September 21, 2017

Sportilia: intervista a Nicola Biffi

 

Abbiamo incontrato Nicola Biffi e gli abbiamo chiesto di parlarci della sua startup: Sportila.com.

 

Ci riassumi in poche righe chi sei e il tuo percorso professionale prima del lancio della tua startup Sportilia?

Mi chiamo Nicola Biffi, laureato all’EMIT (Economics and Management of Innovation and Technology) in Bocconi, chitarrista, maestro di sci ma soprattutto grande sostenitore delle nuove tecnologie e della loro capacità di migliorare il nostro stile di vita. Attualmente CEO di uSport, la società che sviluppa ogni giorno il progetto Sportilia.

 

Cosa è e quale problema risolve la tua startup?

Sportilia migliora la propria esperienza sportiva grazie a Sportilia.com

La community Sportilia.com permette di trovare le partite in zona, di organizzarne di nuove e di creare un vero e proprio profilo sportivo personale. La possibilità di partecipare a classifiche, di votare gli altri giocatori, ma soprattutto di assegnare awards e commenti rende l’esperienza ancora più social e divertente. Per ora è un social network dedicato al calcio, in futuro è previsto di accogliere anche gli appassionati di altri sport.

Sportilia REC è un sistema di video recording real time su supporto USB direttamente installato a bordo campo che permette di soddisfare diverse necessità: da quelle più tecniche degli allenatori come il raccogliere materiale video per l’analisi tattica della propria squadra, a quelle più narcisistiche di poter postare sul proprio profilo Facebook l’azione in cui si segna in rovesciata.

 

Qual è il modello di business di Sportilia?

Il nostro cliente è il centro sportivo. La vendita dei sistemi Sportilia REC è il primo canale di revenues, segue la vendita di gestionali (chiamati Sportilia MANAGER) che permettono di semplificare e migliorare la gestione del centro e di ogni genere di competizione (dal piccolo torneo di 8 squadre al campionato nazionale, come nel caso della serie bwin cup, di cui siamo partner tecnici)

Chi sono i tuoi competitor e cosa ha in più la tua soluzione per poter competere nel settore?

Sportilia REC non ha competitor diretti, mentre di community dedicate al calcio ce ne sono molte, soprattutto in Italia. Credo che i più di 39 mila giocatori iscritti ci preferiscano ad altri siti per diversi fattori: dalla presenza degli awards e dei grafici “PES style”, alle classifiche più approfondite di ogni altro, ma soprattutto per la possibilità di avere sconti esclusivi in numerosi centri sportivi che gestiscono con noi le loro disponibilità.

 

in quale settore si muove Sportilia e quali occasioni ritieni ci siano da cogliere?

Lavoriamo nel settore dello sport, ed in particolare in quello dell’impiantistica sportiva. Si tratta di un mercato molto particolare: dal lato della domanda (chi pratica sport) c’è una grande attenzione alle nuove tecnologie e al web, basti considerare l’altissimo numero di blog e forum sportivi, mentre dalla parte dell’offerta i gestori dei centri sportivi sono solitamente poco attenti all’innovazione, in particolare connessa ad internet. Questo gap crea innumerevoli possibilità di business: una community che permetta ai giocatori di organizzare partite, un software per migliorare la gestione ed un sistema di telecamere installate direttamente sui campi sono le idee che abbiamo sviluppato noi, ma ce ne sono sicuramente molte altre.

 

 

 

Chi sono i tuoi soci in questa impresa? 

Durante i miei studi mi han sempre detto che è più importante avere un team di primissimo livello e una buona idea piuttosto che avere tra le mani un progetto rivoluzionario sviluppato da collaboratori mediocri. Son pienamente d’accordo: lavoro ogni giorno con persone competenti e motivate che han permesso a Sportilia di raccogliere in questi pochi mesi importanti risultati. Ve li presento molto volentieri uno ad uno:

Stefano Baccianella: dall’alto del suo dottorato di ricerca e la sua laurea in informatica all’università di Pisa guida il reparto tecnico con grande dedizione.

Gianpaolo Di Nino: Sportilia Manager è nato e cresciuto grazie ai suoi codici, i complimenti che ci riservano i gestori dei centri sportivi vanno attribuiti tutti a lui.

