul pubblico: parto dall&#8217;idea che se non reinventiamo la ruota, ma creiamo qualcosa di davvero valido non avrò bisogno di &#8220;segnalazioni&#8221;, la rete si accorgerà di me lo stesso.</p>
<p> <br />
<strong>Te la senti di dirci qualche impressione sui tuoi competitor? Ce li<br />
vuoi elencare dandoci una tua valutazione?   </strong></p>
<p>Certo. Credo che in Italia, ma corregetemi se sbaglio, ormai sia rimasto un solo competitor da superare, cioè il gruppo di <a href="http://www.studenti.it">Studenti.it</a>. Devo dirti che li trovo davvero bravi e competenti, e in questi anni hanno realizzato un buon prodotto consolidandosi bene sul mercato. Credo però che abbiano rallentato il ritmo negli ultimi tempi, dedicando forse meno energie all&#8217;innovazione, e piu al lato aziendale/commerciale. Questo, unitamente ai nostri nuovi prodotti come <a href="http://www.votailprof.it">Votailprof</a>, ci ha permesso di erodere nel tempo quote prima di loro esclusiva pertinenza. Nel breve futuro ovviamente spero in un sorpasso, ma il mercato ritengo sia abbastanza grande per accoglierci tutti. Ecco, se dovessi proprio fare una previsione credo che ci sarà un duopolio molto solido già da quest&#8217;anno.<br />
 <br />
<strong>Tu ti trovi in qualche modo a rincorrere questa realtà già consolidata nel mercato. Quali pensi possano essere i tuoi punti di forza per diventare il primo player in Italia e poi (ti auguriamo) in Europa?</strong></p>
<p>Sostanzialmente la nostra forza si basa su pochi concetti: innovazione come puoi vedere dall&#8217;invenzione di Votailprof (siamo stati i primi in Italia, seguiti poi da altri), qualità e quantità dei contenuti come cerchiamo di dimostrare con i nostri articoli e blog, e apertura agli studenti con i forum che curiamo per tutta Italia. Credo, che unito al modello aziendale molto snello, e alla catena di comando cortissima, ci sia tutto lo spazio per una concquista del mercato italiano. Per adesso partiamo da li, poi si vedrà&#8230;</p>
<p><img class="alignnone" title="vota il prof" src="http://img515.imageshack.us/img515/7209/lomj0.jpg" alt="" width="277" height="103" /><br />
 <strong>Il cuore dell&#8217;azienda rimarrà sempre a Catania? State pensando magari ad avere una sede a Roma o Milano?      </strong></p>
<p>Anche se il cuore del business è Milano e il cuore dell&#8217;informazione Roma, Catania è e rimarrà la sede principale. Credo che sia fondamentale dare un segnale chiaro, preciso e concordante a chiunque voglia intraprendere un viaggio analogo al nostro&#8230;<br />
 <br />
<strong>Punti di forza e di debolezza sulla costruzione di una realtà come la vostra in Sicilia.</strong></p>
<p><strong></strong><br />
Nulla in particolare, in fondo il nostro business è su internet, e la rete annulla le distanze. Certo, a volte, essere a Roma o Milano aiuta, i mercati sono lì.</p>
<p><strong>Le tue considerazioni sulla pubblicità on line. Le tue esperienze<br />
dirette di vendita e rapporti con le concessionarie.    </strong></p>
<p>La nuova frontiera è certo questa. Non lo dico io, lo dicono univocamente tutti i principali editori al mondo, ovviamente con mille distinguo e variazioni sul tema. Personalmente credo che la situazione italiana sia particolare e senza una solida esperienza, anche nel proporre innovazione e nuove forme di adv non si possa puntare in alto. Fortunatamente in giro, oltre a diverse pessime realtà, ne trovo di validissime che guardano al settore con occhi di innovazione, crescita, sviluppo, senza farsi frenare dalle &#8220;peculiarità&#8221;, o distorsioni se preferite, del nostro mercato.<br />
 </p>
<p><strong>Venture Capital e Business Angels, ne sei entrato in contatto in<br />
questi anni? Cosa ne pensi?          </strong></p>
<p>Si, ne ho conosciuti molti, ma per quanto abbia incontrato persone dalle straordinarie competenze e capacità, nessuno mi aveva mai convinto in maniera integrale. Fino al mio incontro con il progetto di <a href="http://moltomedia.it/">Moltomedia/RTI</a><br />
 <br />
<strong>Il tuo incontro con Mediaset. Com&#8217; è avvenuto e quali benefici porterà.</strong></p>
<p><strong><br />
</strong> Ho per caso letto un comunicato che ci hanno inviato per chiederci di pubblicarlo. Ho visto subito le potenzialità, il progetto, i giusti intenti dall&#8217;altro lato. Poi, dopo la reciproca conoscenza credo sia stato un colpo di fulmine. Attualmente abbiamo un accordo per una partnership strategica e commerciale, che porterà credo benefici reciproci, d&#8217;altronde se fai incontrare innovazione, competenza, idee, passione il mix non può che essere positivo.<br />
 </p>
<p><strong>Principali step di UMG nei prossimi tre anni         </strong></p>
<p>Credo che il consolidamento sul mercato italiano sia assolutamente la base di partenza. Contemporaneamente rilasciare un nuovo prodotto che possa farci guardare ad altri mercati. Non ho preferenze specifiche, ma confesso che inizio a guardare al mercato americano&#8230;</p>
<p> </p>
<p><strong>Dei consigli a chi sta pensando di lanciare una idea imprenditoriale in rete.</strong><br />
Credeteci, siate pronti a sudare sangue, sudore e lacrime. Pazientate, e poi di nuovo credeteci. E ancora. E di nuovo. Nulla arriva senza sacrificio, pazienza, forza.</p>
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		<title>Intraprendere Network intervista Davide Marrone, ideatore di Skebby</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Feb 2009 13:09:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[applicazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Ciao Davide, ci racconti in poche righe in cosa consiste Skebby e perchè un utente consumer o business dovrebbe utilizzarlo? Skebby è il primo e più utilizzato programma per cellulare in Italia che permette di inviare sms gratis dal telefonino via Internet. Per capire cos’è, basta pensare a “Skype per gli SMS”. Il prezzo degli [...]


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<p><strong></strong></p>
<p><strong>Ciao Davide, ci racconti in poche righe in cosa consiste Skebby e perchè un utente consumer o business dovrebbe utilizzarlo?</strong></p>
<p><a href="http://www.skebby.it/">Skebby</a> è il primo e più utilizzato programma per cellulare in Italia che permette di inviare sms gratis dal telefonino via Internet. Per capire cos’è, basta pensare a “Skype per gli SMS”.</p>
<p>Il prezzo degli SMS, si sa, è astronomico e ingiustificato, sorretto esclusivamente da un cartello tra gli operatori per estrarre extra profitti alle spalle dei consumatori. Spedire SMS in Italia costa all’utente mediamente 10-15 centesimi (fino a 50 centesimi per gli sms estero/in roaming), ed è fino a 225 volte più costoso di quanto l’utente non pagherebbe per inviare la stessa quantità di dati dalla terra sullo spazio!! E pensare che il costo effettivo per gli operatori è inferiore ad 1 millesimo di centesimo per sms, e questo solo se l’SMS è indirizzato su un numero di un altro operatore, altrimenti costa ancora meno.</p>
<p>Per questo ho ideato Skebby: per consentire agli utenti di inviare SMS gratis via Internet verso chiunque, sfruttando gli sms gratis disponibili sui siti degli operatori e, da oggi, sfruttando Skebby su Skebby con gli amici. Oppure, acquistando una ricarica Skebby Easy, si possono inviare SMS spendendo pochissimo verso tutti e senza limiti, sia in Italia che all&#8217;estero.</p>