Lorenzo Marcon: segue lo sviluppo di Sportilia.com. Il suo lavoro è ogni giorno sotto gli occhi di migliaia di giocatori, non si può permettere il minimo errore, ma fortunatamente la sua attenzione ai dettagli ci fa dormire sonni tranquilli
Davide Ortona: se dovessi dare un nome alla community, la chiamerei Davide. Conosce tutti quanti, organizza insieme ai giocatori partite, tornei e addirittura campionati.
Paola Piatti: è la nostra immagine. Se Sportilia.com ogni giorno diventa sempre più bello ed usabile e solo e soltanto merito suo.
Marco Rossi: ama excel. È difficile da concepire ma il mondo è bello perché è vario. Da lui passano i Marketing plan, i modelli su cui si basa il nostro business model e tutta la comunicazione.
Alessandro Tortorici: il migliore amico di tutti i gestori dei centri sportivi. È lui l’anima commerciale di Sportilia.

 

Quali risorse ti sono servite per far partire il progetto?

Il più grande investimento è stato sicuramente il decidere di lavorare per un anno full time gratuitamente sul progetto. Condividere il mio appartamento per poter lavorare tutti insieme prima di poter permetterci un ufficio ha permesso di ridurre i costi all’osso, tanto da farci bastare il conferimento iniziale per poter arrivare al primo fund raising con l’ingresso di importanti Business Angels

 

Di quali risorse avresti bisogno per portare a regime Sportilia?

Secondo quanto previsto dal nostro Business Plan potrebbero bastare 200k per poter eliminare ogni problema di liquidità. Ci sono comunque valori scalabili, quali marketing e personale, che permetterebbero una crescita più rapida e un rischio operativo dell’iniziativa ridotto in caso di investimenti più importanti.

 

 

 

A quali Angel o Venture Capital ti sei rivolto e con quali risultati?

Dopo il mio pitch al Working Capital di Roma nel 2010 (in cui presentavo DoveGiocare.it, uno dei “padri” di Sportilia) ho ricevuto diverse chiamate ed email da Angel e VC. Ho dialogato con molti di loro, molti interessati al progetto e mi son seduto a discutere riguardo ai term sheet con una dozzina tra Angels e VC. Mi son sempre fermato durante la stesura dei diritti di veto che volevano imporci e l’inserimento di ulteriori clausole “tutte italiane” (nel senso che dei documenti standard internazionali raramente si vedevano). Infine ho trovato un pool di Angel di primissimo livello (Partner McKinsey, Director PwC, AD Cerved, AD ESCP) che, oltre alla liquidità necessaria, hanno apportato competenza, capacità, network fondamentali per la nostra attività.

 

Da qui a 3 anni cosa potrebbe diventare la tua startup e che numeri e fatturati potrebbe sviluppare.

Le variabili in gioco sono innumerevoli, ma da buon CEO ho creato un business plan a 3 anni che continuamente aggiorno. Il fatturato previsto sarà di 1,7 milioni di euro con una community che avrà superato 500.000 iscritti. Saremo presenti su più sport e avremo ormai internazionalizzato da un anno. Fra tre anni vedremo insieme quanto ci sono andato vicino.

 

Indicaci le tue fonti di informazione sul mondo delle startup e dell’impresa in modo da condividerle con i lettori.

La maggior parte delle informazioni le raccolgo dal mio network personale. Mi piace comunque partecipare a gruppi facebook dedicati (Italian Startup Scene tra gli altri) o leggere news e interviste su siti come startupper.it e www.startupblognetwork.it.

 

Startup italiane sulle quali investiresti oggi o che segui con sana invidia

Ce ne sono molte che propongono progetti molto interessanti. Te ne voglio citare due: Tiwi, che con Beautiful Lab sono ormai di casa a Sky e Xplored, che è stata tra le prime a capire quanto possa essere importante l’advertising legato alle app mobile ludiche. Sia Nicola di Tiwi che Davide di Xplored li conosco personalmente e so quanto si divertono a portare avanti il loro lavoro. Credo che questo sia fantastico.

 

Settori (oltre al tuo) da tenere in considerazione in futuro e dove ti piacerebbe muoverti per una eventuale tua prossima startup

Mi divertirebbe cimentarmi nella ricerca di forme nuove ed originali di advertising. Siamo arrivati alla saturazione: siamo bombardati di messaggi pubblicitari in ogni momento della giornata. Ora la sfida è capire come differenziarsi, come colpire l’attenzione del cliente senza essere invasivo.

 

Elenca un po’ di cose di getto su cosa hai imparato facendo la tua startup e che vuoi condividere con i lettori

 

Ci sarebbero infiniti consigli da dare raccolti dalla mia esperienza e dai miei errori, mi limiterò a quelli che reputo i tre principali, già sentiti, ma proprio per questo da tenere sempre a mente:

1) Focalizzatevi sulle unfulfilled need, non innamoratevi del proprio progetto ma cercate sempre e comunque di capire cosa vuole realmente il mercato.

2) Quando vi lanciate in un progetto, create un team che copra le principali competenze. L’outsourcing può essere un’opportunità se gestita da qualcuno interno al team competente sul tema, altrimenti i problemi saranno dietro l’angolo.

3) Condividete la vostra idea con più gente possibile, discuterne vi permetterà di capire quanto è realmente sostenibile il vostro progetto e come si può affinare. Non credete che la gente sia pronta a rubarvi l’idea, pure geniale che sia, e se proprio non vi fidate, esistono gli nda.

Simplicissimus Book Farm: intervista ad Antonio Tombolini

 

Ho conosciuto Antonio Tombolini più di 10 anni fa durante la realizzazione di Internet si Ricomincia, un libro di interviste alle startup che rinascevano dopo la bolla di internet del 2001. La sua startup, Esperya.com, era (dalle sue parole) “una bottega online di cose buone da mangiare e da bere, difficili da trovare“. Poi nella società entrò il Gruppo L’Espresso e da lì un lento declino. Un vero peccato, chissà cosa potrebbe essere oggi Esperya…

Tombolini ci parla della sua nuova azienda Simplicissimus Book Farm, lanciata oramai da diversi anni, che opera nel settore dell’editoria digitale e ci dice la sua su questo promettente settore.

 

 

Ciao Antonio, per i pochi che bazzicano il web e non ti conoscono, ci riassumi in poche righe chi sei e il tuo percorso professionale prima del lancio di Simplicissimus Book Farm?

Mi chiamo Antonio Tombolini e ho quasi 52 anni. Dirigente d’azienda fino al 1997, anno in cui mi sono innamorato di internet e ho avviato la mia prima startup: Esperya.com, una bottega online di cose buone da mangiare e da bere, difficili da trovare. Ho ceduto l’azienda a Kataweb (Gruppo L’Espresso) nel 2002, che a quel che ne so l’ha poi ceduta (sostanzialmente portandola ahimé alla chiusura) ad un gruppo della grande distribuzione alimentare. Nel 2004 ho iniziato a interessarmi della transizione al digitale dell’editoria, che non era ancora avvenuta, ma visto quello che era successo alla musica e stava succedendo al cinema mi sembrava logico dovesse accadere. Così nel 2006 ho fondato Simplicissimus Book Farm, di cui sono ora amministratore delegato.

 

Cosa fa Simplicissimus Book Farm?

L’editoria, in tutti i suoi segmenti (alcuni prima altri dopo, ma il fenomeno interessa tutti i segmenti dell’editoria) sta iniziando a vivere la travagliata e inevitabile fase del passaggio dalla carta al digitale. Tutti i mestieri dell’editoria vanno reinterpretati e necessitano di nuovi strumenti: se vuoi fare l’autore, l’agente, l’editore, il distributore, il libraio, direi perfino “il lettore” (ovvero l’utente finale) hai bisogno di competenze e di strumenti diversi da quelli che hai usato fino ad oggi, basati sul concetto di prodotto editoriale = prodotto stampato. La nostra azienda offre a tutti gli attori della filiera, a tutti quelli che vogliono giocare un ruolo nel gioco dell’editoria digitale, le migliori competenze e i migliori strumenti di produzione, distribuzione, vendita, fruizione di contenuti digitali editoriali. Competenze e strumenti pronti e disponibili “out of the box”, pronti per l’uso, perché le chance in questo mercato nascente non resteranno lì a lungo.

 

 

Quale modello di business ha Simplicissimus Book Farm?