<p>Insomma un solo programma sul cellulare e tanti modi per risparmiare sulla bolletta.</p>
<p> </p>
<p><strong>Ci racconti in breve la nascita dell&#8217;idea, come è scattata la molla?</strong></p>
<p>L’idea è nata per caso nelle aule dell’università statale di Milano, dove si rifletteva tra studenti squattrinati su quanto costasse messaggiarsi tra amici. E così, piano piano, è partito il progetto, dapprima quasi un puro passatempo con il servizio Raxle che si è poi tradotto in un vero e proprio progetto imprenditoriale con Skebby.</p>
<p> </p>
<p><strong>Quali sono stati i tempi di realizzazione dell&#8217;impresa vera e propria?</strong></p>
<p>E’ un’idea a cui sto lavorando da 3 anni: all&#8217;inizio, spinto dalle mie conoscenze di informatica, avevo deciso di dedicarmi a questa scommessa nelle ore libere dallo studio universitario ma poi, pian piano, è diventata sempre più un&#8217;attività a tempo pieno, alla quale oggi dedico tutto il mio impegno e la mia passione (e forse qualcosa di più).</p>
<p>Tutto è partito molto lentamente, fino a quando ho deciso di provare a &#8220;competere&#8221; davvero sul mercato. Così, sostenuto dal Politecnico di Milano e dalla Camera di Commercio di Como, ho fondato la mia Srl, che si chiama Mobile Solution un ringraziamento speciale devo farlo anche ai miei genitori che mi hanno sempre sostenuto nell&#8217;iniziativa.</p>
<p>Grazie a questo passo ho potuto conoscere <a href="http://blog.quintarelli.it/">Stefano Quintarelli</a>, fondatore di I.NET, e <a href="http://luigiorsicarbone.it/">Luigi Orsi Carbone</a>, fondatore di ePlanet (oggi Retelit), due pionieri di Internet e delle telecom liberalizzate in Italia, che hanno creduto in me, investito nel progetto ma soprattutto mi stanno aiutando a svilupparlo e farlo crescere rapidamente. Così, oltre ai nuovi capitali che hanno consentito lo sviluppo di nuovi servizi (che stiamo lanciando proprio in questi giorni) e l’allargamento della community, Skebby può beneficiare dell’esperienza manageriale e di indirizzo di due imprenditori capaci e affidabili.</p>
<p> </p>
<p><strong>Qual&#8217;è il concetto che rende vincente la tua applicazione?</strong></p>
<p>Skebby è basata su una soluzione tecnologica di tipo client-server che consente, sfruttando la connessione a Internet del telefonino (ormai diffusa e usata per lo più per lo scambio di email e la navigazione), di offrire SMS gratis via Internet. L&#8217;applicazione permette di inviare SMS passando su un server intermedio (quello di Skebby) senza mai transitare sulle reti GSM.</p>
<p>In particolare Skebby funziona in due modalità principali:</p>
<p>La prima prevede che chi invia e chi riceve abbia il client Skebby installato sul cellulare. In questo caso l’SMS viaggia su Internet al solo costo di connessione fino al server Skebby, e da qui a destinazione senza mai transitare sulla rete gsm dell’operatore. (freeSMS skebby in).</p>
<p>La seconda modalità è quella in cui chi invia l’sms ha il client Skebby installato sul cellulare, mentre chi riceve l’sms non ce l’ha.</p>
<p>In questo caso, l’SMS viaggia su Internet al solo costo di connessione fino al server di Skebby, per poi essere da questa indirizzato:</p>
<p>-verso i server dei siti siti degli operatori, e da qui a destinazione via rete gsm (freeSMS siti).</p>
<p>-verso i gateway degli operatori italiani o esteri dinamicamente più convenienti, e da qui a destinazione via rete gsm (easySMS basic e premium)</p>
<p>Infine, con skebby, si possono inviare sms direttamente via SIM del cellulare (freeSMS sim) senza quindi connettersi ad Internet e accedere al server Skebby questo è fatto per sfruttare le funzionalità dell&#8217;applicazione e mandare gli sms che a volte sono disponibili dalla SIM.</p>