Pur mantenendo una certa variabilità e flessibilità in relazione ai diversi clienti e ai diversi servizi, il nostro modello di riferimento è il revenue sharing: forniamo un servizio scommettendo sul suo successo insieme al nostro cliente. Se funziona il cliente spende e guadagnamo anche noi. In questo modo abbattiamo qualsiasi barriera all’ingresso nell’editoria digitale, incoraggiando tutti a provare e sperimentare, senza troppe paure.

 

Chi sono sono oggi i vostri principali competitors?

Ci piace, visto quel che ho detto sopra, definirci “enablers”: il nostro obiettivo è fornire a tutti e a ciascuno i migliori strumenti per fare il loro mestiere. Per questo la nostra strategia competitiva (e di competitors in questo mercato ce ne sono un sacco, da quelli globali alla Amazon, Apple, Google, a quelli locali in ogni singolo paese, da noi IBS, lafeltrinelli, ecc…) è una strategia di… non competizione! “Turning competitors into customers”, questo è il nostro motto: trasformare i nostri potenziali competitors in clienti. Amazon ha bisogno di contenuti da vendere per il suo Kindle? Noi gli forniamo il 40% dei titoli italiani disponibili attraverso la nostra piattaforma STEALTH, così come facciamo con tutte le altre librerie online. Feltrinelli ha bisogno di un ebook reader con connettività che consenta a chi lo compra di comprare ebook dallo store Feltrinelli senza dover passare dal pc? Noi forniamo a Feltrinelli la soluzione integrata hardware/software per soddisfare questa esigenza. E così via. Non a caso tutti i principali attori del mercato editoriale globale e nazionale sono ormai nostri clienti o nostri fornitori, e spesso tutte e due le cose.

 

 

Ci descrivi il settore nel quale opera Simplicissimus Book Farm e le occasioni che tu ritieni ci siano da cogliere?

Il settore è quello dell’editoria, e dei suoi segmenti: la lettura da tempo libero (fiction e non-fiction, romanzi e saggistica, per semplificare); i quotidiani e le riviste; i cosiddetti “enhanced books”, i libri “arricchiti” grazie al digitale, con larga importanza assegnata a contenuti non testuali e interattivi; la scuola; la manualistica professionale; la pubblicistica aziendale… Insomma, qualsiasi cosa si sia basata sino ad oggi sulla stampa su carta si trova da un lato a dover fare i conti con la insostenibilità economica e ambientale della filiera della carta; dall’altro a dover sperimentare le opportunità che la transizione al digitale offre.

 

Chi sono i tuoi soci in questa impresa? 

Certo: oltre al sottoscritto si tratta di altre 6 “persone fisiche”, privati investitori ma soprattutto amici, dei quali due, Luca Paravicini e Marco Croella, collaborano direttamente con me nella gestione dell’impresa. Oltre ad essi, dal febbraio 2010, annoveriamo tra i soci il quinto gruppo editoriale italiano per dimensioni, Giunti Editore, che ha acquisito il 20%.

 

 

Quali risorse hai impegnato per partire in questa impresa?

Facile rispondere “tutte quelle disponibili”, sia in termini di tempo che di denaro. Non c’è alternativa a questo. Non credete a chi dice che si può avviare una startup seria, una vera azienda, come se fosse un “dopolavoro”, tenendo il piede in due scarpe. Non funzionerà. Meglio allora non partire affatto, come raccomando a molti, finché non ci si sente sufficientemente tranquilli di volerlo fare sul serio. Al di là di questo, in termini strettamente finanziari, abbiamo complessivamente raccolto 1,2 milioni di € da parte degli attuali soci a partire dal 2006, e stiamo per lanciare un nuovo financing round da 5 milioni di euro finalizzato ad un salto dimensionale e geografico per espandere la nostra offerta su scala globale.
Di quali risorse avresti bisogno per portare a regime la startup?

Un’azienda che opera in un mercato così nuovo ed esso stesso allo stato nascente non è mai propriamente a regime: si tratta di mercati in fortissima crescita, e per coglierne le opportunità occorre tenerne il passo. Questo significa che la raccolta dei fondi necessari non è un evento una tantum, ma un’attitudine permanente che l’imprenditore deve far propria nella gestione aziendale.

 


Nella crescita dell’azienda ti sei rivolto a qualche Business Angel o Venture Capital?

Finora a nessuno, tutti gli investimenti sin qui raccolti sono arrivati attraverso relazioni personali dirette. Il round di raccolta fondi che stiamo avviando, per la sua entità, forse poco si presta ad un approccio “Angel”, ed è già più adatto ad un approccio VC (anche se parliamo ancora di piccole cifre, in quell’ottica). Confesso che stiamo cercando noi stessi di farci un’idea degli interlocutori più adatti, saprò dirne di più tra qualche mese, probabilmente 🙂

 

Potresti farci una previsione di crescita da qui a 3 anni e che fatturati potrebbe sviluppare la tua azienda?

Non mi piace l’abuso dell’espressione “vogliamo diventare leader…” che sa di retorica trita e ritrita. Vogliamo che quello che sappiamo fare, e che riteniamo di fare bene come finora il mercato sta dimostrando, possa raggiungere nuovi mercati e conquistarsi nuovi clienti in misura molto significativa. Tradotto in numeri pensiamo di poter realisticamente puntare, facendo leva sui tassi di crescita del mercato e sulla internazionalizzazione della nostra offerta, ad un fatturato di 100-150 milioni di Euro entro il 2015.

 

Ci puoi indicare le tue fonti di informazione sul mondo delle startup e dell’impresa?

Darne il dettaglio mi richiederebbe troppo tempo. Si tratta soprattutto di blog di imprenditori e di investitori, la rete ne è piena e molti sono di gran valore. Per essere meno evasivo suggerirei a chi vuole di seguirmi via Twitter @tombolini, perché è da lì che condivido tutti i link che ritengo più significativi.

 


Quali sono le startup italiane sulle quali investiresti oggi o che segui con sana invidia?

Di invidia non sono capace: la vita mi ha insegnato a gioire per i successi di quelli che stimo, come e più che se fossero miei successi. Oggi investirei su Clipperz.com, un’applicazione per la gestione password che mi ha salvato la vita più di una volta, e di cui ho voluto conoscere i fondatori: Marco Barulli e Giulio Cesare Solaroli. Al di là di come l’applicazione funziona oggi (e funziona alla grande!) ho ascoltato i loro progetti di sviluppo e ne sono molto molto interessato.

 

Settori (oltre al tuo) da tenere in considerazione in futuro e dove ti piacerebbe muoverti per una eventuale tua prossima startup.

Ce ne sono due, spero che dicendoli così in pubblico non me li rubino prima che possa metterci le mani io 😉
Il primo è un mio vecchio amore: il vino. Ci sono ormai tanti produttori che vendono il loro vino online. Ma l’appassionato non vuole comprare sempre lo stesso vino, sempre dallo stesso produttore. L’appassionato è curioso, vuole provare questo e quello, vuole conoscere le storie dei produttori, dei vini, dei loro territori, vuole fare scoperte che vanno al di là delle guide ufficiali. Insomma, quello che manca è una vera enoteca online, ben fornita, ben fatta, e animata da un vero appassionato capace di fare ricerca per cantine e per produttori, e di raccontarne le storie e i prodotti come si deve. C’è una wine-community in rete che non aspetta altro. Se la cosa interessasse qualche investitore, mi mandi una mail 🙂

Il secondo settore è quello della bicicletta: ci sono ormai molti fattori, che non sto qui ad elencare, che vanno tutti nella direzione di un forte rilancio di questo veicolo antico ma allo stesso tempo formidabile e modernissimo. E in diversi settori: da quelli più scontati del tempo libero e dello sport, a quelli da noi meno usuali della vita quotidiana, la bici migliore per andare in ufficio e girare in città per fare la spesa, portare a scuola e riprendere i bambini, o quella “da carico” per gestire i trasporti nei centri storici ecc…
E’ pensando a questo che col mio amico Marco Barulli (che ho conosciuto per Clipperz.com, vedi sopra) ho intanto avviato un sito, Ciclourbano.it, per cominciare a osservare il fenomeno. Un sito che – chissà – magari un giorno diventerà un’impresa…
Ci puoi elencare po’ di cose di getto su cosa hai imparato facendo la tue startup?

Non sono bravo nel compilare decaloghi. So che sono di moda e attirano molto, ma non ci riesco, mi dispiace 🙂

 

 

Simplicissimus Book Farm in cifre

Data di ideazione: 2004-2005

Data di lancio: 2006

Soci:  80% fondatore e privati investitori; 20% Giunti Editore

Visite al sito:

80mila susimplicissimus.it,

140mila su ultimabooks.it,

70mila su sbfnarcissus.com,

quindi complessivamente 290mila unici.