<p><a href="http://s576.photobucket.com/albums/ss201/facesworldproject/?action=view&amp;current=sms-gratis.gif" target="_blank"><img src="http://i576.photobucket.com/albums/ss201/facesworldproject/sms-gratis.gif" border="0" alt="Photobucket" /></a></p>
<p><strong>Ma come si fa a usare Skebby?</strong></p>
<p>Basta scaricare gratuitamente il software dal sito <a href="http://www.skebby.it">www.skebby.it</a> oppure, da un amico che l’ha già installato, farsi passare via sms/bluetooth il link per scaricarlo. Si può configurare in pochi istanti (c&#8217;è la configurazione automatica, che ti guida passo-passo), e il gioco è fatto.</p>
<p>Skebby funziona su tutte le reti su quasi tutti i telefonini, senza dover cambiare operatore mobile, numero di cellulare o la propria SIM. E senza dover fare un nessun nuovo contratto.<br />
Sul web è anche presente un forum molto frequentato, dove è possibile chiedere l’aiuto e l’assistenza degli utenti più esperti: è un sistema veloce e efficiente, e puoi fare anche amicizia.</p>
<p> </p>
<p><strong>Non hai paura che la tua creatura tecnologica venga soffocata dalle molte applicazioni che nascono ogni giorno in rete?</strong></p>
<p>E’ una possibilità. Ma la competizione da noi di Skebby viene vista come uno stimolo a fare sempre meglio e cercare di stare sempre un passo avanti agli altri. Infatti dobbiamo ancora lanciare un sacco di novità sulle quali abbiamo lavorato giorno e notte, ma non stiamo con le mani in mano: già stiamo cercando di immaginare cosa sarà Skebby tra 2/3 anni. Chi si ferma, si sa, è perduto!</p>
<p> </p>
<p><strong>Che rapporto hai con la blogosfera? Partecipi ai Barcamp? Li trovi<br />
interessanti o ti sembrano ambienti un po&#8217; chiusi ed autoreferenziali?</strong></p>
<p>Mi piacerebbe avere rapporti più stretti e frequenti, ma al momento ho davvero poco tempo da dedicare. Ho seguito da vicino le iniziative di <a href="http://1generation.net/">1 Generation Network </a>e <a href="http://www.mindthebridge.org/">Mind the Bridge</a>, perché li ritengo network professionali ed aperti al cambiamento che presto (e finalmente!) arriveranno anche in Italia.</p>
<p>Ma vorrei recuperare un po’ del rapporto con il mondo del blog: Skebby nasce dal basso, è una iniziativa seria e pulita, ma stranamente i blogger inizialmente ci hanno sparato sopra. Forse non ho dedicato sufficiente tempo per spiegare che cos’è Skebby e da dove viene, ma soprattutto dove vuole arrivare!</p>
<p> </p>
<p><strong>In quali canali, media e business, stai cercando di entrare? Quali sono le difficoltà?</strong></p>
<p>Voglio portare Skebby fuori dal web, sulla strada, nelle scuole. Solo in Italia ci sono milioni di ragazzi che hanno un telefonino con cui ormai fanno tutto, ma che non frequentano molto il web (magari a casa non hanno ancora la banda larga). Ecco, la scommessa è far sì che anche un ragazzo che non è mai andato su Internet possa usare Skebby. E’ una grande sfida, che potremo vincere solo con l’aiuto dei nostri giovani utenti e con chi gravita vicino ai media. Purtroppo non ci possiamo permettere di fare pubblicità quindi, anche qui, dobbiamo far ricorso alla fantasia….e qualche idea innovativa l’abbiamo già.</p>
<p> </p>
<p><strong>Se tu dovessi ricreare una startup in quale settore saresti attratto? O hai già una idea che ti cova in testa?</strong></p>
<p>Internet e la sicurezza informatica sono i campi dove ho le mie maggiori competenze…. ma sto riflettendo anche su come applicare questo know how all’energia: le nuove reti saranno sempre più distribuite, sw/client controlled, bottom up. Credo che nei prossimi 5-15 anni assisteremo nell’energia a qualcosa di molto simile a quello che avvenuto nelle telecomunicazioni con l’avvento di Internet, e mi piacerebbe prenderne parte. E’ una grande sfida! In gioco c’è un grande cambiamento e la possibilità di contribuire a rivoluzionare in meglio il pianeta e le condizioni di vita di centinaia di milioni di uomini. Ma, piedi per terra, il presente ha solo un nome: Skebby.</p>