A questi andrebbero aggiunti gli utenti delle app iOS (ultima kiosk e altre).

Dove è ubicata: Sede legale e ufficio commerciale a Milano; sede operativa a Loreto (AN)

Dipendenti: 13

Fatturati: Ecco quelli relativi alla “fase 2” della startup (nella fase 1 abbiamo venduto hardware per finanziare gli investimenti sulla programmazione e costruzione dei servizi, che abbiamo cominciato a vendere nella fase 2, la “vera” startup, a partire dal 2009):

2009: 80mila euro;

2010: 400mila euro;

2011: 900mila euro.

Stimati 2012: 2,5 milioni euro.

IsayBlog: intervista ad Angelo di Veroli

 

Abbiamo incontrato Angelo di Veroli, fondatore (con altri 3 soci) di ISayBlog, uno dei network di blog italiani più grandi. Ricordiamo che gli altri due competitor  sono Blogo (fondato fra gli altri da Marco Magnocavallo)  e Blogosfere (fondato da  Marco Montemagno e poi venduto al Gruppo Sole 24 Ore) finiti entrambi nella galassia Populis (il gruppo internazionale  fondato da Luca Ascani) .

Siamo partiti proprio da IsayBlog per poi cercare di spremere  Angelo su temi più ampi, per approdare poi a parlare di nuove startup. Dalle sue parole capirete che si tratta (per chi non lo conoscesse) di una persona estremamente preparata e molto determinata nei propri obiettivi. Sicuramente in futuro sentiremo parlare molto delle iniziative di questo team, alcune davvero straordinarie.

 

 

Ciao Angelo, ti potresti presentare in poche righe ai lettori che ancora non ti conoscono e dirci il tuo percorso professionale prima del lancio di ISayBlog?

Prima di fondare Isayblog provenivo dal commercio. Lavoravo
nell’azienda di famiglia che si occupava di arredamento di design. Già
da bambino amavo questa attività e sapevo che avrei studiato
Architettura. Poi, con la crisi degli anni 90, abbiamo chiuso l’attività
ed ho aperto insieme a 2 amici (uno è il fratello di un mio socio
attuale in ISayBlog) il Baja, un Cocktail Bar and Restaurant a Roma,
un locale che è stato molto alla moda per almeno 4 anni, grazie al
quale ho capito l’importanza delle public relations. Poi nel 2006 ho
chiuso e mi sono buttato su internet. Ho aperto il mio primo blog,
Geekissimo.com, a novembre del 2006 e da li ho capito subito che il
mercato era in pieno sviluppo e offriva grandi opportunità. Reclutati
i miei attuali 3 soci, a Dicembre 2007 abbiamo costituito la società e
registrato la testata editoriale. Come ogni startup che si rispetti,
anche noi siamo partiti dentro un ufficio di 20 mq in un seminterrato
dove entravamo a malapena noi quattro più un grafico e a Febbraio del 2008
abbiamo lanciato IsayBlog con 12 blog monotematici.

 

 

Qual è la mission di ISayBlog e quale problema risolve?

Noi facciamo editoria online come core business. Produciamo circa 1000
contentuti al giorno ovvero 30.000 al mese. Visto che il 70% del
traffico proviene da google attraverso le più svariate keywords che la
gente cerca, spero proprio che qualche problema riusciamo a
risolverglielo o più che altro ad accontentarli!

 

 

Qual è il modello di business di ISayBlog?

Per il momento l’advertising. Sia display che a performance. Dipende
dalle posizioni e dai vertical dei blog. Per il futuro stiamo pensando
anche a contenuti premium senza adv ma con abbonamenti usufruibili con
micropagamenti Sms. Poi stiamo facendo anche un pensierino sulla
realizzazione di eBook.

 

 

Chi sono i vostri competitor e cosa ha in più ISayBlog?

Il principale competitor rimane Blogo, acquistato recentemente da
Populis. Gli altri con tutto il rispetto stanno parecchio dietro in
termini di numeri. In confronto alla concorrenza abbiamo più vertical,
abbracciamo un ventaglio più ampio d’interessi. E inoltre siamo rapidi
e aggressivi, sempre attenti ai cambiamenti del mercato. Qualsiasi
scelta viene effettuata e messa in pratica molto velocemente.

 

 

Ci descrivi (per chi non lo conoscesse) il settore nel quale si muove ISayBlog e le occasioni che tu ritieni ci siano da cogliere oggi in quel settore?

Oltre all’editoria online abbiamo un altra dorsale che è formata dalla
divisione Web Agency. Stiamo puntando molto in questo settore in
quanto ci sta dando molte soddisfazioni. Oltre ai classici lavori di
realizzazione siti ed e-commerce ci stiamo specializzando in gestione
di corporate blog e fornitura di contenuti. Inoltre ci stiamo muovendo
sempre di più verso i social network che a mio avviso sono ancora
appetibili in Italia. Per questo abbiamo creato un nuovo portale
d’informazione, Attualissimo.it, che sfrutta al massimo la potenza di
Facebook. Nato da 4 mesi raggiunge anche picchi di 300.000 visite
uniche al giorno.

 

 

Chi sono i tuoi soci in questa impresa? Ce li presenti?

 

Alex Zarfati, 39 anni, amico d’infanzia. Imprenditore proveniente dal
settore abbigliamento. Alex è la colonna portante della divisione
editoria. Tutti i responsabili, gli area manager, i blog manager e gli
oltre 150 blogger/giornalisti che scrivono per noi passano sotto la
sua supervisione.

 

 

 

 

David di Tivoli, 35 anni, è il veterano di Internet tra di noi. Lavora
sul Web attivamente da oltre 15 anni. È stato uno dei primi in Italia
a vivere solamente di attività legate al web. David si occupa di
tecnologia e sviluppo, i programmatori, grafici e sistemisti che si
occupano di tenere su tutta l’infrastruttura dipendono da lui.

 


Beny Raccah, 41 anni, anche lui come Alex è un imprenditore provientente dal settore abbigliamento. Quasi 40enne ha deciso di rimettersi in gioco
accompagnandoci in questa avventura e prendendosi carico di tutte le
responsabilità amministrative e legali del network. È il nostro CEO,
maniaco della precisone e delle scadenze. Se tutta l’azienda va avanti
ed è sana è grazie a lui.
E poi ci sono io che mi occupo di portare i soldi in cassa. Tutto il
commerciale e rapporti con fornitori e clienti passa attraverso me.
Inoltre mi occupo anche delle PR del network.

 
Quali risorse avete impegnato per lanciare ISayblog?

Tanta costanza e determinazione. Poi il tempo e anche denaro, ma neanche
tanto in confronto al valore attuale dell’azienda.

 
Avreste bisogno di risorse per far crescere l’azienda?
Per fortuna non abbiamo bisogno di nulla. Dopo poco di più di 6 mesi
dal lancio eravamo già a break even point.

 
Vi siete rivolti a qualche Business Angel o Venture Capital?
Non ci siamo rivolti a nessuno, abbiamo fatto tutto da soli noi 4
soci, ogni fine mese mettevamo le mani in tasca e tiravamo fuori i
soldi necessari per mandare avanti tutta la struttura del network.

 

 

Da qui a 3 anni cosa potrebbe diventare la ISayBlog, che numeri e  quali fatturati potrebbe sviluppare?


Da qui a 3 anni contiamo di aumentare di almeno un 200% il traffico e
di consolidarci come leader nel nostro settore di riferimento. Come
fatturato, per scaramanzia, preferisco non parlarne.

 

Ci puoi indicare le tue fonti di informazione sul mondo delle startup e dell’impresa in modo da condividerle con i lettori?

Seguo costantemente 2 gruppi su Facebook, Italian Startup Scene e indigeni

digitali creato dall’amico Fabio Lalli con il quale stiamo progettando
di aprire dentro Isayblog un nuovo blog come vero punto di riferimento
Italiano per le startup.

Poi come blog ITALIANI seguo
www.startupper.it
http://it.startupbusiness.it

 

STRANIERI
http://thestartupfoundry.com
http://www.eu-startups.com
http://www.finsmes.com
http://startup-marketing.com
http://siliconangle.com

Ovviamente tengo costantemente sotto controllo Techcrunch e la sua
directory Crunchbase, The Next Web, Read Write Web e Mashable.
Quali sono le startup italiane sulle quali investiresti oggi o che segui con interesse.