<p> </p>
<p><strong>Quali iniziative imprenditoriali, startup o idee in rete segui con<br />
ammirazione?</strong></p>
<p>Lavorando all&#8217;interno di un incubatore ho avuto modo di conoscere diverse start-up, quelle che seguo con interesse sono: Khamsa, una società presente all&#8217;interno del nostro stesso edificio, che si occupa di sicurezza nelle comunicazioni, Passpack un&#8217;altra società che si occupa di sicurezza, in particolare della gestione delle password e seguo anche Togunà Interactive, società che si occupa principalmente di guide su palmare per visitatori di musei ed eventi d&#8217;arte</p>
<p> </p>
<p><strong>Tre consigli secchi che ti senti di dare a chi ha una idea da realizzare in rete.</strong></p>
<p>Sogna e pensa in grande, ma sii pronto al duro lavoro ed a guardare fino all’ultimo dettaglio: l’idea è il 5% di un progetto, il restante 95% è l’esecuzione.</p>
<p>Non c’è niente di più bello ed entusiasmante che vedere una tua idea trasformarsi in realtà.</p>
<p><a href="http://www.skebby.it">www.skebby.it</a></p>
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		<pubDate>Wed, 11 Feb 2009 09:51:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Idee]]></category>
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		<category><![CDATA[social networking]]></category>

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		<description><![CDATA[La creatività non riguarda solo la specificità artistica, si estende verso il sociale e le nuove forme d&#8217;impresa. E&#8217; su questo campo che è sorto il Progetto Kublai, per creare una piattaforma di social networking tesa a selezionare, sostenere e premiare dei progetti creativi interessati a lavorare sullo sviluppo del territorio. Ne parliamo con Marco [...]


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<p>La creatività non riguarda solo la specificità artistica, si estende verso il sociale e le nuove forme d&#8217;impresa. E&#8217; su questo campo che è sorto il Progetto Kublai, per creare una piattaforma di social networking tesa a selezionare, sostenere e premiare dei progetti creativi interessati a lavorare sullo sviluppo del territorio. Ne parliamo con Marco Magrassi del Ministero Sviluppo Economico, ambito in cui è stato promosso Kublai. Vengono presentati i cinque progetti finalisti e su &#8220;Critical City&#8221;, il vincitore, una mappa interattiva tesa a sollecitare azioni urbane ludico-partecipative, si focalizza l&#8217;attenzione. </p>
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		<title>Intervista di Intruders.tv a Luca Mascaro per il per il progetto Dixero</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jan 2009 18:24:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervista di Intruders.tv a Luca Mascaro per il per il progetto Dixero Condividi su del.icio.us Diggalo! Condividi su Facebook Manda email con Gmail Aggiungilo a Google Bookmarks Condividi su OkNotizie Invia questa pagina a Print Friendly Tweetalo! Related posts:Startup: il punto di vista di Luca Lani Mini intervista a Luca Lani, storico fondatore di Studenti.it [...]


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<p>Intervista di <a href="http://it.intruders.tv/">Intruders.tv</a> a <a href="http://www.lucamascaro.info/blog">Luca Mascaro </a>per il per il progetto Dixero</p>
<p><script type="text/javascript"><!--
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