Quella che mi piace più di tutti e sulla quale investirei è Qurami. Si
tratta di un’applicazione mobile che consente di eliminare le code
nelle strutture pubbliche come ospedali o le poste, ma ha infiniti
utilizzi a mio avviso. Pensate se anche le banche o gli studi medici
cominciassero ad implementarla. Ti prenoti e l’app ti stima il tempo
di attesa e ti avverte quando sta per essere il tuo turno. Insomma
niente più fila. Un po’ come il vecchio numeretto del supermercato ma
in versione web 3.0. Per me la tecnologia deve migliorare la qualità
della vita e Qurami è una della massima espressione di questa
definizione. Il team è nato proprio su Indigeni Digitali,  Roberto
Macina è il CEO. Poi segnalo MusicXMatch, Mopapp e il coloratissimo
Twimbow di Luca Filigheddu.

Poi segnalo una chicca in campo internazionale di cui
ancora non si è sentito parlare molto e di cui sono beta
tester. Si chiama Phonedeck e ti porta il cellulare nel desktop del
computer. Collegando il telefonino al pc ti consente di poter
rispondere o inviare sms direttamente da pc. Fantastica startup a mio
avviso, pensate alla comodità che comporta. Ecco questa è un altra app
nella quale investirei.
Settori (oltre al tuo) da tenere in considerazione in futuro e dove ti piacerebbe muoverti per una eventuale tua prossima startup.

Veramente ci stiamo già muovendo, abbiamo 3 startup in programma. La prima si occuperà di sviluppo applicazioni mobile per tutti i device, rivolte maggiormente a un mercato b2b. La seconda startup sarà fondata in Israele, che come ben saprete offre molto opportunità nel campo hi-tech, e si occuperà di tecnologia.  La terza riguarda la realizzazione di un nuovo network editoriale in un paese che ha enormi potenzialità e ampi margini di crescita.
Dove? Top Secret!

 

Ti va di elencarci e condividere con i lettori  po’ di cose di getto su cosa hai imparato facendo la tua startup ?


1. Nessuno ti regala niente, tienilo sempre in mente.
2. Cerca di essere più pratico possibile, tanti fatti poche parole.
3. Lavora tanto tanto tanto, se credi veramente nel tuo progetto molla
tutto per realizzarlo, il primo cliente della tua startup sei te.
4. Fai un business plan preciso, non lasciare nulla al caso e fai
sempre i conti in maniera pessimistica, così non hai brutte sorprese.
5. Nei momenti più duri tiene sempre in mente che se era facile
riuscire in quello che fai, probabilmente è facile anche per gli
altri. Quindi se è difficile è meglio, stringi i denti e dai tutto te
stesso. Più è difficile, più è alta la barriera all’entrata per
eventuali competitor.
6. Cerca di differenziare il rischio con almeno 2 modelli di business,
così se uno fallisce almeno non rimani per strada.
7. L’idea conta, ma conta ancora di più come la realizzi e sviluppi.
8. Se devi presentare il progetto a un venture o a un angel ricordati
che non sei in America e che i sognatori e i visionari qui in Italia
non ci sono o sono comunque rari. Quindi porta numeri e previsioni
concrete altrimenti perdi tempo.
9.Non contare sulle banche, ti danno i soldi solo se dimostri che puoi ridarglieli indietro. Quindi se hai soldi a che servono le banche? Evita di pagare interessi salati.

10.Se non trovi subito un buon finanziamento non demordere. Ma se dopo un po’ ancora non arriva comincia a chiederti se vale la pena portare avanti il tuo progetto. Se un idea è buona, finanziatori o soci li trovi subito…

11.Per concludere, non lasciarti influenzare negativamente da chi ti dice che la tua idea già esiste o che non è vincente. Quando siamo nati c’era Blogo che era leader del mercato da oltre 2 anni e tutti mi dicevano che ero un pazzo. Non ho ascoltato nessuno e a testa bassa io e miei soci siamo andati avanti. Oggi abbiamo 100 blog più di blogo e siamo in continua crescita.

 

IsayBlog in numeri


Data di ideazione: Settembre 2007

Data di lancio: 14 febbraio 2008

Soci: 4
Visite al sito: 15 milioni di visite uniche al mese

Dove è ubicata: La sede a Roma.

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